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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #36-25 - La Città dell'aerospazio non decolla. Torino 2 dicembre: boicottaggio all'Oval (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 17 Jan 2026 08:34:00 +0200
Alla decima edizione dell'Aerospace and Defence Meetings, il mercato
dell'industria aerospaziale di guerra appena conclusasi a Torino, c'era
chi stava dentro e chi stava fuori.
Dentro c'erano produttori, venditori, sponsor politici, fuori c'erano
gli antimilitaristi. ---- Fuori dall'Oval, fuori dal coro ---- Dopo il
grande corteo che il sabato precedente aveva attraversato il centro
cittadino, gli antimilitaristi erano decisi a mettersi di traverso
contro la guerra e chi la arma.
Il 2 dicembre l'appuntamento era di fronte all'ingresso dell'Oval, dove,
protetti da un ingente schieramento di polizia, dovevano entrare i
partecipanti alla convention, fiore all'occhiello della lobby armiera
subalpina.
Manifestanti armati di cartelli e striscioni hanno occupato la strada:
la polizia ha tentato senza successo di fermarli. Dopo pochi minuti le
auto dirette all'Oval hanno fatto retromarcia. I partecipanti sono stati
obbligati ad entrare all'Oval a piedi, alla spicciolata, da un passaggio
interno al Lingotto.
Per la seconda volta in 20 anni antimilitarist* hanno bloccato
l'ingresso ai mercanti d'armi.
Una bella manciata di sabbia è stata gettata negli ingranaggi di una
macchina mortale. Bisognerà moltiplicare l'impegno perché la macchina
sia fermata per sempre.
La narrazione istituzionale e mediatica dell'Aerospace and Defence
Meetings e della Città dell'aerospazio continua a nascondere dietro la
retorica dei viaggi spaziali, delle navicelle, degli esploratori di
Marte e della Luna, la realtà di un mercato e di un comparto produttivo
il cui fulcro sono le armi: cacciabombardieri, elicotteri da
combattimento, droni, sistemi di puntamento.
La cortina fumogena che nasconde la scelta di trasformare Torino in
capitale delle armi è stata in parte dissipata, coinvolgendo nelle
contestazioni studenti, ecologisti, lavoratori della formazione, oltre
ai gruppi che da anni lottano contro l'industria bellica.
Dentro l'Oval, un coro con qualche stonatura
Il più grande progetto di Leonardo per il settore aerospaziale in
Piemonte da tempo mostrava delle crepe. Gli Aerospace and Defence
Meetings sono stati la cornice luminosa per il lancio della Città
dell'aerospazio già nel 2021, quando Leonardo, forte di un unanime
appoggio istituzionale, annunciò che nei mesi successivi sarebbe partita
la costruzione di uno dei maggiori centri di ricerca ed innovazione nel
settore delle armi aerospaziali.
Nel 2023 alla nona fiera delle armi annunciarono la posa della prima
pietra, ma per altri due anni le erbacce hanno continuato a crescere tra
i muri egli edifici abbandonati. I primi segnali di (ri)apertura dei
giochi sono arrivati nel dicembre del 2024, quando dal cappello del PNRR
sono spuntati 17 milioni di euro destinati al centro ricerche del
Politecnico. I lavori di demolizione, della palazzina 37 dell'ex Alenia
Aermacchi, di pertinenza del Politecnico, cominciati a febbraio sono
fermi da mesi. In compenso tutto il complesso di corso Marche è stato
chiuso da nuove recinzioni e jersey sovrastati da filo spinato a
lamelle, per contrastare le numerose incursioni degli antimilitaristi.
L'ultima attuata il 4 novembre, con il blocco alla Thales Alenia Space.
Le ambigue dichiarazioni di Cingolani facevano intuire da tempo che
qualcosa stesse cambiando, che Leonardo non era disponibile ad impiegare
risorse proprie per il progetto.
La ricerca costa: anche i produttori del settore in maggior espansione a
livello planetario preferiscono cercare soldi pubblici per i loro
privatissimi affari. Per un secolo lo ha fatto la Fiat e le sue
successive incarnazioni societarie, oggi è il turno del settore bellico.
Pochi giorni fa, all'Oval è stato presentato un aggiornamento del
progetto sostenuto da Leonardo, Politecnico, Regione Piemonte, Comune di
Torino, Unione industriali e Camera di Commercio.
La parola chiave è "aggiornamento", che dimostra che il protagonismo di
Leonardo è più nelle parole che nei fatti.
Dopo cinque anni, annunciare trionfalmente l'apertura di quattro nuovi
laboratori con 30 addetti nella vecchia palazzina di corso Francia, è il
segno inequivocabile che le crepe nella Cittadella delle armi sono ormai
ben visibili.
Le dichiarazioni rilasciate lo dimostrano.
La palazzina 27 verrà ammodernata: quindi il bel progetto che campeggia
da anni in Comune si ridimensiona ma soprattutto cambia di segno,
trasformandosi in "Casa delle PMI", ossia un condominio di piccole e
grandi imprese, tutte ancora da imbarcare.
La Regione Piemonte dal canto suo sgancia 14 milioni per spingere
comunque la nascita della Cittadella delle armi.
Una buona ragione per rendere sempre più incisive le lotte antimilitariste.
m.m.
https://umanitanova.org/la-citta-dellaerospazio-non-decolla-torino-2-dicembre-boicottaggio-alloval/
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