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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #11-26 - Incrociare le braccia, intrecciare le lotte. Attacco agli scioperi nella logistica (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Sat, 9 May 2026 07:31:05 +0300
Il ministro Piantedosi lo aveva detto esplicitamente oltre un anno fa,
rispondendo a un'interrogazione sui blocchi nei centri logistici della
grande distribuzione e annunciando l'intenzione di introdurre un nuovo
reato con pesanti sanzioni penali (fino a 2 anni di reclusione) per
chiunque avesse impedito la libera circolazione di merci. Un illecito
amministrativo trasformato in reato: tutto questo allo scopo di colpire
specificamente le proteste organizzate, spesso senza preavviso, a
ridosso delle più importanti piattaforme distributive. Insomma un
attacco contro i blocchi nella logistica organizzati da alcuni sindacati
di base in quello che è da qualche anno uno dei settori lavorativi più
combattivi.
Il reato era stato effettivamente introdotto con il primo Decreto Legge
"Sicurezza" 48/2025. Ora è la volta di un nuovo attacco ai lavoratori
della logistica e alle organizzazioni sindacali di base, questa volta
sferrato dalla cosiddetta Commissione "di garanzia" (ma sarebbe più
corretto definirla commissione "ammazzascioperi").
L'Italia dispone di una delle legislazioni antisciopero più restrittive
d'Europa (Leggi 146/90 e 83/2000), come evidenziato recentemente anche
dal Comitato europeo dei diritti sociali (UE).
Una normativa creata all'epoca, nell'ultimo decennio del secolo scorso,
per contenere la diffusione del sindacalismo di base; ma norme
peggiorative sono in agguato, e comunque la Commissione "di garanzia"
sopperisce con zelo, interpretando le leggi esistenti in maniera sempre
più restrittiva.
Già nello scorso dicembre erano state comminate pene pecuniarie ai
sindacati che avevano indetto lo sciopero generale del 3 ottobre 2025
contro il genocidio a Gaza e a sostegno della Sumud Flotilla, bloccata
in acque internazionali dalla marina israeliana. Il pretesto era il
mancato preavviso. In questo caso era stata sovvertita una
giurisprudenza consolidata che aveva riconosciuto legittimi scioperi
analoghi in occasione sia dell'inizio della prima guerra nel Golfo, sia
contro la partecipazione dell'Italia alla guerra in Jugoslavia (i famosi
bombardamenti su Belgrado voluti dal "compagno" D'Alema nel 1999).
Ma non si contano più i casi di scioperi nei trasporti dichiarati
illegittimi per motivi spesso risibili, come la concomitanza con le
Olimpiadi invernali o persino con la fiera del cioccolato di Perugia.
Questo livore nei confronti dei lavoratori dei trasporti e della
logistica si spiega facilmente, nell'attuale clima italiano di guerra
latente, con la frase di un generale americano (fatta propria dal
commissario UE per la difesa Andrius Kobilius): "la fanteria vince le
battaglie, ma è la logistica a vincere le guerre".
Dall'inizio della guerra in Ucraina è in atto una progressiva ma rapida
militarizzazione delle ferrovie e dei trasporti (UN ne ha parlato in
diversi articoli) e il recente blocco dello stretto di Hormuz ha
dimostrato plasticamente i danni all'economia mondiale che possono
essere provocati dall'interruzione della circolazione di merci fondamentali.
Ora è la volta della delibera 26/88 (11 marzo 2026) della Commissione
che estende alla logistica le limitazioni previste dalle leggi
antisciopero, equiparandola di fatto ai servizi pubblici essenziali,
introducendo obblighi rigidi di preavviso, imponendo le procedure di
raffreddamento e definendo le prestazioni indispensabili nei vari
segmenti lavorativi della movimentazione delle merci, dalla ricezione,
allo stoccaggio, alla distribuzione delle stesse.
Una torsione interpretativa favorita dal servilismo di CGIL-CISL-UIL,
che nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro "Logistica, Trasporto
merci e Spedizione" (rinnovato a dicembre 2024) hanno espressamente
accettato questa formulazione sotto la voce "Servizi essenziali da
garantire":
"Le parti si danno atto che, conformemente agli orientamenti espressi
dalla Commissione di Garanzia sugli Scioperi, la necessità di garantire
il regolare approvvigionamento dei beni di cui sopra comprende, oltre al
trasporto, l'intera filiera logistica, dalla movimentazione al deposito,
dalla custodia alla conservazione".
Una definizione così ampia che consentirebbe di imbrigliare qualsiasi
sciopero.
In questo giro di vite incide molto il fatto che il comparto della
logistica è uno dei settori più conflittuali. Un comparto in cui le
condizioni di sfruttamento sono bestiali, i contratti nazionali di
lavoro sono carta straccia (nella totale indifferenza degli stessi
sindacati concertativi che li hanno sottoscritti), il ricorso massiccio
al subappalto e al finto lavoro autonomo permette di spremere
ulteriormente una manodopera prevalentemente immigrata.
Un clima di ipersfruttamento che ha prodotto lo sviluppo del
sindacalismo di base e begli esempi di lotta e solidarietà operaia che
si è cercato di stroncare in ogni modo, con la violenza omicida ma anche
per via penale. Basti qui ricordare il caso dei sindacalisti di base di
Piacenza incriminati nel 2022 per "associazione a delinquere", per aver
svolto la loro attività in modo doverosamente conflittuale (non è una
novità nella storia italiana: fin dalla Prima Internazionale veniva
utilizzato il reato di "associazione di malfattori" contro anarchici e
"sovversivi" in generale).
Un nuovo tassello quindi nella repressione, che si unisce alle ultime
norme securitarie varate (da ultimo il secondo Decreto legge "Sicurezza"
ora all'esame del Parlamento per la conversione in legge) e a quelle in
preparazione, contro cui è necessario mobilitarsi con forza. È
necessario estendere le lotte, per fermare la corsa del paese verso la
guerra e lo stato di polizia, per garantire la libertà di tutte e di tutti.
Mauro De Agostini
https://umanitanova.org/incrociare-le-braccia-intrecciare-le-lotte-attacco-agli-scioperi-nella-logistica/
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