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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #3-26 - Un tributo commemorativo a Vsevolod Eichenbaum Volin, 28 Gennaio 2026 Redazione_web (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 7 Mar 2026 09:48:02 +0200
Le biografie di Mollie Steimer (1897-1980) e di Volin (1882-1945) si
incrociarono più volte: anarchici espulsi dalla Russia bolscevica, i due
si ritrovarono prima a Berlino e quindi a Parigi dove animarono le
iniziative solidali nei confronti degli anarchici perseguitati in
Russia, Italia, Spagna, Portogallo e Bulgaria. A differenza di Volin,
che durante la Seconda guerra mondiale scelse di rimanere in Europa,
Mollie Steimer si trasferì in Messico insieme al suo compagno Senya
Fleshin, che nei lunghi anni dell'esilio aveva rivelato un notevole
talento per la fotografia. Lì apprese la notizia della morte di Volin,
avvenuta il 18 settembre 1945 a Parigi. Per ricordare Volin scrisse
l'emozionante testo che qui di seguito viene presentato per la prima
volta tradotto in lingua italiana. Di Volin, la casa editrice Zero in
Condotta ha recentemente pubblicato una nuova traduzione italiana de La
rivoluzione sconosciuta che, secondo Steimer, è un'opera fondamentale
per (ri)scoprire il ruolo degli anarchici nella Rivoluzione russa.
C'è una qualità commovente e pura nelle vite delle grandi figure
rivoluzionarie russe, come Kropotkin, Perovskaya[Sofja L'vovna
Perovskaja, giustiziata nel 1881 per aver preso parte all'attentato che
costò la vita allo zar Alessandro II, NdT]e altri, che ispira amore e
rispetto. Il fatto stesso di rinunciare volontariamente a una vita
facile, comoda e piacevole, per affrontarne una rischiosa e difficile è
già una prova di alta qualità morale. Lasciare una tale vita agiata per
una di dura e incessante lotta e sacrificio in difesa di una concezione
più alta di giustizia è il segno di una vera personalità, di un essere
umano superiore. Vsevolod Ejchenbaum (Volin) era una persona così.
Se un simile atteggiamento non è solo apparenza o falsa
rappresentazione, ma esprime sentimenti profondi; se si affrontano le
prove più terribili per la liberazione della classe più oppressa; se si
subiscono deportazioni, tormenti e sventure senza perdere minimamente la
determinazione; se, nelle situazioni più difficili e pericolose,
l'individuo mantiene le sue convinzioni e il desiderio di continuare la
lotta; se l'oscura morsa della miseria avvolge la sua casa, i suoi sei
figli e la sua compagna che andò incontro a una triste morte, ed egli
non vacilla nella difesa dei suoi ideali, restando sempre in prima
linea, senza mai abbandonare la lotta fino a quando la morte ha fermato
il suo cuore e chiuso i suoi occhi, si può dire che questa è il sublime
nel senso più puro della parola. Questa fu la vita di Volin.
Come nascono questi individui rari? Difficile da dire. Non si possono
comprendere studiando l'essere umano comune. Vivono vite separate,
eccezionali, per le quali le passioni e i desideri della maggioranza, i
loro obiettivi, interessi e preoccupazioni sono indifferenti. Per
comprendere una persona del genere è necessario considerarla da due
punti di vista: quello intimo, ossia il punto di vista interno, e quello
esterno. Il primo ci parla della sua psicologia, della sua sensibilità,
delle sue passioni e dei suoi sentimenti; il secondo mostra la sua
risposta al mondo che lo circonda, alla scena sociale, alla sofferenza
umana, all'ingiustizia universale, alla continua sventura della classe
lavoratrice. Entrambi gli aspetti si fondono nell'individuo, creando la
personalità del combattente, del rivoluzionario. Nel caso di Volin,
c'era uno spirito indomabile, un grande impulso emotivo, un amore
profondo per l'umanità, un forte desiderio di andare oltre,
un'inesauribile prontezza a combattere. Tutto questo al servizio
dell'eterna causa simboleggiata da Prometeo nella sua lotta contro
titani e dèi in difesa della libertà dell'umanità. Questo fu il percorso
scelto volontariamente da Volin. La sua vita feconda è paragonabile a
quella dei combattenti più devoti, più puri del movimento rivoluzionario
internazionale di tutte le epoche e di tutti i Paesi.
Il background di Volin
Vsevolod Ejchenbaum Volin nacque a Voronez, Russia, nell'agosto 1882. I
genitori erano medici che conducevano una vita confortevole. Il celebre
matematico e poeta Ejchenbaum era suo nonno, e Boris Ejchenbaum, il
grande critico letterario russo, suo unico fratello. Vsevolod si diplomò
nel liceo di Voronez e si iscrisse all'Università di San Pietroburgo.
Ebbe ottimi risultati negli studi, ma con il tempo perse interesse per
la professione scelta perché non poteva aiutare il popolo russo che
soffriva. Abbandonò gli studi quando era quasi alla fine del corso per
diventare avvocato. I genitori tentarono disperatamente di fargli
cambiare idea, ma la sua decisione era irrevocabile: si separò da loro e
si unì al Partito Socialista Rivoluzionario.
Il suo più grande desiderio era quello di elevare il popolo a un livello
di vita e culturale più alto. Organizzò circoli di operai e contadini,
dedicando loro tutto il suo tempo e le sue energie. Creò biblioteche,
organizzò scuole e istituì un programma speciale di educazione per
adulti per raggiungere questo obiettivo. Una delle sue attività più
significative era la propaganda diretta e personale. Tenne centinaia di
conferenze, curò periodici, pubblicò centinaia di volantini. Quando gli
veniva detto che avrebbe dovuto scrivere qualcosa di importante come un
libro, rispondeva che prima veniva la lotta quotidiana e che solo una
volta passati i 70 anni si sarebbe dedicato a scrivere qualcosa di serio.
Non volle mai accettare soldi dai genitori, preferendo guadagnarsi da
vivere dando lezioni private. Il suo atteggiamento al riguardo si chiarì
definitivamente quando rifiutò l'eredità di una grossa somma lasciatagli
dai genitori alla loro morte. Volin donò l'intera somma al movimento
affinché fosse utilizzata per la lotta rivoluzionaria. Lunghe
discussioni con alcuni dei suoi compagni non gli fecero cambiare idea.
La sua risposta era sempre la stessa: «Non è mia. Non mi appartiene».
Tuttavia, qualcuno che conosceva la difficile situazione in cui viveva
la famiglia di Volin riuscì a dare 7mila rubli a sua moglie, che furono
accolti nella loro casa spoglia come acqua in un periodo di siccità.
La sua militanza nel movimento
Volin fu un militante impegnato nel movimento rivoluzionario per molti
lunghi anni. La sua attività e il suo dinamismo non conoscevano tregua.
Si dimenticava di prendersi cura dei suoi bisogni più elementari nella
frenesia delle lotte. Non riusciva mai a dire di no alle richieste del
movimento. Amici, famiglia e lavoro, tutto veniva messo da parte per
portare a termine il compito che gli era stato assegnato.
Partecipò attivamente al movimento rivoluzionario del 1905. Fu uno degli
organizzatori e membro del Soviet dei lavoratori e dei contadini. Nello
stesso anno, mentre prendeva parte alla rivolta di Kronshtadt, fu
arrestato e imprigionato nella fortezza di Pietro e Paolo. Grazie
all'influenza e agli sforzi della sua famiglia, la pena detentiva fu
commutata e fu mandato in esilio nelle lontane e inospitali regioni
della Siberia. Dopo una serie di incidenti, riuscì a fuggire in Francia.
Indubbiamente grazie alle sue varie esperienze, durante il suo periodo
in Francia giunse alla conclusione che lo Stato non avrebbe mai potuto
garantire libertà e benessere al popolo. Si dichiarò anarchico. Da quel
momento in poi dedicò tutto il suo entusiasmo e le sue conoscenze a
questo movimento che amava e per il quale lavorò per il resto della sua
vita.
Questa evoluzione è comprensibile alla luce del suo temperamento e della
sua sensibilità. Detestava le convenzioni sociali e lottava contro di
esse; non tollerava la minima ingiustizia; quando Volin parlava del
popolo non si limitava a slogan artificiosi e privi di sentimento: amava
il popolo, amava le masse sofferenti che si guadagnavano il pane con il
sudore della fronte. Come Pushkin, Nekrasov, Tolstoj, Dostoevskij, ecc.,
amava intensamente il popolo russo e lottava per la sua liberazione. Il
popolo era al primo posto tra i suoi affetti, le sue preoccupazioni, le
sue speranze. Quando scoppiò la Prima guerra mondiale, si schierò contro
di essa e fu espulso dalla Francia. Riuscì a raggiungere con grande
difficoltà gli Stati Uniti, dove militò con gli anarcosindacalisti
russi, aiutandoli con i loro giornali, tenendo conferenze e organizzando
incontri. Ma non rimase lì a lungo. Non appena scoppiò la Rivoluzione
russa nel 1917, fu tra i primi a tornare nel suo paese. Insieme ad altri
compagni non perse tempo e organizzò l'Unione di Propaganda
Anarcosindacalista. In questo periodo sviluppò un'attività
straordinaria. Curò la redazione del giornale "Golos Truda"[La Voce del
Lavoro, NdT], condusse un'intensa campagna di propaganda, partecipò
attivamente alle attività rivoluzionarie. In una parola, visse la
Rivoluzione d'Ottobre.
Volin si oppose con veemenza al trattato di Brest-Litovsk[3 marzo 1918,
NdT]e combatté contro la posizione bolscevica. Il movimento anarchico
protestò contro questo trattato e invitò il popolo a combattere contro
l'invasione austro-tedesca dell'Ucraina e della Russia Bianca[a
differenza di Lenin, disponibile a concludere velocemente una durissima
pace con la Germania con il proposito di consolidare il potere da poco
ottenuto dai bolscevichi nel Paese, nel febbraio/marzo 1918 Volin e il
resto del movimento anarchico russo auspicavano la trasformazione della
guerra contro gli Imperi centrali in guerriglia per contaminare il
fronte avverso e allargare ulteriormente il processo rivoluzionario,
NdT]. Quando Volin finì di redigere questo manifesto, si dimise dalla
carica di direttore del giornale, dichiarando: «Quando invito le masse a
combattere, devo marciare con loro». E andò al fronte.
Volin e la Machnovshcyna
Diversi mesi dopo la sua partenza, i compagni gli chiesero di tornare
per organizzare la Confederazione ucraina del Nabat. Questo movimento si
proponeva di riunire le diverse tendenze esistenti tra gli anarchici per
dare vita a un'organizzazione combattiva e creativa. Volin tornò senza
indugio e si mise in prima linea del Nabat, dedicandosi ancora una volta
molto attivamente alla propaganda. In questo periodo la
controrivoluzione acquisì grande forza in Ucraina e l'esercito contadino
guidato da Machno combatteva disperatamente contro la reazione. In quel
frangente si tenne a Elisavetgrad[oggi Kropyvnyc'kyj, NdT]un congresso
della Confederazione al quale Volin partecipò. Quando lui e un gruppo di
compagni stavano tornando dalla riunione, furono catturati da una banda
controrivoluzionaria. Erano sul punto di essere giustiziati quando
arrivò l'esercito di Machno e li salvò. Benché conosciuto, questa era la
prima volta che Volin stabiliva un contatto con i combattenti, con
l'esercito contadino.
Egli riconobbe immediatamente il coraggio e l'idealismo del movimento di
Machno. Si unì a loro e fece tutto il possibile per educarli e renderli
all'altezza dell'ideale che rappresentavano e dei loro compagni
impegnati nella lotta. Fu un combattente attivo contro le bande di
Denikin. Non appena le forze controrivoluzionarie furono sterminate, i
bolscevichi arrestarono le figure più attive nel movimento di Machno,
tra cui Volin, che fu condannato a morte. Tuttavia, grazie
all'intervento di alcuni vecchi immigrati che facevano parte del governo
russo, Lenin ordinò che non fosse giustiziato.
Volin fu portato in prigione a Mosca, dove rimase fino a quando Nestor
Machno non raggiunse un accordo con i bolscevichi per una lotta
congiunta contro le armate bianche di Wrangel, a condizione che Volin e
i suoi compagni venissero rilasciati dalla prigione e ottenessero il
permesso di svolgere un congresso degli anarchici russi a Kharkiv. Volin
fu rilasciato dopo che i termini e le condizioni furono accettate e
firmate da entrambe le parti. Egli organizzò il congresso insieme ad
altri compagni. Il congresso ebbe inizio. Tuttavia, il secondo
tradimento bolscevico si verificò immediatamente. Il permesso di tenere
il Congresso non era altro che una grossolana menzogna. Non appena il
movimento controrivoluzionario venne schiacciato, tutti coloro che
avevano partecipato al congresso anarchico, incluso Volin, furono
arrestati. Volin fu nuovamente portato in una prigione di Mosca, dove
dichiarò uno sciopero della fame insieme ad altri compagni.
Poco dopo, si tenne a Mosca un congresso internazionale della Profintern
(l'Internazionale sindacale comunista). Alcuni delegati stranieri, in
particolare gli anarcosindacalisti, protestarono contro la persecuzione
di rivoluzionari indiscussi come Volin e altri compagni incarcerati.
Grazie al loro intervento, questi ultimi furono rilasciati dal carcere
ed espulsi dalla Russia, il loro Paese.
Il ritorno di Volin in Francia
Dopo la sua espulsione, Volin si stabilì a Berlino. Lì continuò il
lavoro di una vita. Curò l'"Anarchiceskij Vestnik"[Il Messaggero
anarchico, NdT]e pubblicò un gran numero di articoli sulla stampa
libertaria. Tuttavia, la sua situazione economica era precaria. Alcuni
compagni ritenevano che avrebbe avuto più fortuna in Francia. Nel 1925
ottenne il permesso di tornare in Francia. Dopo essersi stabilito a
Parigi, riprese la pubblicazione dell'"Anarchiceskij Vestnik", collaborò
con diverse testate francesi, tenne conferenze e fece tutto il possibile
per sostenere il movimento e i compagni che avevano bisogno del suo aiuto.
Quando scoppiò la Seconda guerra mondiale, si trovava a Marsiglia.
Rifiutò di essere coinvolto nelle guerre capitaliste. Aveva una teoria
personale a sostegno di questa posizione. Il suo ragionamento era il
seguente: «Il corso distruttivo del sistema di potere è iniziato nel
1914, con lo scoppio della Prima guerra mondiale. Questo periodo
distruttivo può durare decenni; ogni nuova guerra sarà peggiore e più
terribile della precedente. È così e sarà così, perché le classi
privilegiate impiegheranno forze sempre maggiori per proteggere i propri
privilegi. Pertanto, per quanto critica sia la situazione, le forze
costruttive della nuova società non devono avere nulla a che fare con
tali guerre se non continuare a preparare le masse indicando i grandi
cambiamenti che devono essere apportati nella società: prepararle alla
rivoluzione sociale, mostrare che le ricchezze della terra dovrebbero
essere organizzate a beneficio di tutta l'umanità, indicare la via per
creare un mondo più sano e migliore». Questo era il motivo per cui
sentiva di non avere alcun coinvolgimento nella Seconda guerra mondiale.
Come si può facilmente immaginare, era estremamente difficile per uno
straniero mantenere una posizione del genere. Volin era oggetto di un
odio profondo. Era perseguitato senza tregua dalla polizia. Non riusciva
a trovare lavoro, non aveva una casa e spesso non aveva nulla da
mangiare. Tuttavia, in questi momenti di povertà, Volin approfittava
dell'ozio forzato per stare in biblioteca e scrivere la sua Storia della
Rivoluzione russa (pubblicata in seguito con il titolo La rivoluzione
sconosciuta).
Per fortuna, prima di lasciare la Francia per il Messico, io e il mio
compagno Senya[Fleshin, NdT]soggiornammo per un breve periodo a
Marsiglia e condividemmo le nostre razioni con Volin. Volin ci leggeva
il suo manoscritto, Storia della Rivoluzione russa. È un'opera ben
scritta e un documento molto interessante. Era felice di essere riuscito
a finirlo. Credeva che questo lavoro avrebbe informato il pubblico delle
numerose attività e dei sacrifici degli anarchici a sostegno della
Rivoluzione russa. Lo esortammo a venire con noi in Messico. La sua
risposta fu: «Sarebbe troppo lontano da casa. Qualunque cosa accadrà in
senso rivoluzionario avverrà in Europa. Devo restare qui». Non avremmo
mai immaginato che quella sarebbe stata la nostra ultima separazione. La
resistenza fisica e morale di Volin, la sua volontà di ferro e la sua
incrollabile fermezza ci facevano pensare che potesse sfidare l'eternità.
Aspetti del carattere di Volin
Riportiamo il seguente paragrafo tratto dal prologo alla storia del
movimento di Machno, una sezione di La rivoluzione sconosciuta[in realtà
si tratta della prefazione di Volin del 1923 alla Storia del movimento
machnovista di Pëtr Arshinov, NdT]. È uno studio di grande bellezza,
buon senso e straordinaria storiografia: «L'epopea della machnovshcyna è
troppo seria, potente e tragica, bagnata di troppo sangue di eroi,
troppo profonda, complessa, caratteristica, da permettere a qualcuno di
giudicarla e di descriverla 'con leggerezza', basandosi soltanto su
racconti e su relazioni contradditorie di persone diverse. Descriverla
solo sulla base di documenti non può essere il nostro compito, perché i
documenti sono cose morte e non sempre e non interamente rispecchiano la
vita concreta. Sarà compito degli storici futuri, i quali oltre quei
documenti non avranno a disposizione altro materiale. I contemporanei
debbono tenersi vicini ai fatti, ed anche vicini a se stessi, poiché la
storia proprio da loro esigerà molto. Devono rinunciare a giudicare e a
descrivere quegli avvenimenti ai quali non abbiano direttamente
partecipato. Inoltre, debbono non tanto abbandonarsi a descrizioni e a
citazioni di documenti 'per fare della storia', quanto piuttosto
preoccuparsi di trascrivere le loro esperienze personali, quando ne
abbiano. Altrimenti rischiano di porre in ombra l'essenza più profonda,
l'anima dei fatti, oppure, cosa ancor peggiore, di tralasciarla, quindi
di ingannare interamente il lettore e lo storico. Naturalmente può darsi
che anche la loro esperienza immediata comprenda errori e imprecisioni.
Ma nel nostro caso non sarebbe di grande peso. Essi darebbero un quadro
vivo e fedele degli avvenimenti, facendone comprendere la natura
essenziale, ed è quel che importa. In un secondo tempo, comparando le
loro descrizioni con i documenti e con l'altro materiale, sarebbe facile
eliminare gli errori. Perciò il racconto di chi sia stato partecipe e
testimone degli avvenimenti è di particolare importanza. Quanto più
completa e profonda sarà stata l'esperienza personale tanto più
importante sarà il lavoro e tanto più presto dovrà essere compiuto. Se
poi chi ha partecipato ai fatti può disporre anche di documenti e di
informazioni d'altri testimoni, il racconto acquisterà un significato di
primaria ed essenziale importanza». Queste righe non hanno forse il
valore di un trattato di storia? Non vi spingono a voler leggere la sua
Rivoluzione sconosciuta?
Un altro episodio significativo
Allo scoppio della guerra civile spagnola, Volin si schierò dalla parte
del popolo in armi. Il Movimento Libertario[in realtà, solo in seguito
alla caduta della Catalogna la CNT, la FAI e la Federación Ibérica de
Juventudes Libertarias, la FIJL, fondarono in Francia il MLE, ossia
Movimiento Libertario Español, NdT]e la CNT (l'organizzazione
anarcosindacalista spagnola) gli offrirono immediatamente la direzione
della rivista che sarebbe stata pubblicata a Parigi. Volin aveva così
una buona posizione e riceveva un buon stipendio. Basti dire che smise
di scrivere e dedicò tutti i suoi sforzi alla pubblicazione di "El
Antifascista"[forse Mollie Steimer intendeva il giornale "L'Espagne
antifasciste", NdT]. Tuttavia, quando il Movimento Libertario e la CNT
decisero di partecipare al governo, non perse tempo e rassegnò le
dimissioni, esprimendo la sua categorica opinione che quel passo fosse
un grave errore. Risultato: rimase senza lavoro e senza rivista.
Volin ebbe una vita così feconda, drammatica, intensa e ricca che ci
dispiace molto trattarla in modo così superficiale. Volin merita molto
di più. Tuttavia, abbiamo le nostre limitazioni e daremo un ultimo
tratto a questo schizzo. Volin non perse mai la sua fede e il suo
entusiasmo, nemmeno nei momenti più bui, nella povertà più estrema o nel
pericolo. Nel maggio del 1945, quando era molto malato dopo cinque anni
di fame e freddo, completamente esausto fisicamente, ci scrisse dei suoi
progetti editoriali. Nella lettera diceva: «non ho bisogno di nulla di
speciale. Vi sarei grato se mi mandaste una penna stilografica perché
non ho potuto scrivere per mancanza di una. Sarebbe molto utile se
poteste inviarmi un contributo mensile per la pubblicazione anarchica
che ho in mente». Questa fu la sua ultima lettera. Poi ricevemmo la
notizia scioccante della sua morte. Questo è tutto. Abbiamo perso uno
dei migliori e più puri idealisti che il nostro movimento abbia mai
avuto. Era un rivoluzionario coraggioso e un anarchico senza riserve né
condizioni, nonché un grande amico e compagno di tutti noi che abbiamo
avuto la fortuna di conoscerlo e di lavorare con lui.
Collocazione originale del testo: Mollie Steimer, A Memorial Tribute to
Vsevolod Eikhenbaum Voline, "Estudios Sociales", 15 ottobre 1945, in
Fighters for anarchism: Mollie Steimer and Senya Fleshin, a cura di Abe
Bluestein, Libertarian Publications Group,[USA], 1983, pp. 70-79.
Traduzione di DB.
Mollie Steimer
Introduzione e traduzione a cura di D.B.
Perché una ristampa
Edizioni Zero in Condotta
Esaurita la prima tiratura de "La rivoluzione sconosciuta" di Volin,
Zero in Condotta ha provveduto a ristamparne un'altra, in uscita questa
settimana. Ma non si tratta di una semplice ristampa; le pagine sono
passate da 560 a 608 con lo stesso formato, il testo è stato revisionato
- dove necessario - e sono stati inseriti dei nuovi contenuti. Le note
biografiche ora sono a cura dei primi curatori dell'opera, Les Amis de
Volin, che diedero alle stampe la prima edizione nel 1947; aggiunte
inoltre tre appendici riguardanti aspetti significativi della vita di
Volin: il suo rapporto con la stampa anarchica, il ricordo del figlio
Léo e, in conclusione, la cronologia degli avvenimenti che hanno
intrecciato e riempito la sua esistenza. Abbiamo voluto in questo modo
arricchire ulteriormente un'opera tanto importante e significativa per
la storia del movimento anarchico russo e internazionale, che rimane
comunque a disposizione alle stesse condizioni della prima tiratura.
https://umanitanova.org/un-tributo-commemorativo-a-vsevolod-eichenbaum-volin/
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