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(it) Italy, UCADI, #202 - Cosa c'è di nuovo - Genocidio in Palestina: la mattanza continua (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 9 Jan 2026 09:45:52 +0200
Il "piano di pace" di Trump ha avuto l'effetto desiderato di far calare
il silenzio sul genocidio dei palestinesi, dimostrandosi più efficace
dell'estromissione della stampa da Gaza messa in atto dal governo
israeliano. Dietro il ritiro dell'esercito israeliano dal terreno di
guerra c'è la continuazione della repressione dei palestinesi di Gaza
attraverso molteplici strumenti che vanno dalle uccisioni mirate, ad
oggi più di 300 a partire dalla tregua, al dissesto delle strutture
sanitarie e abitative e alla fame. Rifornimenti e generi alimentari,
medicine arrivano dalla striscia con il contagocce e la loro
distribuzione è incerta e problematica e costringe la popolazione
battersi ogni giorno per procurarsi di che vivere. Queste condizioni
provocano l'inarrestabile degrado delle condizioni di vita dei
superstiti alle bombe e ai proiettili di ogni tipo.
Le condizioni di invivibilità sono aggravate dal sopravvenire
dell'inverno che rende impossibile o quanto meno problematico, vivere in
tende di fortuna, in ripari spesso costituiti da detriti recuperati qui
e là, ad una popolazione stremata e indebolita dalle privazioni e dalla
guerra.
Il fatto che ufficialmente non si spari più o almeno non lo si faccia
con la stessa determinazione, crudeltà e sistematicità con la quale lo
si faceva fino a qualche giorno fa, ha sottratto la questione
palestinese all'attenzione del mondo e questo mentre all'ONU le grandi
potenze hanno approvato il piano Trump dopo un presumibile scambio di
favori e concessioni in difesa dei loro rispettivi interessi.
È apparso a tutti chiaro che i palestinesi non altra difesa che
l'opinione pubblica internazionale che fino a quando la questione è
stata mantenuta sotto l'attenzione dei media si è mobilitata, mentre ora
sembra essere passato il messaggio che tutto è risolto, quanto invece la
mattanza continua, non solo ma si è estesa in modo sistematico alla
Cisgiordania dove bande di criminali, formate dai coloni, protetti e
armati dall'esercito israeliano, uccidono, saccheggiano, incendiano,
cercando di impedire quelle minime attività economiche come la raccolta
delle olive o la pastorizia che sono tuttavia vitali per i contadini che
abitano quelle terre.
Lo scopo è chiaro: creare una condizione di insicurezza e di
invivibilità sempre maggiore, in modo tale da spingere la popolazione ad
allontanarsi e a cercare rifugio altrove, pur di guadagnare un minimo di
pace e di vivibilità. In tutto questo clima gli aiuti internazionali
calano come viene meno l'attenzione dell'opinione pubblica che era
quella che aveva sostenuto la loro causa.
Sembra che ai palestinesi non sia rimasta altra strada che quella
dell'ombrello offerto dal Regno Saudita che, pur di controbilanciare lo
straripante potere di Israele nell'area, ha offerto agli Stati Uniti e
all'insaziabile appetito di Trump grandi opportunità di guadagno e tanti
investimenti da costituire una proposta irrinunciabile.
La condizione posta da Bin Salman durante i suoi incontro con Trump alla
Casa Bianca sembra andare verso la creazione dei due Stati in Palestina,
ma la promessa ottenuta è tutta da verificare e la sua attuazione
dipende dalla forza della lobby di sostegno al governo israeliano che,
pur se indebolita dalle nefandezze messe in atto dal governo di Israele,
è ancora abbastanza potente per condizionare il governo degli Stati
Uniti. Ora che la questione palestinese sembra entrata nelle
negoziazioni internazionali tra le potenze che si preparano a gestire un
mondo multipolare, gli spazi di manovra per sostenere la causa
palestinese sembrano essere più ristretti che mai.
L'ultima ciliegina sulla torta sembra essere l'amnistia e il perdono da
concedere a Netanyahu da parte del Presidente della dello Stato
d'Israele su richiesta di Trump, come condizione non derogabile per
continuare ad ottenere l'appoggio e il sostegno del potente alleato
statunitense. Per continuare a ricevere le risorse economiche necessarie
a permette ad Israele di superare la crisi economica provocata dalla
guerra prolungata e della rapida diminuzione delle sue capacità
produttive occorre comunque osservare una certa disponibilità verso le
politiche USA. Tuttavia la crisi dello Stato di Israele sembra
precipitare a causa dell'esodo dal paese di molti quadri dirigenti e
personale in possesso di capacità tecnico scientifiche, disgustati e
preoccupati dal degrado complessivo delle istituzioni israeliane.
https://www.ucadi.org/2025/11/30/cosa-ce-di-nuovo-genocidio-in-palestina-la-mattanza-continua/
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A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
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(en) US, BRRN: International Statement: Solidarity with the Struggle Against War in Sudan (ca, de, fr, it, pt, tr)[machine translation]
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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #34-25 - Fango e solidarietà. Cronache dal Friuli sommerso (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
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