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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #34-25 - Fango e solidarietà. Cronache dal Friuli sommerso (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 9 Jan 2026 09:45:59 +0200
Quando il telefono vibra all'alba di solito è una brutta notizia. E
infatti la voce di un compagno dall'altra parte arriva rotta,
tremolante: l'acqua gli sta invadendo la casa. A Versa in Friuli la
notte si è trasformata in un fiume e le persone si svegliano con i piedi
immersi nel fango. Non è una figura retorica, è la realtà: gente che
annaspa nel buio, cerca torce, con il cane che abbaia. ---- Le strade
intorno sono impraticabili. Non si può passare in auto. Arriveranno i
gommoni, più tardi. A Versa, le sirene restano quasi soffocate
dall'acqua che invade, spinge, scava, trascina via tutto ciò che non è
ben fissato. E anche ciò che sembrava stabile: la terra, le mura, i
ricordi, vengono risucchiati.
Nel frattempo, dalla collina di Brazzano di Cormons arriva una tragedia
che non sorprende chi aveva tenuto gli occhi aperti: una frana si
stacca, rovescia fango, detriti, case. Tre abitazioni sono distrutte. Si
contano due morti. Il collasso non è solo una questione di pioggia: è il
risultato di una cattiva gestione, di territorio fragilissimo, di scelte
politiche che ignorano l'urgenza di consolidare i versanti. Dietro quei
vigneti lussureggianti, dietro quel paesaggio da cartolina, si nasconde
un pendio che ha già dato segnali negli anni passati: una terra
massacrata dalla monocoltura della vite.
Chi segue attentamente gli allarmi meteorologici sa che non è la prima
volta che Brazzano si è dovuta preoccupare. Nei giorni scorsi, nei
gruppi degli appassionati di meteo e nei forum locali, molti hanno
evocato antichi segnali: non solo l'evento recente, ma anche quanto pare
essere successo tra il 2017 e il 2018 è tornato nei discorsi. In quegli
anni la collina aveva mostrato instabilità e, a quanto riferiscono gli
stessi abitanti, non tutte le promesse di manutenzione si erano
concretizzate. Anzi, alcuni interventi di consolidamento sembrano essere
rimasti più sulla carta che nei fatti. Una delle due vittime aveva
lanciato un avvertimento al Comune: "Qui verrà giù tutto", avrebbe
detto, temendo il cedimento della collina, poi puntualmente avvenuto.
Questo nodo è cruciale: non stiamo parlando di un disastro
imprevedibile. Se nell'ultimo decennio ci sono stati più episodi di
cedimento e inondazioni, è legittimo chiedersi se si sia veramente
voluto investire nella prevenzione o se si sia scelto di rimandare
finché non fosse troppo tardi. Vale la pena ricordare che la Regione ha
previsto interventi di consolidamento su quel versante di Brazzano già
dopo frane passate, ma non pare che quegli impegni siano bastati.
Confagricoltura denuncia che almeno una parte di questa emergenza poteva
essere evitata, se fosse stata garantita una manutenzione e sistemazione
costante e puntuale dei corsi d'acqua e degli argini, cosa peraltro
denunciata da anni da Enrico Tuzzi.
Se poi aggiungiamo il cambiamento climatico - con piogge sempre più
intense e improvvise - alla fragilità storica di questo territorio, con
i suoi pendii friabili e i suoi torrenti trascurati, otteniamo una
miscela esplosiva. Non si tratta solo di eventi meteorologici
"straordinari". Le infrastrutture sono costruite su premesse che non
valgono più: i modelli idrologici sono mutati, i bacini idrici non
gestiscono più la quantità d'acqua che ricevono, e le scarpate e i
torrenti vengono a essere sottoposti a una pressione crescente. Inoltre
il vigneto, al contrario del bosco, ha scarsa capacità regimante e può
generare elevato deflusso sottosuperficiale in grado di saturare il
suolo e causarne il collasso. Quando il suolo non respira e non drena,
quando la pioggia non ha più uno schema gentile, la terra ribolle sotto
i nostri passi.
E poi c'è il Mulino Tuzzi, poco lontano da qui accanto al torrente
Judrio, che ha subito anch'esso un colpo durissimo. Quel luogo non è
solo un'impresa: è un laboratorio di resistenza, un'idea di agricoltura
comunitaria con il Patto delle farine del Friuli Orientale, le
collaborazioni con i Gruppi di Acquisto Solidale: un ponte tra passato e
futuro. L'acqua ha invaso magazzini, macchinari, spazi di lavoro, ha
sporcato tutto di fango e dolore. In poche ore, un sogno collettivo si è
trovato di fronte a una montagna di detriti. Ma la risposta non è stata
solo lo sgomento: ci si è rimboccati le maniche. Subito sono intervenuti
tra gli altri solidali anche libertarie: da Caffè Esperanto di
Monfalcone, Germinal di Trieste, Laboratoria Transfemminista Queer di
Udine. È nato anche un crowdfunding per tenere in piedi il mulino, per
ricominciare da dove la furia ha provato a cancellare: "Sosteniamo il
Molino Tuzzi dopo l'alluvione" sulla piattaforma Produzioni dal basso.
A Versa la devastazione è arrivata ancora dal torrente Judrio. È
esondato, ha invaso case, terreni, vite. Centinaia di persone sui tetti
e poi evacuate, animali morti, notti passate lontano da casa o in
palestra, telefoni che non funzionano, corrente saltata, il continuo
rombo dei generatori. E la paura non è solo per l'acqua: alcuni abitanti
temono che la furia del fango abbia polverizzato e disperso in aria
materiali pericolosi come l'amianto. È una paura vecchia, radicata,
legata a vecchie condotte che dovevano essere bonificate da tempo.
Nel mezzo della distruzione però c'è anche una forza che non molla. I
vicini che portano thermos di caffè, chi arriva con le pale per spalare,
ragazzi con gli stivali troppo grandi per loro che vogliono dare una
mano. Solidarietà fatta di gesti piccoli, concreti: un libro
antifascista salvato dal macero, una sciarpa con la "A" cerchiata
salvata dall'acqua sporca. È memoria, è identità, è resistenza.
Le istituzioni passano tra fotografi e telecamere. A Versa c'è una
protesta dei residenti al grido di "buffoni". Si contestano le
inadempienze e le promesse non mantenute richiamando la precedente
alluvione del 1998. Sono i carabinieri a contenere lo sdegno. I media
taglieranno queste scene.
Chi è rimasto nel fango resta stupito da come l'allerta non sia arrivata
prima. Con le mani sporche, intanto, riflette su cosa voglia dire
veramente ricostruire. Non è solo pulire case e strade, ma rimettere al
centro la sostenibilità, la prevenzione, la partecipazione. Se tornerà
qualcosa, non sarà grazie a chi arriva dall'alto per farsi riprendere,
ma grazie a chi spalava fango, curava relazioni, non mollava la bandiera
rossonera nell'angolo bagnato.
Alla fine della giornata, quando il sole cala e il fango sembra
liquefare sotto le scarpe, resta una frase appuntata da uno di noi, uno
che il mulino lo vive ogni giorno:
«C'è chi ha amici in alto, ma basta osservarlo: il sole sorge sempre dal
basso».
E allora eccolo il punto. Se qualcosa risorgerà - le case, i mulini, le
comunità - non sarà grazie ai giri in elicottero di governatori ed
onorevoli con le loro passerelle mediatiche, le loro promesse. Sarà
grazie a chi c'era a bagnarsi fino alle ossa, a chi dava una mano, a chi
portava una pala, a chi teneva viva la solidarietà anche quando tutto il
resto crollava trascinato nel fango.
Luca - Caffè Esperanto
https://umanitanova.org/fango-e-solidarieta-cronache-dal-friuli-sommerso/
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