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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #36-25 - La difficile pratica della solidarietà. 1969-1971 La FAI e Umanità Nova di fronte alla strategia della tensione (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 18 Jan 2026 08:04:49 +0200
Sintesi della relazione presentata al Convegno di Carrara (11-12 ottobre
2025) nell'80° della FAI ---- La strategia della tensione, elaborata a
livello internazionale ed attuata dalle istituzioni statali alla fine
degli anni '60 del secolo scorso, ha tentato di schiacciare il Movimento
Anarchico e di ridurne le potenzialità rivoluzionarie. Vogliamo qui
trattare quella che fu la reazione della Federazione Anarchica Italiana
e di Umanità Nova a questo attacco, ripercorrendo le tappe che portarono
il settimanale "Umanità Nova" e la Commissione di corrispondenza della
FAI ad assumere un atteggiamento deciso ed intransigente nella denuncia
delle responsabilità nell'assassinio del compagno Giuseppe Pinelli e
nella difesa dei compagni incarcerati e ingiustamente accusati di quegli
attentati. Per questo lavoro abbiamo esaminato testi che offrono spunti
di approfondimento sull'argomento ma soprattutto documenti pubblici
della Federazione Anarchica e articoli di Umanità Nova. Come noto, la
FAI si esprime pubblicamente attraverso le prese di posizione della
Commissione di Corrispondenza, che la rappresenta all'esterno, e
attraverso le deliberazioni dei Congressi e dei Convegni; Umanità Nova,
con la puntualità di un settimanale, ha dedicato direttamente o
indirettamente molti articoli agli attentati e alle vicende di quel periodo.
Questa relazione copre un arco temporale che va dal 25 aprile 1969 al 10
aprile 1971.
Partiamo dagli attentati del 25 aprile alla Fiera Campionaria e alla
Stazione Centrale di Milano, attentati che costituiscono il primo atto
della strategia della tensione. Alcuni compagni sono arrestati ed
accusati di essere a vario titolo responsabili degli attentati; fra di
loro anche giovani militanti anarchici, alcuni di quali frequentavano la
Federazione Anarchica Livornese, altri di Milano e di altre località. La
posizione assunta da Umanità Nova è fin da subito di chiara condanna
degli attentati, ma anche di presa di distanza dagli arrestati, se si
escludono alcuni articoli di solidarietà nei confronti dei coniugi
Giovanni Corradini ed Eliane Vincileoni, che era stata la traduttrice di
"Stato e Anarchia "di Mikhail Bakunin, pubblicato in quel periodo.
Questa posizione iniziale assunta da Umanità Nova sarà mantenuta per
alcuni mesi, dovuta soprattutto al fatto che alcuni di questi giovani
compagni si sono dichiarati colpevoli.
Il settembre 1969 rappresenta un punto di svolta: i compagni in carcere
finalmente, per la prima volta dal giorno del loro arresto, il 27 aprile
1969, riescono dopo ben cinque mesi ad avere un incontro con i loro
avvocati e ritrattano la confessione, denunciando che era stata loro
estorta con la tortura. Umanità Nova tempestivamente riporta le prese di
posizione da parte del Movimento Anarchico di Milano a sostegno dei
compagni in carcere. Cominciano pure le iniziative di solidarietà, che
il settimanale registra sia con articoli che con comunicati.
Nel frattempo, il 1° e il 2 novembre 1969 si svolge a Carrara il
convegno nazionale della FAI. Il resoconto che ne fa Ottorino Tonelli,
pubblicato su Umanità Nova, pur riportando il dibattito
sull'aggiornamento teorico-strategico della Federazione e per una più
incisiva presenza nella società, non registra che siano stati affrontati
i temi della repressione che cominciava a colpire il Movimento Anarchico
e delle iniziative di solidarietà con i compagni vittime della montatura
poliziesca.
Il numero di Umanità Nova del 20 dicembre 1969 è il primo che esce dopo
piazza Fontana e gli attentati che passeranno alla storia col nome di
Strage di stato; il giornale riporta una dura presa di posizione di
Mario Mantovani, incaricato della redazione di Umanità Nova, nei
confronti degli attentati e della strage.
Il comunicato che nei giorni immediatamente successivi sarà redatto
dalla Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana
e pubblicato sul numero del 27 dicembre di Umanità Nova è più
equilibrato: la responsabilità della strage è attribuita alle destre
fasciste, mentre il Movimento Anarchico rivendica la completa estraneità
alla strage e il diritto di farsi accusatore dei reali mandanti degli
attentati; al tempo stesso viene ricordato il compagno Giuseppe Pinelli
(nel numero precedente era uscito un "ultim'ora" per la concomitanza
della chiusura del giornale con le prime notizie della morte),
assassinato nella notte fra il 15 e il 16 dicembre 1969 nella Questura
di Milano, e si reclama "piena luce sul dramma che ha causato la morte
del nostro compagno". Nell'articolo a fianco Mario Mantovani tuttavia
esprime una netta presa di distanza da Valpreda e dai militanti del
gruppo 22 marzo arrestati per gli attentati del 12 dicembre.
Nei primi numeri del 1970 scompare da Umanità Nova ogni riferimento alla
Strage di stato; non solo, scompaiono anche gli aggiornamenti in merito
alla campagna di solidarietà nei confronti degli arrestati per gli
attentati del 25 aprile 1969, campagna che era appena iniziata nel
settembre.
Varie considerazioni possono essere fatte su quella stagione.
Sicuramente l'azione repressiva dello Stato, la campagna di stampa
contro il movimento anarchico, l'incarcerazione di alcuni compagni e
l'assassinio di Giuseppe Pinelli rappresentarono momenti di un'azione
volta a cancellare il Movimento Anarchico, o comunque ad indebolirne le
potenzialità rivoluzionare in un periodo di crisi delle istituzioni e di
ascesa dei movimenti di lotta. Diversi testi si sono occupati della
strategia della tensione e dell'impatto che ebbe sul movimento
anarchico. Innanzi tutto "Anni senza tregua" di Antonio Cardella e
Ludovico Fenech - edizioni Zero in Condotta - che dà una descrizione
sostanzialmente apologetica, a mio avviso, dell'azione del movimento
anarchico: Gli autori affermano che il Movimento Anarchico risponde
subito in maniera compatta alla manovra repressiva - tesi smentita
dall'articolo di Mantovani citato sopra e dal silenzio di Umanità Nova
nelle settimane immediatamente successive all'inizio dell'attacco dello
Stato.
Altri testi, in particolare il libro di Gino Cerrito "Il ruolo
dell'organizzazione anarchica", scritto nel 1973, segnalano come gli
attentati provocarono nella Federazione una sorta di chiusura, se non
addirittura di sospetto, nei confronti degli ambienti, dei gruppi e
delle realtà i cui riferimenti teorici erano più confusi.
Tornando ai fatti documentati, gli attentati del 1969 provocano una
crisi anche all'interno di Umanità Nova. La redazione era stata nominata
nel congresso di Ancona del 1967, in un clima politico completamente
diverso da quello che si determinerà negli anni immediatamente
successivi, ed era costituita da Umberto Marzocchi e Mario Mantovani. Il
compito della redazione pesava soprattutto sulle spalle di quest'ultimo,
perché Umberto Marzocchi poteva dare un contributo solo occasionale e
limitato alla gestione diretta della redazione. All'inizio del 1970, in
considerazione della gravità della situazione vi è perciò un maggiore
coinvolgimento del gruppo Bakunin di Roma a fianco di Mario Mantovani,
affiancamento che porterà, a partire dal febbraio del 1970, all'inizio
della campagna per la scarcerazione di tutti i compagni in carcere e,
successivamente, alla costituzione del Comitato politico giuridico di
difesa, promosso proprio dalla redazione di Umanità Nova, una struttura
che coinvolgerà le varie componenti del movimento anarchico e gli
avvocati difensori in un'azione che si espliciterà sia sul piano
politico che su quello giuridico.
Grazie al Comitato politico giuridico di difesa e all'opera di
controinformazione, Umanità Nova può ora delineare un quadro più preciso
della strategia della tensione, rispetto alla denuncia contenuta nel
comunicato della Commissione di Corrispondenza del dicembre. Un quadro
che sarà confermato anche dalle successive indagini. Dai primi mesi del
1970 quindi il Comitato settimanalmente segnala su Umanità Nova le
iniziative politiche e giuridiche in difesa dei compagni e di denuncia
dell'assassinio di Pinelli. In tal modo vengono smantellate mano a mano
le accuse e si denunciano le collaborazioni degli inquirenti, delle
forze dell'ordine, dei servizi segreti, nonché le responsabilità nella
strategia della tensione e nelle bombe di Piazza Fontana.
Per tutto il 1970 queste iniziative sono ostacolate dalle forze
dell'ordine, cosa di cui il settimanale dà puntualmente conto. Una
conferenza pubblica al Club Turati di Milano si conclude con una dura
carica della Polizia; un'iniziativa di solidarietà a Cagliari provoca un
ulteriore intervento repressivo, e così via, fino ad arrivare al 12
dicembre del 1970, quando la città di Milano viene posta in stato di
assedio. Varie componenti del movimento anarchico cercano di organizzare
una manifestazione e subiscono per tutto il giorno le cariche della
Polizia che arriva poi in Piazza Duomo ad attaccare il corteo promosso
dalle organizzazioni della Resistenza in solidarietà con gli spagnoli
condannati dal regime di Franco. Nelle cariche viene ucciso Saverio
Saltarelli, colpito da un candelotto lacrimogeno sparato ad altezza d'uomo.
A fronte delle iniziative promosse da Umanità Nova e dal Comitato
politico giuridico di difesa, va segnalato tuttavia che la Federazione,
fino al congresso del 1971, non si esprime chiaramente, nel suo
complesso, sulla scarcerazione dei compagni arrestati.
Nel manifesto che viene redatto dalla Commissione di Corrispondenza in
occasione delle prime elezioni regionali del 1970 nelle 15 regioni a
statuto ordinario c'è un riferimento agli innocenti gettati in galera,
oltre al riferimento all'assassino di Pinelli. Nel comunicato della
Commissione di Corrispondenza dopo gli scontri del 12 dicembre '70 c'è
ancora una volta il riferimento a Pinelli e alla persecuzione nei
confronti del Movimento Anarchico, ma non c'è nessun riferimento e tanto
meno una richiesta di scarcerazione nei confronti degli anarchici
arrestati. Il 10 e 11 ottobre 1970 si svolge un convegno nazionale della
FAI a Carrara; le mozioni conclusive di questo convegno fanno
riferimento alla recente archiviazione dell'inchiesta per l'assassino
del compagno Giuseppe Pinelli, denunciano la montatura poliziesca e
giudiziaria, ma non esce nessun documento sulla ingiusta carcerazione
dei compagni in carcere per le bombe del 25 aprile e del 12 dicembre.
Due documenti testimoniano il travaglio della Federazione in quegli
anni. Innanzitutto la lettera scritta da Mario Barbani a Umberto
Marzocchi, che reggono in quegli anni la Commissione di Corrispondenza
della FAI. Barbani lamenta sostanzialmente il clima di sospetto nei
confronti degli arrestati che si è creato all'interno del Movimento
Anarchico e sollecita un maggior impegno per la loro scarcerazione.
L'altro documento, del luglio 1972, è la lettera aperta di un gruppo di
compagni federati, tra cui Umberto Marzocchi e Mario Mantovani, sul
ruolo del Movimento Anarchico nella situazione attuale. La lettera
affronta diversi argomenti e fa anche un bilancio di quello che era
stato il comportamento della FAI di fronte alla Strage di Stato,
rivendicando il corretto agire della Federazione e la difesa degli
ideali anarchici, indipendentemente dalla difesa degli accusati.
Quindi, in controtendenza con le posizioni assunte dalla FAI nel
Congresso del 1971, con la maturazione di un approccio pienamente
solidale per la scarcerazione dei compagni, assistiamo al permanere, sia
pur minoritario, di posizioni diverse.
Con gli anni le valutazioni sulla stagione della strage di stato sono
divenute patrimonio comune, ma questo documento del 1972 è
particolarmente importante, perché ci permette di fare delle
considerazioni ancora attuali, sintetizzabili in una domanda: come è
possibile difendere i principi anarchici, in cui rientra anche la
solidarietà, senza che ciò non si traduca in un'azione pratica di
solidarietà verso chi è colpito dalla violenza della repressione e
gettato in galera? I principi devono avere la forza di tradursi in
azione concreta, la solidarietà è necessariamente una pratica, che deve
rivolgersi verso persone e situazioni concrete. Ogni principio, a
maggior ragione quello solidaristico, deve trovare la lucida forza di
liberarsi da pregiudizio e sospetto, di esplicitarsi con sicurezza e
generosità nei confronti delle situazioni di oppressione e di
sfruttamento. Qui e in ogni parte del mondo. Allora come ora.
Tiziano Antonelli
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