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(it) Italy, UCADI, #206 - OSSERVATORIO POLITICO (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 11 May 2026 06:10:05 +0300
Gran Bretagna ---- Le elezioni suppletive in Gran Bretagna fanno
squillare il campanello d'allarme per la traballante gestione laburista
del governo Starmer che ha subito la devastante sconfitta nell'elezione
suppletiva per il seggio alla Camera dei Comuni di Gorton e Denton, in
un collegio nei pressi di Manchester, un collegio dalla composizione
sociale eterogenea che comprende quartieri tradizionalmente operai un
tempo fortemente laburisti, ora orientati verso Reform oltre a un gran
numero di studenti universitari e residenti musulmani. La sconfitta
subita va intestata direttamente a Starmer che ha posto il veto alla
candidatura di Andy Burnham, il popolare sindaco laburista della Greater
Manchester, di candidarsi nell'elezione suppletiva considerandolo un
potenziale rivale alla leadership del Partito Laburista. Si tratta della
seconda sconfitta dei laburisti in un'elezione suppletiva dal loro
ritorno al governo nel luglio 2024.
Ha vinto la candidata dei Verdi, Hannah Spencer, un'idraulica di 34
anni, con il 41% dei voti, precedendo i candidati di Reform Uk (29%) e
del Partito laburista (25%), divenendo la quinta deputata dei Verdi in
Parlamento. Per la prima volta i Verdi vincono un'elezione suppletiva
grazie a una campagna elettorale capillare sul territorio che è riuscita
a mobilitare il 28% della popolazione musulmana del collegio, pronta a
votarli per le loro posizioni pro-palestinesi e la dura condanna della
sanguinosa rappresaglia militare di Israele a Gaza, mentre il candidato
del partito di Farage, un professore, diventato tribuno televisivo
dell'emittente, di destra Gb News, si è classificato al secondo posto.
È significativo il fatto che i Verdi, conquistando quella che era
storicamente considerata una roccaforte laburista, abbiano raccolto
oltre il 40% dei consensi, dimostrando così di costituire una valida
alternativa al trumpiano di Reform Uk di Nigel Farage. Si tratta di un
tracollo dalle gravi conseguenze per il primo ministro, sempre più
decotto, che ancora vede compromessa la sua leadership al Governo e nel
Partito, in crescendo dopo lo scandalo Mandelson-Epstein che aveva
costretto alle dimissioni uno dei suoi più stretti collaboratori, Peter
Mandelson, il navigato politico laburista, nominato da Starmer
ambasciatore del Regno Unito a Washington, per ricompensarlo del
sostegno nel Partito per espellere Jeremy Corbyn e emarginare la
componente di sinistra del Labur.
La crisi del leader britannico è causata dai crescenti problemi
economici e sociali, tra cui l'alto costo della vita e il declino dei
servizi pubblici e del welfare, del sistema di istruzione e della
ricerca, delle crescenti spese per il sostegno all'Ucraina e per i
recenti sviluppi del caso Epstein.
Il successo dei Verdi è dovuto alla disillusione dell'elettorato per la
svolta a destra dei laburisti che hanno tradito le promesse di Starmer,
sposando le politiche anti-migratorie della destra e facilitato dal
fatto che i Verdi hanno messo in secondo piano le politiche
ambientaliste per sostenere posizioni molto a sinistra, proponendo un
aumento delle tasse per i ricchi e schierandosi apertamente a favore
della causa palestinese. La destra si batte con posizioni di sinistra.
Germania
Agli inizi del mese i Verdi si sono imposti nelle elezioni del lander
del Baden Württemberg, situato nel sud-ovest della Germania (30%),
superando l'Unione cristiano-democratica Cdu del Cancelliere Merz
(27,7%), mentre AfL (18%) si è affermata come terza forza, rAGDOppiando
i propri consensi rispetto alle precedenti elezioni. L'SPD è scesa al
suo minimo storico (5,5%) collocandosi appena sopra la soglia di
sbarramento; il Partito liberale e la sinistra restano fuori con il 4,4%
dei voti.
Il Baden-Württemberg, governato da un'alleanza CDU-Verdi costituiva, un
osservato speciale perché segnava il passaggio da un leader verde, al
governo dal 2011, a una nuova fase, guidata dal nuovo leader Özdemir,
chiamato a difendere il primato del suo partito e Hagel (Cdu) impegnato
a riportare la Cdu al vertice della regione. Il candidato dei Verdi ha
affermato di voler proseguire la collaborazione con la Cdu con la quale
i verdi governano da due legislature, affermando che la futura
coalizione dovrà essere frutto di una partnership tra pari orientata al
bene del Baden-Württemberg e ricordando i risultati ottenuti negli
ultimi 10 anni come un successo comune di cui anche la Cdu può
essere orgogliosa.
Questo risultato dimostra che l'estrema destra potrebbe consolidarsi
anche fuori dai Länder orientali, dove aveva costruito i suoi risultati
più forti, e che il disagio politico e sociale che si riflette nella
sua avanzata si insinua perfino in un territorio come il
Baden-Württemberg, uno dei pilastri dell'industria automobilistica
tedesca, che ha dato i natali a colossi come Daimler e Porsche e che
ospita gruppi come Mercedes-Benz e Bosch, ma che oggi è uno dei luoghi
che ha reso più visibile la crisi del modello industriale tedesco, messo
sotto pressione dalla concorrenza dei produttori cinesi di veicoli
elettrici, dalla debolezza della domanda e da una ripresa nazionale
ancora lenta dopo due anni di recessione causata soprattutto dall'alto
costo dell'energia, conseguenza diretta della guerra in Ucraina.
La mancata vittoria della Cdu costituisce per Merz un problema aggravato
dalle posizioni servili assunte verso Trump e dal peso dello sforzo
finanziario dovuto alla guerra.
Si sono poi svolte il 22 marzo le elezioni in Renania-Palatinato che
hanno visto chiamati al voto 3,2 milioni di elettori: dopo ben 35 anni,
la Cdu ha superato l'SPD che ha governato ininterrottamente. La vittoria
del Partito di Merz è più che altro una conseguenza dell'arretramento
della SPD che vive una crisi ormai conclamata, dovuta alla stagnazione
economica, alla crescita della criminalità giovanile, alla politica a
favore della guerra ucraina. Prova ne sia il successo, ancora una volta,
di AfD che si è attestata intorno al 20 %, guadagnando ben 11 punti in
percentuale rispetto alle precedenti elezioni. Quando avvenuto nei due
Lander occidentali ci dice che le ipoteche sul governo del partito
neonazista alle prossime elezioni politiche crescono notevolmente,
grazie al fatto di avere come prima ricetta per contrastare la crisi il
ritorno all'acquisto di gas e petrolio russo Le prossime elezioni
regionali si svolgeranno in Sassonia Anhlt il 6 settembre e nel
Nclenburgo- Pomerania Anteriore il 20 settembre.
Francia
Si sono tenuti in Francia il primo e il secondo turno delle elezioni
municipali segnato da una bassa affluenza e da una forte polarizzazione
sia a destra che a sinistra e un ulteriore indebolimento della
coalizione centrista del presidente Emmanuel Macron. Nel primo turno
l'affluenza alle urne è stata inferiore al 59%, in aumento rispetto alle
elezioni comunali del 2020, influenzate dal Covid, ma in calo rispetto
al 63,5% registrato nel 2014 con un'astensione record del 42% nel
secondo turno . Nel secondo turbo la partecipazione è scesa al 57,82%.
L'estrema destra francese, con il Rassemblement National di Marine Le
Pen che ha registrato il miglior risultato di sempre in queste elezioni
comunali, considerate un banco di prova per le elezioni presidenziali.
La sinistra moderata tiene nelle grandi città, Parigi si conferma la
roccaforte principale. Emmanuel Grégoire, candidato del Partito
Socialista e già vice della sindaca uscente Anne Hidalgo. La France
Insoumise (LFI) ha segnato un punto storico a Saint-Denis,
strappando il comune proprio ai Socialisti e diventando la forza egemone
nel principale centro dell'Île-de-France dopo la capitale. L'unico
centrista che può considerarsi soddisfatto è l'ex primo ministro Edouard
Philippe. Rieletto sindaco a Le Havre con oltre il 43 per cento,
Philippe ha blindato la sua leadership nel partito Horizons e,
soprattutto, la sua futura candidatura alle presidenziali. Il suo
successo contrasta con il declino dei candidati ufficiali di Macron, che
in molte province hanno perso voti a favore delle liste di destra.
Oltre 904.000 candidati si sono contesi le cariche elettive in circa
35.000 comuni in tutto il paese, dalle grandi città ai villaggi con
poche decine di abitanti. La campagna elettorale è stata in gran parte
oscurata dalla guerra con l'Iran e dalle sue conseguenze, in particolare
dall'impatto sui prezzi dei carburanti.
I risultati mostrano una relativa stabilità tra i principali blocchi
politici, con dodici città di destra nel 2026 (lo stesso numero del
2020), sei città di centro (una in più rispetto al 2020), 22 città di
sinistra (due in meno rispetto al 2020) e due città di estrema destra
(una in più rispetto al 2020).
i grandi sconfitti di queste elezioni sono innanzitutto gli
ambientalisti, che hanno mantenuto solo tre delle sette città che
guidavano prima di queste elezioni comunali. La destra e il centro si
sono rafforzate nelle città di medie dimensioni Tuttavia, estendendo
l'analisi a tutte le città con più di 10.000 abitanti la bilancia pende
a favore della destra e del centro, poiché sembra che i comuni
classificati a sinistra al netto delle liste locali, siano molto meno
numerosi nel 2026 rispetto al 2020. I comuni di "diversa sinistra" sono
solo 148 contro i 196 di sei anni fa. Nel 2026, i comuni classificati
come socialisti o unionisti di sinistra non superano i 129, contro i 141
del 2020. Il calo è particolarmente marcato per il Partito Comunista,
che nel 2026 conta solo 7 comuni con oltre 10.000 abitanti, dopo i 25
del 2020 controllati dal Ministero dell'Interno. I comuni con una
maggioranza eterogenea di destra, LR o UDI passano a 464, contro i 455
del 2020. I comuni guidati da un sindaco centrista (Rinascimento, MoDem,
Orizzonti) registrano un incremento e sono 177, contro i 200 del dato
nazionale e i suoi alleati ora controllano 37 città, rispetto alle nove
del 2020.
Particolarmente duro si profila il contrasto a sinistra prova ne sia che
il primo segretario del Partito Socialista, Olivier Faure, ha dichiarato
che Jean-Luc Mélenchon è "diventato un peso per la sinistra",
condannando, lunedì mattina su BFM-TV/RMC, gli "eccessi" e le "tendenze
antisemite" del leader de La France Insoumise. Comunque, come al solito,
la maggior parte dei partiti politici si è dichiarata vincitrice.
Slovenia
Nel paese sono andati al voto 2,1 milioni di cittadini. La coalizione di
governo uscente era formata dal Movimento per la Libertà liberale
(Gibanje Svoboda), dai Socialdemocratici (SD) e dalla sinistra
ecosocialista (Levica), il confronto elettorale è stato caratterizzato
da una polarizzazione estrema e dalla denuncia di episodi di corruzione
e interferenze straniere, in particolare di una società di faccendieri
israeliana a favore del partito di destra guidato da Janez Jansha, filo
trumpiano e legato a Victor Ornan.
La Slovenia ha scelto la continuità, ma lo ha fatto per il rotto della
cuffia e il partito del leader Robert Golob e del suo Movimento per la
Libertà (Gs) avranno bisogno di formare un governo di coalizione con i
partiti minori per governare.
"In un momento in cui i populisti in tutta Europa stanno lavorando per
indebolire le istituzioni democratiche, la Slovenia si distingue per
aver scelto una strada diversa, una leadership stabile, centrista e
filoeuropea, per contrastare le politiche di estrema destra.
Ungheria
Il 12 aprile gli ungheresi si recheranno alle urne per il rinnovo del
Parlamento, e per la prima volta dopo quattro mandati consecutivi di
dominio incontrastato, (16 anni) Viktor Orbán e Fidesz, il suo partito,
rischiano seriamente la sconfitta. Lo sfidante è PMagyar, un ex membro
del suo stesso partito, dal quale è uscito rivelando un caso Epstein in
tono minore, avvenuto nell'ambito dei sostenitori di Orban. Il transfuga
ha assunto la direzione nel 2024 del partito Tisza (acronimo di
Tisztelet és Szabadság, "Rispetto e Libertà,"), un movimento fondato nel
2020 fino ad allora irrilevante. Magyar ha intercettato quella parte di
elettorato, stanco del potere orbaniano e del sistema di potere che il
Premier ha costruito, circondandosi di parenti e clientes e organizzando
una rete economica finanziaria che lucra sugli appalti pubblici e
gestisce i lauti finanziamenti europei, accumulando copiosi patrimoni
personali e foraggiando una rete capillare di sostenitori. In tal modo è
riuscito a rivitalizzare un'opposizione tramortita da anni di batoste
elettorali e da una dura repressione attuata attraverso una legislazione
liberticida.
Di fronte al pericolo per il suo potere, Orban è corso ai ripari
agitando la bandiera del nazionalismo e ha individuato nell'Ucraina, e
nel finanziamento della sua guerra contro la Russia, i motivi che
dovrebbero spingere il popolo ungherese a continuare a sostenere la sua
politica. Orban ha avuto buon gioco nel ricordare che l'Ucraina
costringe con la forza, picchiandoli, ad arruolarsi e spedisce al fronte
a morire gli abitanti di lingua ed etnia ungherese della Transcarpazia,
regione che l'Ucraina ha incamerato, pur essendo questa una terra di
lingua, cultura e tradizione ungherese. Ha denunciato inoltre
l'interruzione del funzionamento dell'oleodotto dell'Amicizia Druzba che
rifornisce di petrolio russo Ungheria e Slovacchia come un'azione
contraria agli interessi economici dell'Ungheria, poiché priva il paese
dell'energia a basso costo indispensabile alla sua economia. Come
strumento di ritorsione, Orban nega il proprio consenso all'ingresso
dell'Ucraina in Europa e denuncia la corruzione del regime di Kiev,
sfruttando il sequestro ad opera dei doganieri ungheresi di un convoglio
della banca di Stato ucraina Oschadbank che trasportava 35 milioni di
euro, (40 milioni di dollari) e 9 kg d'oro, diretti in Svizzera,
attraverso il territorio nazionale, avanzando il sospetto che servissero
a finanziare la campagna elettorale del suo avversario.
Come si vede è in corso una battaglia all'ultimo sangue anche in
considerazione del fatto che il partito di Orban risulta in forte
svantaggio nei sondaggi più accreditati e che certamente l'Unione
europea sta facendo di tutto per ripetere l'escamotage utilizzato in
Romania per far vincere candidati ad essa favorevoli.
Certo il regime illiberale di Orban, la sua azione repressiva delle
libertà civili e democratiche, la negazione dello stato di diritto, la
sua politica sessuofobica e oscurantista, non suscitano alcuna simpatia,
come pure la legislazione sul lavoro che costringe i lavoratori
ungheresi a prestazioni di corvee obbligatorie e non retribuite a favore
degli imprenditori, ma non costituisce una certezza per Bruxelles
puntare su Magyar per neutralizzare Orban. Il candidato dell'opposizione
non è tenero nei confronti dell'Ucraina, né delle politiche e
dell'Unione europea: lo fa forse per opportunismo elettorale ma mantiene
una grande ambiguità sulle sue intenzioni future.
La Redazione
https://www.ucadi.org/2026/03/28/osservatorio-politico-10/
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