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(it) Italy, UCADI, #206 - LA FESTA E' FINITA (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sun, 10 May 2026 07:42:02 +0300
La pacchia è finita: Dubai, Abu Dabi, il Bahrain non saranno più le
stesse, anche se albergatori e operatori turistici faranno di tutto per
recuperare il terreno perduto, offrendo pacchetti vacanze per molto meno
dei 2500 euro a settimana, a folle di turisti che vogliono godersi una
vacanza al sole fuori stagione.
Il personale dei grandi hotel e dei resort è stato invitato a prendere
ferie retribuite, a causa della drastica riduzione degli ospiti che ha
ridotto notevolmente il lavoro quotidiano. ---- I continui bombardamenti
iraniani hanno fatto sì che quella che fino a pochi giorni fa era
considerata una meta privilegiata per imprenditori e investitori,
influencer, oligarchi di tutto il mondo, in fuga dopo aver depredato le
loro aziende, modelle e attrici, alla ricerca di facili carriere, un
territorio che costituiva un rifugio sicuro per capitali più o meno
puliti, anche grazie ad un regime fiscale estremamente favorevole, si è
oggi trasformato in un luogo insicuro dal quale fuggire. Ad accusare il
colpo non sono solo le classi dirigenti composte da Sovrani improbabili
di monarchie che si sono fidati della protezione statunitense per
prosperare ed arricchirsi e hanno assicurato sostegno al dollaro e
investimenti negli Stati Uniti, ma anche le popolazioni, in gran parte
composte da schiavi provenienti da tutti i paesi più poveri dell'Asia
che hanno sostituito una pressoché inesistente popolazione autoctona,
ottenendo in cambio garanzie di guadagni difficili ma impossibili nei
paesi di provenienza, garantiti dal fatto di operare in una bolla
speculativa nella quale potevano beneficiare di un apparente welfare
che, con la crisi del turismo, viene meno. Le risorse petrolifere e
gassifere non bastano da sole a garantire benessere economico e
occupazione di massa e per questa bolla di benessere del Golfo Persico
si prepara una crisi strutturale che sarà difficilmente superabile.
Niente più centri commerciali gremiti, le strade sono deserte e domina
la paura: sapientemente gli iraniani hanno preso di mira il distretto
finanziario vicino a Burj Khalifa con l'obiettivo di mettere in crisi
l'economia degli emirati arabi, mentre una delle torri delle Dubai
International Financial Centre, brucia a causa dell'impatto di un drone
iraniano e il distretto che ospita più di 1500 aziende oltre 50.000
lavoratori si spopola, brucia il più grande giacimento gassifero del
mondo. Molti fuggono appena possono, le aziende di ogni tipo riducono il
personale o chiedono che lavori in smartworking mentre voli incessanti
delle compagnie aeree partono pieni e ritornano vuoti, a caricare quelli
che sono rimasti, a chiudere conti e a trasferire in tutta fretta le
attività.
Disastro ecologico e crisi della logistica
A deteriorarsi, a causa della guerra, non sono solo le relazioni
economiche, le prospettive di sviluppo e la vita sociale, ma anche e
soprattutto l'ambiente. Particolarmente colpite sono le 33 isole del
Golfo Persico che si trovano al largo della costa settentrionale della
penisola arabica e che compongono il Regno del Bahrain. Spiagge una
volta affollate, sono ora deserte, mentre il mare una volta cristallino,
la fauna e la flora marina ricchissime e meravigliose, rischiano ora di
essere fortemente inquinate, fino ad essere compromesse a causa delle
perdite di petrolio che si riversano nel mare dalle petroliere colpite e
dagli impianti costieri distrutti, dai quali il petrolio veniva caricato
sulle navi. Pozzi di petrolio e di gas che bruciano inquinano l'aria.
Il paradiso propagandato in eleganti carnet turistici si sta sempre più
trasformando in un inferno, mentre le parti in conflitto non si fanno
scrupolo di risparmiare gli impianti di desalinizzazione che, fornendo
l'acqua, rendono possibile la vita, allontanando in prospettiva le
popolazioni e i turisti. Il blocco dello stretto di Hormuz, non solo per
quanto riguarda il traffico delle petroliere, ma anche quello delle navi
mercantili, riduce drasticamente la disponibilità di generi alimentari,
in considerazione del fatto che questa area non produce quanto è
necessario anche a livello essenziale per vivere e che tutto deve essere
importato, in una situazione in cui il traffico navale è, a livello,
praticamente inesistente.
Attualmente si calcola che siano più di 3200 le navi bloccate nel Golfo
che non riescono ad attraccare e non dispongono di sufficienti scorte di
viveri ed acqua.
Ma conseguenze ancora più gravi, se possibile, riguardano la logistica,
in considerazione del fatto che gli aeroporti di Abu Dhabi e Dubai sono
degli hub essenziali al traffico aereo sulle rotte fra l'Europa,
l'Australia e l'Estremo Oriente. La conflittualità che si sviluppa nei
cieli, il continuo arrivo di droni, la distruzione delle strutture
aeroportuali, o almeno di parti di esse, la riduzione dei servizi di
radar che sorvegliano e assicurano il traffico aereo, rendono l'uso di
questi scali impraticabile ed estremamente rischioso.
Non è un caso che le gare di Formula Uno previste in aprile, in Bahrain
e Arabia Saudita, ma anche le gare delle moto GP previste nel Qatar,
siano state cancellate. Forse non è la fine del mondo, ma certo comincia
a somigliarci. Quel che è certo è che è la fine di un mondo, quello
della bolla turistica-petrolifera sulla quale i paesi dell'area
prosperavano.
È certamente vero che quanto sta avvenendo danneggia, non solo i paesi
del Golfo Persico, ma anche l'Europa, che nel suo complesso, dopo aver
reciso i rapporti con la Russia per le forniture di petrolio e gas, si
approvvigionava di risorse energetiche in quest'area e ancor più
danneggia la Cina, il Giappone e i paesi dell'Estremo Oriente che sui
giacimenti iraniani e su quelli del Golfo, facevano conto per alimentare
le loro economie. Quel che è avvenuto ha fatto perdere agli Stati Uniti
quell'aureola di grande protettore della stabilità di questi paesi, al
punto che è più che probabile, a guerra finita, che i capitali di cui
questi paesi sono detentori, si guarderanno bene dal prendere la strada
degli Stati Uniti, realizzando gli investimenti promessi a Trump, anche
perché dovranno essere impiegati per finanziare la ricostruzione.
Indubbiamente ne approfitteranno Russia e Cina che avranno così
l'occasione di rientrare alla grande all'interno dell'area
mediorientale, determinandone i nuovi equilibri.
Comunque vada la guerra sul campo di battaglia, dal punto di vista
strategico, l'Iran ha già vinto la guerra.
G. L.
https://www.ucadi.org/2026/03/28/la-festa-e-finita/
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