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(it) Italy, FDCA, Cantiere #43 - Anarchici iraniani: «Continuiamo a organizzarci e a resistere» - Gabriel Fonten intervista il Fronte Anarchico (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 8 May 2026 09:08:20 +0300
Quando avete parlato l'ultima volta con Freedom, le proteste in Iran si
stavano rapidamente diffondendo e intensificando, ma cresceva anche la
repressione. Potete spiegare cosa è accaduto da allora e cosa ha fatto
il vostro collettivo? ---- Dalla nostra ultima intervista, la situazione
in Iran è cambiata in modo violento e senza precedenti. Proteste diffuse
in molte città sono state affrontate con una repressione severissima. Le
forze di sicurezza hanno attaccato i manifestanti usando munizioni vere;
migliaia di persone sono state uccise o ferite e decine di migliaia
arrestate. Un pesante clima di sicurezza si è diffuso in tutto il Paese.
Esistono inoltre rapporti e prove documentate che indicano come, nelle
attuali condizioni di guerra, alcuni detenuti vengano trattenuti in
luoghi esposti ai bombardamenti aerei e siano di fatto utilizzati come
scudi umani.
Nel mezzo di questa situazione, prima che il movimento avesse la
possibilità di riorganizzarsi, si è verificato un altro sviluppo: il 28
febbraio 2026 sono iniziati attacchi militari su larga scala da parte
degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran, colpendo centinaia di
obiettivi in tutto il Paese. Diversi alti comandanti e figure politiche
della Repubblica islamica sono stati uccisi in questi attacchi e il
Paese si trova ora in stato di guerra.
La struttura di potere della Repubblica islamica sta affrontando una
crisi seria, ma il futuro politico del Paese resta incerto e conteso.
Le forze statunitensi e israeliane hanno preso di mira numerosi siti in
Iran e, in questi attacchi, oltre agli obiettivi militari, sono stati
uccisi anche civili. Allo stesso tempo, la Repubblica islamica ha
utilizzato le proprie capacità missilistiche per colpire obiettivi nella
regione.
Questi scontri mettono in pericolo la vita di milioni di persone in
tutta l'area e finora centinaia di civili hanno perso la vita.
L'esperienza storica della regione mostra inoltre che l'intervento
straniero raramente ha portato a una reale libertà e ha spesso prodotto
nuove forme di dominio, instabilità e competizione geopolitica.
In queste condizioni, le nostre attività come anarchici sono continuate.
Abbiamo cercato di impedire che queste voci venissero messe a tacere nel
mezzo della repressione e della guerra documentando gli eventi,
pubblicando dichiarazioni, mantenendo reti di solidarietà internazionale
e trasmettendo all'esterno le voci dei lavoratori, delle donne e di
diversi settori della società.
Allo stesso tempo abbiamo posto una particolare attenzione
all'ampliamento delle discussioni sull'auto-organizzazione e
sull'organizzazione orizzontale nei quartieri, nei luoghi di lavoro e
nelle università, e alla connessione di questi nuclei con reti più ampie
di solidarietà sociale.
Crediamo che senza tali basi sociali ogni ondata di protesta resterà
vulnerabile alla repressione statale.
Le persone sono riuscite a difendersi dalla repressione che hanno subito?
In molti casi le persone hanno cercato di difendersi in modi diversi:
dalla creazione di reti di solidarietà per curare i feriti e assistere
le famiglie dei detenuti, fino a varie forme di resistenza nelle strade.
Tuttavia dobbiamo essere realistici: l'apparato repressivo della
Repubblica islamica è estremamente vasto e altamente organizzato, il che
ha reso difficile la difesa collettiva.
In queste condizioni, le persone hanno sviluppato metodi come la
dispersione rapida nelle strade, l'organizzazione anonima e il sostegno
reciproco all'interno dei quartieri. In alcune regioni, come il
Kurdistan e il Baluchistan, dove esiste una storia più lunga di
resistenza sociale, le comunità locali in alcuni casi sono state
maggiormente in grado di proteggersi. Nelle grandi città, invece, la
repressione è stata estremamente dura.
Il gruppo più vulnerabile resta quello dei prigionieri politici, in
particolare coloro che sono stati arrestati durante le proteste recenti,
detenuti in condizioni estremamente pericolose e tuttora esposti alla
minaccia di pesanti condanne o persino dell'esecuzione.
L'esperienza di questo periodo mostra che le reti locali di solidarietà
sociale possono svolgere un ruolo importante nella difesa collettiva e
nel sostenere la resistenza.
Quando abbiamo intervistato per l'ultima volta il Fronte Anarchico, il
governo iraniano aveva appena bloccato completamente Internet. Da allora
ci sono stati cambiamenti significativi nella vostra capacità di
comunicare e di accedere alla rete? Le persone sono riuscite ad aggirare
queste restrizioni?
Il governo iraniano continua a utilizzare i blocchi o le restrizioni di
Internet come uno dei suoi principali strumenti di repressione. Negli
ultimi anni, ogni volta che l'accesso alla rete è stato ampiamente
interrotto, ciò ha quasi sempre coinciso con violente repressioni e con
l'uso diretto delle armi da fuoco contro i manifestanti.
Con lo scoppio della guerra, i blackout di Internet sono stati
nuovamente applicati su larga scala, privando milioni di persone della
comunicazione online. Già prima della guerra, durante le proteste
recenti, le restrizioni alla rete erano diventate più severe e più
prolungate rispetto al passato, interrompendo per settimane la
comunicazione tra gli attivisti.
Tuttavia, le persone hanno acquisito una notevole esperienza e capacità
nell'aggirare queste restrizioni. Strumenti come i protocolli V2Ray e
applicazioni come Psiphon e Lantern sono ampiamente utilizzati e, ogni
volta che una connessione è disponibile, Telegram rimane una delle
piattaforme di comunicazione più importanti.
Anche l'Internet satellitare è diventato importante per alcuni
attivisti, anche se l'accesso resta limitato.
Allo stesso tempo, l'esperienza di questi anni ha mostrato che nessun
movimento sociale può fare affidamento esclusivamente su Internet. Il
vero fondamento di ogni movimento sociale si costruisce attraverso
relazioni dirette, fiducia reciproca e legami reali tra le persone.
Avete messo in guardia dal rischio che i monarchici (che rappresentavano
una piccola minoranza nelle proteste) cercassero di usare il movimento
come trampolino per il proprio progetto politico. In che misura pensate
che abbiano avuto successo?
Le correnti monarchiche hanno cercato di presentarsi come l'unica
alternativa politica, utilizzando piattaforme mediatiche sotto il loro
controllo e con il sostegno di alcuni governi stranieri. Reza Pahlavi e
i suoi sostenitori hanno tentato attivamente di proporsi come governo di
transizione e hanno ricevuto appoggio da alcuni media in lingua persiana
e da parte di alcuni governi occidentali.
Tuttavia, la reale base sociale di questa corrente all'interno dell'Iran
è molto più limitata di quanto suggerisca la sua presenza mediatica.
Molte delle persone che hanno partecipato alle proteste sono scese in
piazza contro tutte le forme di autoritarismo e non vedono nel ritorno
della monarchia una soluzione.
In realtà, una larga parte della società iraniana comprende molto bene
che sostituire una forma di autoritarismo con un'altra non è una
soluzione. Per questo continuiamo a sottolineare che il futuro della
libertà in Iran non risiede né nella restaurazione della monarchia né
nella continuazione di altre strutture autoritarie, ma nell'autogoverno
sociale e in forme democratiche di organizzazione della società.
Dal nostro punto di vista, la liberazione del popolo iraniano non può
essere il risultato di progetti imposti da potenze straniere. La libertà
può emergere soltanto dalla lotta e dalla volontà delle persone stesse,
e trasformare i movimenti sociali in strumenti delle rivalità tra Stati
finisce inevitabilmente per danneggiare la società.
C'è qualcos'altro che pensate i nostri lettori dovrebbero sapere sulla
situazione in Iran? E ci sono modi con cui possono offrire sostegno?
È importante capire che le persone in Iran non sono semplicemente
vittime passive di questa guerra. All'interno della società iraniana
esistono molti movimenti sociali: lavoratori, donne, studenti, comunità
etniche e attivisti anarchici che continuano a resistere e a
organizzarsi in condizioni estremamente difficili.
La società iraniana è complessa, multietnica e dinamica, e la lotta per
la libertà continua in molte forme. Ciò che conta di più è la
solidarietà internazionale tra i movimenti popolari, non il sostegno a
progetti statali o a soluzioni imposte dall'alto.
I lettori fuori dall'Iran possono svolgere un ruolo importante
amplificando e traducendo le voci indipendenti, organizzando iniziative
di solidarietà e contribuendo a rendere più visibili le lotte sociali in
Iran. Quanto più queste voci verranno ascoltate, tanto più sarà
difficile farle tacere.
Noi siamo qui. Continuiamo a organizzarci e a resistere.
Né i Mullah né lo Shah!
Donna! - Vita! - Libertà!
Questo articolo è stato pubblicato sul sito di Freedom il 10 marzo 2026
(https://freedomnews.org.uk/2026/03/10/iranian-anarchists-we-continue-to-organise-and-resist/).
https://alternativalibertaria.fdca.it/wpAL/
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