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(it) Italy, UCADI, #206 - UCRAINA: eppur si muove (il fronte) (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Tue, 12 May 2026 07:10:48 +0300
L'aggressione all'Iran da parte della coalizione Epstein ha oscurato le
notizie sulla guerra in Ucraina, che è completamente scomparsa dalle
cronache del mainstream, ma continua a mietere vittime e perciò è
opportuno un aggiornamento della situazione sul campo di battaglia.
Addirittura, anche i siti specializzati nel seguire, dal punto di vista
militare i conflitti, hanno dedicato la loro attenzione al conflitto in
Medio Oriente, sia a causa delle sue conseguenze devastanti per
l'assetto geopolitico di un'area vasta e delicata del pianeta, sia per
le ripercussioni economiche che la chiusura dello Stretto di Hormuz
comporta.
La questione ucraina torna alla ribalta, a momenti, sotto forma
dell'esaltazione dei risultati sia di una sbandierata controffensiva
ucraina, che avrebbe portato a "consistenti" riconquiste territoriali,
sia per effetto del conflitto che oppone Zelens'kyj a Orban, a causa del
sabotaggio ucraino del gasdotto-oleodotto Druzba, sia per il conseguente
veto di Orban che blocca l'erogazione all'Ucraina della donazione a
fondo perduto dei 90 miliardi di euro sottratti al welfare degli Stati
europei per continuare a finanziare la guerra, così alimentando le
ruberie e la corruzione endemica imperante nel paese.
La stampa di regime fa di tutto per esprimere il proprio giubilo per le
sue citate conquiste territoriali, dovute al contrattacco messo in atto
dall'esercito di Syrsky che coinvolge una larga fascia di territorio al
confine fra l'oblast di Zaporizzja e quello di Dnipropetrovsk, mediante
una penetrazione di circa 18 km in profondità che interessa 100-150 km²
di un'area scarsamente popolata, trasformata in territorio conteso,
ovvero con la presenza sia di russi che di ucraini.
In altre parole, il generale Sirsky, su richiesta di Zelens'kyj, ha
individuato quello che potrebbe essere definito il "ventre molle" di un
fronte di 1000 km e qui ha cercato di conseguire un rapido, quanto
effimero, successo.
I russi, da parte loro, hanno lasciato che gli ucraini si sfogassero in
quest'area, limitandosi a contenerli, per concentrare i loro sforzi e le
loro risorse nell'avanzata, inusualmente rapida per questa guerra da
Huljajpole, conquistata d'impeto, nella direzione di Orikiv e si stanno
pericolosamente avvicinando alla città di Zaporizzja, avanzando
costeggiando il Dnieper.
Su un altro segmento del fronte stanno concentrando i loro sforzi nella
trasformazione della città di Pokrovs'k in un hub strategico per
alimentare l'avanzata in direzione del confine di Dnipropetrovsk, per
dirigersi alle spalle delle città di Kramatovsk e Slovyansk. Questa
manovra avvolgente si sviluppa mentre la città di Kostiantynivka è
circondata da tre lati ed è già da mesi largamente infiltrata dagli
incursori russi che si operano nei quartieri meridionali e centrali;
questo mentre i droni, le FAB, le bombe plananti prendono di mira le
strade di approvvigionamento della guarnigione cittadina che si
indebolisce costantemente sotto i colpi delle artiglierie russe piazzate
sui salienti più alti del territorio circostante.
Ma spostandosi più a nord si rileva che le truppe russe hanno già in
parte travolto la prima linea fortificata di difesa delle città di
Kramatovsk e Slovyansk sul fronte sud est, e dopo aver superato il
canale Donesk, si sono portati a 8 km dall'obiettivo, mettendo le due
città alla portata di artiglieria, droni a fibra ottica, bombe plananti,
FAB e quant'altro e facendo perdere a queste la funzione di hub
logistico che alimenta il fronte, essendo divenute esse stesse parte del
fronte di battaglia in attesa che inizi l'infiltrazione. Le autorità
amministrative di Slovyansk hanno ordinato agli abitanti di abbandonare
la città urgentemente. Al tempo stesso i russi circondano da tre parti
la città di Lyman, ormai chiusa in una morsa e prossima all'assalto
finale, già infiltrata in alcuni suoi quartieri dalle avanguardie
dell'esercito russo.
L'unico altro punto di resistenza Ucraina che può essere individuato
riguarda la città di Kup"jans'k in gran parte ripresa dagli ucraini e
dove ora il fronte è statico, mentre i russi stanno rastrellando le
sacche di truppe ucraine presenti nel circondario ad est del fiume Oskil.
Tutto questo avviene mentre ai confini con la Russia dell'Oblast di
Kharkiv e di Sumy, l'esercito russo sta creando, su richiesta di Putin,
una fascia cuscinetto con una profondità di 20-30 km che funga da
protezione del confine.
Questa ricognizione della situazione sul fronte che non è affatto
immobile, come gli analisti occidentali sostengono, ma in lento
movimento per effetto della strategia russa finalizzata a risparmiare
più vite possibili delle proprie truppe e a condurre nel contempo una
guerra di logoramento dell'esercito ucraino in ossequio al fatto che il
miglior nemico è quello morto, ci dice da un lato che gli obiettivi che
la Russia dice di perseguire al tavolo delle trattative sono stati quasi
raggiunti sul campo: è solo questione di tempo perché vengano
definitivamente conseguiti.
Viene perciò naturale chiedersi se gli obiettivi della Russia sono
ancora quelli dichiarati nelle trattative o si avvia ad adottare un
rapido riallineamento, come emerge da ciò che avviene sul campo di
battaglia e da alcuni rumors che trapelano da Mosca, a fronte della
riluttanza ucraina a concludere le trattative.
Non vi è dubbio che la guerra in Ucraina è onerosa per la Russia e che
una parte del suo establishment che ha alla testa lo stesso Putin,
vorrebbe chiudere il conflitto, accontentandosi di conseguire alcuni
obiettivi come quelli di ciò che resterà dell'Ucraina, del suo non
ingresso nella NATO, della denazificazione del paese, di un esercito
ridimensionato a numeri compatibili con una politica di pace e di buon
vicinato, di tolleranza verso la Chiesa Ortodossa Canonica, mentre le
richieste territoriali possono essere ridimensionate alle delimitazioni
prospettate nelle trattative. Ma nell'ambito russo vi è chi opta per
soluzioni più radicali e ritiene che l'effettiva sicurezza della Russia
può essere conseguita solo a condizione di acquisire una porzione ben
maggiore di territorio che è semplificata nella carta che di seguito
pubblichiamo, ripresa dalla rivista Limes, ma resa pubblica dallo Stato
maggiore militare russo.
Come si vede, la mappa include l'oblast di Kharkiv, di Dnipropetrovsk,
l'intero oblast di Kerson, quelli di Kirivohrad, Mykolaiv e Odessa. Ciò
fa pensare che in assenza di una disponibilità dell'Ucraina ad una
soluzione negoziata alle condizioni volute dai russi, la guerra
continuerà fino a quando l'obiettivo della Russia non verrà raggiunto,
costi quel che costi. La Russia ha dimostrato di avere tutta
l'intenzione di persistere nella ricerca della soluzione sul campo di
battaglia, lAGDOve le trattative non soddisfino le sue richieste che
considera minime.
Il perseguimento di questa soluzione del conflitto comporterebbe
comunque l'emarginazione delle scelte putiniane e il prevalere
all'interno dell'establishment russo di quelle componenti integraliste
che spingono per una guerra continuata fino al perseguimento degli
obiettivi prefissi, con la motivazione che solo questa soluzione
radicale di neutralizzazione strutturale dell'Ucraina impedisce
conflitti futuri.
Sarebbe opportuno che i fanatici aspiranti alla morte di Punti, tanto
numerosi in Europa tra le attuali classi dirigenti, coloro che invocano
il suo avvelenamento, la soccombenza alle sue presunte malattie, coloro
che si augurano che egli non sopravviva al push interno e quant'altro,
farebbero bene a rivedere i loro calcoli, in considerazione del fatto
che rischiano di cadere dalla padella nella brace e ritrovarsi al
Cremlino qualcuno più intransigente.
Se c'è una lezione che, sia la crisi Ucraina che quella con l'Iran,
danno è che l'utilizzazione di "rivoluzioni arancioni" per
destabilizzare Stati che hanno la dimensione di un impero e una memoria
storica che deriva anche dalla loro collocazione geografica, dalle
risorse delle quali dispone, dalla tradizione e della loro composizione
strutturale sono inadatte a conseguire il fine. In altre parole le
teorizzazioni e i desiderata di Brezinski e dei suoi sodali ed epigoni
sulla dissoluzione della Russia e dell'Iran erano e sono sogni
irrealizzabili a causa dei fattori economici, culturali e strategici che
guidano lo sviluppo della storia e le relazioni fra gli Stati.
L'elemosiniere di Kiev
Affrontando il problema della fine della guerra, una riflessione a parte
va fatta sui problemi che derivano dalla leadership politica di Kiev. Il
ruolo da grande elemosiniere di Zelens'kyj è finito, prova ne sia, che
ogni volta che va all'estero a fare la cerca, ritorna con la bisaccia
sempre più vuota. É come quel monaco delle novelle medioevali che, dopo
aver insidiato le mogli dei contadini, viene rincorso a badilate dai
mariti. Il fatto è che le esose richieste dell'Ucraina, gravate anche
dalle creste che i suoi governanti ed oligarchi hanno fatto, e
continuano a fare sui finanziamenti ricevuti, impedisce all'Europa,
rimasta sola, di consentire al progetto folle di disarticolazione della
Russia, da attuare per mano Ucraina, di avere successo. La popolazione
del paese è ridotta al lumicino, le sue infrastrutture economiche ed
energetiche sono state disarticolate e hanno bisogno di poderosi
investimenti per permettere che in qualche modo il fronte venga
alimentato. È ormai evidente che i contractors reclutati in tutto il
mondo, tanto meno la popolazione ancora presente nel paese, non possano
fornire quella forza sufficiente a continuare la battaglia anche se,
comune abitudine del mainstream Occidentale europeo, sostenere che
comunque l'Ucraina combatterà fino all'ultimo uomo e all'ultima donna, è
un progetto cinico e criminale.
La continuazione della guerra avrà il solo effetto di consentire a
quella parte della dirigenza russa più radicale di conseguire i suoi più
ampi obiettivi, trasformando l'Ucraina in uno Stato molto più piccolo,
interno all'Europa, privo di sbocco al mare e definitivamente
ridimensionato nelle sue aspirazioni di sviluppo e benessere, e la
superstite entità statale in un aggregato infestato dal nazionalismo più
nazistoide e violento capace di contagiare l'intero continente,
spingendolo verso l'auto distruzione e impoverire drasticamente le
popolazioni, con l'obiettivo di sfruttarne frustrazione e rancore per
indurre anche loro alle guerra. È perciò interesse dei popoli europei
interrompere qualsiasi finanziamento a sostegno dello sforzo bellico
ucraino.
Gianni Cimbalo
https://www.ucadi.org/2026/03/28/ucraina-eppur-si-muove-il-fronte/
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