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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #34-25 - Una Rivoluzione nella Rivoluzione: Olympe de Gouges. Una filosofa al mese (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 8 Jan 2026 07:32:36 +0200
"Problema femminile significa rapporto tra ogni donna - priva di potere,
di storia, di cultura, di ruolo - e ogni uomo - il suo potere, la sua
storia, la sua cultura, il suo ruolo assoluto. ---- Il problema
femminile mette in questione tutto l'operato e il pensato dell'uomo
assoluto, dell'uomo che non aveva coscienza della donna come di un
essere umano alla sua stessa stregua. ---- Abbiamo chiesto l'uguaglianza
nel secolo e Olympe de Gouges è mandata sul patibolo per la sua
Dichiarazione dei diritti dell[a]donn[a e della cittadina]. La richiesta
dell'uguaglianza delle donne con gli uomini sul piano dei diritti
coincide storicamente con l'affermazione dell'uguaglianza degli uomini
tra loro. La nostra presenza, allora, è stata tempestiva."
Queste parole aprono il celeberrimo Sputiamo su Hegel, testo-manifesto
pubblicato dal gruppo femminista Rivolta femminile nel 1970. Le compagne
di Rivolta omaggiano così Olympe de Gouges, una donna che fu tante cose,
ma innanzitutto tempestiva.
Ostinata e indomita, durante la Rivoluzione Francese pose pubblicamente
la questione femminile con una lucidità che non lasciava scampo: risultò
scomoda e fastidiosa perfino - anzi soprattutto - ai fervidi
rivoluzionari, uomini troppo orgogliosi per considerarsi criticabili,
uomini così presi dal guardare agli alti ideali da non (voler) vedere le
donne al loro fianco. Dopo l'abbattimento della monarchia e di tutte le
categorie sociopolitiche tradizionali, il vecchio e polveroso Ancien
Régime doveva lasciare posto a uno schema sociale nuovo, in cui le donne
di qualunque ceto avrebbero dovuto lasciar perdere libertà, politica e
cultura (che comunque erano state sempre riservate solo alle nobili),
per tornare (o restare) nella sfera domestica come sancito dalla
divisione sessuale del lavoro e degli ambienti di vita. Ignorate,
ferite, tradite dalla rivoluzione: vi ricorda qualcosa? Penso al
dopoguerra, penso ai movimenti politici della seconda metà del secolo
scorso. Ma noi donne non ci accontentiamo, e non l'abbiamo fatto mai.
Olympe de Gouges nasce nel 1748 a Montauban, una cittadina della Francia
meridionale. Marie Gouze, così si chiamava, riceve un'istruzione minima,
medio-bassa (talvolta viene presentata addirittura come
semi-analfabeta). Nonostante questo, o forse proprio per questo, vedrà
nella scrittura un atto politico e farà della parola pubblica lo
strumento primario della sua rivoluzione: sua e di tutte le donne
tradite dalla rivoluzione giacobina.
Sposatasi giovanissima e sotto coercizione, appena diciottenne fugge a
Parigi sancendo questa svolta biografica con due atti dal valore pratico
e simbolico: sceglie come nome Olympe de Gouges (Olympe come omaggio
alla madre, de Gouges come "nobilitazione" del suo cognome) e,
probabilmente mentendo, si dice vedova (un'informazione fornita dal
Dizionario storico della Rivoluzione Francese riportata dalla studiosa
Natalia Caprili) - che lo fosse davvero o no, nella capitale francese si
presenta come tale, scegliendo di non sposarsi mai più. Esce quindi
dalla sfera domestica e lo fa in modo talmente dirompente che il figlio,
al quale comunque andranno alcuni dei suoi ultimi pensieri, la
disconoscerà. Ad ogni modo, la sua intraprendenza la ripaga: a Parigi de
Gouges vive in un contesto politico, culturale e artistico eccezionale,
frequenta le Sociétés des femmes (gruppi femminili di donne
politicamente attive), si interessa di teatro e diventa attivista,
scrittrice e drammaturga - una creatività tutta dedicata a scopi politici.
De Gouges è una protofemminista e un'abolizionista. Il suo pensiero non
è arrivato a utilizzare il metodo di analisi che oggi chiameremmo
"intersezionalità" ma, seppur senza trovare una sintesi nella
complessità intersezionale, le sue intenzioni vanno già verso quella
direzione: l'esistenza degli schiavi (e delle schiave) nelle colonie
francesi è un'evidente contraddizione rispetto alla proclamazione di
diritti cosiddetti universali; l'esistenza delle donne, escluse da tanti
diritti anche nella madrepatria, ne è l'altra evidente contraddizione -
eravamo già il Soggetto Imprevisto, per citare ancora Carla Lonzi.
Dunque, seppure nella sua riflessione le questioni di genere e razziali
(due termini che utilizzo antelitteram) non si compenetrassero, de
Gouges ha il merito di averle poste - e di averlo fatto pubblicamente.
Voi che leggete, probabilmente la ammirate. Ma de Gouges era pur sempre
una donna vissuta nella Francia di fine Settecento.
Anche dopo la Rivoluzione, le donne restavano cittadine a metà: avevano
il dovere di pagare le tasse ed erano soggette alla legge, ma non
avevano diritti politici di elettorato attivo e passivo - in alcune fasi
di quegli anni tormentati non potevano neppure assistere alle
discussioni delle assemblee politiche istituzionali. In questo contesto
di discriminazione, non solo de Gouges come cittadina aveva osato
criticare la deriva dittatoriale dei giacobini e in particolare di
Robespierre, guadagnandosi il titolo di "nemica della Repubblica", ma
come donna si ostinava a parlare pubblicamente rivendicando diritti di
cittadinanza per tutte e tutti. Ma i rivoluzionari non mettevano in
discussione l'esistenza delle gerarchie, dell'autorità, della
repressione: il potere restava, e doveva essere conservato in mani maschili.
Ostinarsi o rassegnarsi? Urlare più forte o tacere per sempre? Per
citare ancora Natalia Caprili e il suo Cittadine di carta, De Gouges
"usa la scrittura come surrogato di cittadinanza", cioè usa la scrittura
come forma alternativa di partecipazione politica, esercitata al di
fuori delle istituzioni o dei gruppi maschili organizzati e pertanto non
soggetta alle concessioni, alle limitazioni e ai divieti imposti dagli
uomini.
Il 26 agosto 1789 l'Assemblea Costituente promulga la Dichiarazione dei
diritti dell'uomo e del cittadino. Dell'uomo e del cittadino. Le donne
sono escluse linguisticamente, formalmente e sostanzialmente, cancellate
da un soggetto universale che universale non è - e infatti per loro non
è prevista una piena cittadinanza, poiché non hanno diritti politici
fondamentali. Ecco che nel 1791 de Gouges scrive la Dichiarazione dei
diritti della donna e della cittadina. La sorellanza, anche
inintenzionale, era già potente, e dall'altro lato del canale della
Manica la protofemminista britannica Mary Wollstonecraft stava iniziando
a lavorare a un'altra Rivendicazione dei diritti della donna (1792), di
cui parleremo il prossimo mese.
Ma torniamo alla Francia di de Gouges. La Dichiarazione del 1791 non
propone una mera estensione dei diritti degli uomini alle donne: non si
tratta di copiare la Dichiarazione del 1789 sostituendo la parola "uomo"
con "donna" e declinando l'intero testo al femminile. La Dichiarazione
di de Gouges è molto di più, è una riformulazione che include tutti e
tutte, una rielaborazione politica e filosofica originale e sostanziale.
Un esempio interessante è l'articolo 4, sulla libertà. Nel 1789 gli
uomini scrivono: "La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non
nuoce ad altri: così, l'esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo
ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della
società il godimento di quegli stessi diritti. Questi limiti possono
essere determinati solo dalla Legge." Dunque, una riformulazione della
celebre massima illuministica "la mia libertà finisce dove inizia la
tua". Un concetto di libertà che sembra più vicino alla tolleranza e
alla sopportazione reciproca che all'armonia e alla vita comunitaria,
come se gli individui potessero godere di sfere di libertà solo a patto
che queste sfere non si tocchino, come se non esistesse la possibilità
di poter essere liberi e libere insieme - e, direi, solo insieme. Questi
limiti erano già chiari a de Gouges, che nel suo articolo 4 riformula:
"La libertà e la giustizia consistono nel restituire agli altri ciò che
appartiene loro; così l'esercizio dei diritti naturali della donna ha
come unico limite la perpetua tirannia che l'uomo le oppone; tale limite
deve essere riformato dalla legge della natura e della ragione." Quindi,
non c'è libertà senza ridistribuzione e rimessa in discussione del
sistema: la libertà esiste solo insieme alla giustizia. La libertà è di
tutti e tutte - o non è. E mentre gli uomini si guardano l'un l'altro
per stabilire e segnare il confine che li rende rispettosi oppure
usurpatori, si scordano che tracciando i loro confini così "liberamente"
trafiggono i corpi delle donne. Per Olympe de Gouges punti di
riferimento etici e politici sono non solo la legge (fallibile) degli
uomini e delle istituzioni umane, quanto la Natura e la Ragione, ma
anche la Nazione, che "è Uomo e Donna insieme". Natura, Ragione e
Nazione come fari che illuminano la coscienza guidandola all'etica, alla
politica, al bene comune.
Invischiata nella vita e non solo in ferventi ideologie, segnata da un
padre che non l'ha mai riconosciuta, de Gouges non manca di motivare le
sue rivendicazioni facendo riferimento anche alla concretezza della vita
incarnata: "La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno
dei diritti più preziosi della donna, poiché tale libertà assicura la
legittimità dei padri nei confronti dei figli. Ogni cittadina può quindi
dire liberamente «sono la madre di un figlio che vi appartiene»"
(articolo 11).
La "libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni" è un diritto
prezioso, è vero, e de Gouges lo pagherà caro.
Olympe de Gouges viene ghigliottinata nel 1793 per essersi espressa
contro l'esecuzione di Luigi XVI, aver rivolto la sua Dichiarazione
anche alla regina Maria Antonietta e, soprattutto, non aver preso una
posizione giacobina: vicina ai girondini, viene accusata di essere una
controrivoluzionaria e una filomonarchica - non trovandosi prove
sufficienti a incriminarla, ci si concentra sulle idee politiche
espresse pubblicamente e in particolare nel suo scritto Le tre urne. Ma
viene punita anche "per aver dimenticato le virtù che convengono al suo
sesso ed essersi immischiata nelle cose della Repubblica", come commentò
un politico francese di fronte alla sua condanna a morte.
"Nessuno deve essere perseguitato per le proprie opinioni, anche
fondamentali. Se la donna ha il diritto di salire sul patibolo; deve
avere anche quello di salire sulla Tribuna[politica]" (articolo 10). De
Gouges è salita sul patibolo mettendo un tassello affinché noi, decenni
dopo, salissimo sulla Tribuna.
Serena Arrighi
Gruppo Germinal Carrara
https://umanitanova.org/una-rivoluzione-nella-rivoluzione-olympe-de-gouges-una-filosofa-al-mese/
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