|
A - I n f o s
|
|
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists
**
News in all languages
Last 40 posts (Homepage)
Last two
weeks' posts
Our
archives of old posts
The last 100 posts, according
to language
Greek_
中文 Chinese_
Castellano_
Catalan_
Deutsch_
Nederlands_
English_
Français_
Italiano_
Polski_
Português_
Russkyi_
Suomi_
Svenska_
Türkçe_
_The.Supplement
The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_
Deutsch_
Nederlands_
English_
Français_
Italiano_
Polski_
Português_
Russkyi_
Suomi_
Svenska_
Türkçe_
First few lines of all posts of last 24 hours |
of past 30 days |
of 2002 |
of 2003 |
of 2004 |
of 2005 |
of 2006 |
of 2007 |
of 2008 |
of 2009 |
of 2010 |
of 2011 |
of 2012 |
of 2013 |
of 2014 |
of 2015 |
of 2016 |
of 2017 |
of 2018 |
of 2019 |
of 2020 |
of 2021 |
of 2022 |
of 2023 |
of 2024 |
of 2025 |
of 2026
Syndication Of A-Infos - including
RDF - How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
(it) Italy, UCADI, #202 - Farsi una Regione (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 8 Jan 2026 07:32:45 +0200
Premetto che, nel momento attuale, le vicende regionali mi appaiono
davvero a distanza siderale. Tuttavia, considerando che si tratta sempre
di questioni che hanno un certo peso nella vita di ognuno di noi
(ovviamente al netto del preponderante vincolo esterno che è ormai
diventato una religione e quindi non discutibile) proviamo a fare un
minimo ragionamento su quello che ci aspetta nei prossimi giorni.
Mi sovviene anche una piccola, ma interessante parentesi, che riguarda
la Toscana. Dopo una lunga, e si suppone non innocua, schermaglia,
pressato dal livello nazionale, Eugenio Giani ha assegnato le deleghe ai
nuovi assessori.
Questo non solo non ha placato l'ira di una parte del PD Toscano (nella
fattispecie quello dell'empolese valdelsa, dove governa probabilmente la
parte più ottusa del PD, ammesso che quello sia ancora un partito e non
un assemblamento di RAS ognuno in guerra contro l'altro) ma ha riacceso
una polemica durissima nei confronti delle scelte di Giani che, a dire
dei campionissimi della Valdipesa e Valdelsa (prima Bersaniani, poi
Renziani col turbo, poi assolutamente Bonacciniani) non avrebbe
rappresentato i mitici
"territori".
Qualche decina di anni orsono, si usava ancora andare a votare in massa.
Votare era semplice, si tracciava un segno sul partito ed,
eventualmente, si davano le preferenze. Il sistema proporzionale
garantiva che la realtà esterna fosse almeno rappresentata all'interno
delle sale della "cosa pubblica" (la vecchia, obsoleta, democrazia
rappresentativa). Per votare non era necessaria la laurea in matematica
e se qualcuno avesse parlato di "voto disgiunto" sarebbe stato
considerato quantomeno uno svitato.
Poi, qualcuno si convinse che le aule di una pubblica amministrazione -
a qualunque livello- dovesse essere più simile ad un'azienda che a un
luogo dove si esercitavano le "virtù civiche". Quindi, via il
proporzionale, via ai premi di maggioranza, ai "capi" nominano quelli
che assomigliavano ormai a CDA più che a consessi pubblici.
Due aspetti caratterizzavano questo cambiamento (che tutto era fuorché
disinteressato):
Il fanatismo tipico dei neofiti, che annusato l'odore dei soldi del
libero mercato pensavano che funzionasse davvero come nei libri che
avevano letto; garantirsi un salto sociale ed economico.
Il battage della stampa a fatto il resto. Sembrava che si fosse vissuti
fino a lì sotto Kim Il-sung.
Elezioni dirette, "sindaci d'Italia", riduzione dei parlamentari, voti
di secondo livello, in questi anni abbiamo visto di tutto pur di
allontanare gli elettori dalla partecipazione (missione quasi compiuta
su cui ormai non si finge neppure un fasullo rincrescimento).
Detto tutto questo, si fa fatica a capire per quale motivo chi ha preso
tante preferenze dovrebbe arrabbiarsi se non viene nominato nel CDA. Se
si è deciso che le nomine spettano al "capo", se si è deciso che chi è
nel CDA deve dimettersi dall'assemblea, non si capisce cosa c'entri quel
ruolo con il numero dei voti presi.
La rappresentanza "territoriale" così declinata pare, più che un
rispondere al mandato dagli elettori, un'azione di sostegno e di
pressione nel nome delle varie lobby affinché si portino nelle Regioni
(e nella parte che conta, quella operativa) le loro istanze di profitto.
Quella rappresentanza sta nelle assemblee e potrebbe stare anche nel
governo se la religione dell'efficienza aziendalista non avesse separato
i due aspetti, nel nome di una "democrazia" post-democratica che riduce
il ruolo dei consigli ad una specie di ufficio controllo qualità". Come
se le scelte politiche potessero essere camuffate sotto una polvere
(bianca?) di inesistente oggettività.
Quindi di che si lamentano gli ex-compagni della periferia fiorentina?
Torniamo alle Regioni con un'altra pezza di carattere generale
Appare evidente che l'istituto regionale, nato "con le migliori
intenzioni" abbia dato, per usare un eufemismo, pessimi risultati. Più
che un elemento di decentramento o, addirittura di "federalismo", la
regione è diventata un decentramento del centralismo, sommando in sé i
peggior aspetti di entrambi. Dal punto di vista degli appetiti
finanziari, essendo più vicina agli interessi della classe dominante,
dal punto di vista democratico, attraverso leggi che hanno di fatto
trasformato le Regioni (come i comuni) in una riedizione aggiornata dei
regimi podestarili. La riforma sfascia-Stato, che riscrisse l'art. 5 le
ha poi trasformate in feudi che gestiscono enormi risorse legate ad
aspetti fondamentali della vita dei cittadini. Tutto questo condito da
un personalismo che è davvero la pietra tombale sul reale significato
della partecipazione in una democrazia rappresentativa.
Probabilmente più che chiudere le provincie (per via amministrativa,
come è stato fatto, ovvero una specie di "golpe bianco") sarebbe stato
necessario eliminare le Regioni.
Se puntiamo di nuovo lo sguardo sulle elezioni in corso nelle varie
Regioni, a me pare che salti all'occhio innanzitutto un duplice aspetto
(che probabilmente è legato anche a quanto scritto fin qui) ovvero il
totale disinteresse dei cittadini e un profilo bassissimo non solo da
parte dei media, ma anche dei politici.
Dove si vince si rivendicano alleanze forse buone anche per il livello
nazionale, dove si perde non se ne parla nemmeno. A dimostrazione che
queste più che elezioni sono ormai vere e proprie spartizioni dei
territori dove meno gente va a votare e meglio è. L'ideologia è una
sola. Il resto sono cazzate come l'assessorato alle felicità e se in
qualche area del paese le cose funzionano meglio di altre è merito di
eredità positive impropriamente rivendicate.
A sinistra, una sinistra ormai totalmente incapace di fare una minima
opposizione a livello nazionale, si cerca ancora di muoversi dentro un
campo largo privo di qualunque aspetto appetibile. Ma come si fa ad
imbarcare ancora personaggi come Renzi e Calenda? (che hanno risultati
elettorali ridicoli, ma sono sovradimensionati nei media a causa degli
interessi che rappresentano). Alleanze tattiche che dovrebbero essere
strategiche ma senza disegno alcuno. Tutti contro tutti e con un PD dove
la farsa dei "lunghi coltelli" è rappresentata tutti i giorni.
L'Italia di oggi pare tornata nell'800, con una divisione fra nord e sud
che si ripresenta con caratteristiche che si pensavano superate ma che
l'enorme dose di iperliberismo ha completamente resuscitato. Il
federalismo regionale terminerà il lavoro.
Intanto in Veneto, Campania e Puglia Nessun diluvio o "cambiamenti epocali".
Nelle puntate precedenti, l'unica novità di rilevo era stata la
candidatura di Tridico in Calabria, l'ultimo e unico presidente
dell'INPS che aveva cercato perlomeno di impostare un ragionamento
anticiclico. Impossibile per lui vincere, fosse il campo largo o stretto.
In Campania il recalcitrante De Luca che, avrebbe voluto il 3° mandato
ha approntato una lista pro modo suo figlio. In Veneto, abbiamo il feudo
leghista ,ma soprattutto feudo di Zaia, la partita è stata più o meno
confermata.
Insomma, rispetto alle questioni nazionali e internazionali
cogentissime, queste tornate elettorali fanno emergere soprattutto una
stagnazione deprimente ed un allentamento sempre più marcato dei
cittadini nei confronti del voto.
Come avrebbe detto il Renzi "fatevene una ragione" o meglio una Regione.
Andrea Bellucci
https://www.ucadi.org/2025/11/30/farsi-una-regione/
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe https://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
- Prev by Date:
(it) Italy, FAI, Umanita Nova #34-25 - Una Rivoluzione nella Rivoluzione: Olympe de Gouges. Una filosofa al mese (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
- Next by Date:
(ca) Italy, UCADI, #202 - Creando una Región (de, en, it, pt, tr)[Traducción automática]
A-Infos Information Center