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(it) Italy, FAI, Umanita Nova #10-26 - Salute e clima: si apre un altro fronte? Stiamo freschi - Il taccuino della crisi climatica (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Thu, 7 May 2026 07:24:31 +0300
L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) stima oltre 250mila decessi
annui in più, nel mondo, a causa del cambiamento climatico per il
periodo 2030-2050. Nel definire i confini entro i quali considerare
l'impatto della crisi climatica come concausa di problemi alla salute
umana, ho escluso le morti causate da eventi meteorologici estremi, così
come quelle che colpiscono i migranti climatici che, attraversando
tratti di mare, valichi alpini, deserti o affrontando i trafficanti di
esseri umani, sono indubbiamente esposti a un rischio maggiore. Allo
stesso modo non ho preso in considerazione i casi di malnutrizione
conseguenti alla perdita dei raccolti determinata dalle anomalie
meteorologiche e "l'insicurezza alimentare" che colpisce quella fascia
di popolazione che, economicamente più fragile, non solo si confronta
con la ridotta disponibilità, dal punto di vista quantitativo degli
alimenti base della propria dieta, ma subisce anche gli aumenti di
prezzo determinati dalle regole dei mercati internazionali che, di
fatto, ne limitano ulteriormente l'accessibilità.
Quelle appena elencate sono tutte conseguenze che incidono e incideranno
pesantemente sul benessere, sulla salute e sulla vita stessa delle
persone, ma, su questa pagina del taccuino, ci concentriamo sugli
aspetti direttamente collegati a specifiche patologie.
Nel 2021 oltre 200 riviste mediche hanno pubblicato un editoriale
congiunto, di cui non si conoscono precedenti, che sollecitava l'azione
dei leader mondiali: "La scienza è inequivocabile, un aumento di 1,5 °C
a livello globale rispetto alla media pre-industriale e la continua
perdita di biodiversità, rischiano di provocare un danno catastrofico
alla salute da cui sarà impossibile tornare indietro".
Di caldo si muore
Nell'estate del 2022, tra i 60.000 e i 70.000 decessi prematuri in
Europa sono stati attribuiti al caldo; se si sommassero i dati
dell'estate 2023 si supererebbe la cifra di 100.000. I rischi da ondate
di calore per la popolazione sono già da qualche tempo a livelli critici
nell'Europa meridionale. Le ondate di calore si verificano quando si
registrano temperature molto elevate per più giorni consecutivi, spesso
associate a tassi elevati di umidità, forte irraggiamento solare e
assenza di ventilazione.
Rischiano di più coloro che si trovano costretti, per lavoro, a
permanere all'esterno o coloro che non si possono permettere impianti di
raffrescamento e un adeguato isolamento termico dell'abitazione, come
pure gli anziani e i bambini, nei quali la capacità termoregolatrice del
corpo è più limitata. A dimostrazione dell'incrementato rischio
ricordiamo che ogni estate il Ministero della Salute attiva il Sistema
nazionale di previsione allarme, con il supporto tecnico-scientifico del
Dipartimento di Epidemiologia del SSR Regione Lazio, Centro di
competenza del Dipartimento della Protezione Civile.
Il sistema permette la previsione, sorveglianza e prevenzione degli
effetti delle ondate di calore sulla salute della popolazione,
monitorando 27 città italiane: Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia,
Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone,
Genova, Latina, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara,
Reggio Calabria, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona, Viterbo.
Per ogni specifica area urbana, sono rilevate le condizioni
meteo-climatiche che possono avere un impatto significativo sulla salute
dei soggetti vulnerabili.
Il sistema prevede un livello di pre-allerta dei servizi sanitari e
sociali e due successivi livelli di allerta che scattano in base alle
temperature misurate alle ore 8 e alle ore 14, oltre che in relazione
alle temperature percepite. Le temperature percepite sono un parametro
del cosiddetto disagio bioclimatico che tiene conto della temperatura
dell'aria e dell'umidità relativa.
Il caldo causa problemi alla salute nel momento in cui altera il sistema
di regolazione della temperatura corporea. Normalmente, il corpo, che
non dovrebbe trovarsi a una temperatura esterna superiore ai 37°C, si
difende attraverso la vasodilatazione e la sudorazione, ma in certe
condizioni fisiche e ambientali questo non è sufficiente. A temperature
elevate associate ad alti tassi di umidità, infatti, muscoli e cellule
cardiache entrano in sofferenza, al cuore è richiesto di pompare più
sangue e con il sudore vengono eliminati sodio, potassio e altri
minerali fondamentali per il corretto funzionamento dell'organismo.
Condizioni di caldo estreme, inoltre, possono determinare un
aggravamento delle condizioni di salute di persone con patologie
croniche preesistenti.
Peggioramento dello stato di salute
Un'esposizione prolungata a queste condizioni può provocare quindi
disturbi lievi, come crampi, svenimenti, edemi, o di maggiore gravità,
come congestioni, colpi di calore, disidratazione. Con un minimo
approfondimento ci riferiamo a:
Insolazione: causata da un aumento della temperatura corporea per
insufficiente capacità di termoregolazione. Si manifesta per esposizione
prolungata alle radiazioni solari, in modo particolare nelle giornate
estive molto calde con assenza di vento.
Crampi: causati da una perdita di sodio, dovuto alla sudorazione, e ad
una conseguente modificazione dell'equilibrio idrico-salino.
Edema: originato da una ritenzione di liquidi negli arti inferiori come
conseguenza di una vasodilatazione periferica prolungata.
Disidratazione: determinata da una perdita di acqua dall'organismo
maggiore di quella introdotta, il che si ripercuote negativamente su più
funzionalità dell'organismo.
Patologie renali: L'esposizione al caldo estremo può portare a
insufficienza renale acuta dovuta a disidratazione. Nei soggetti con
esposizione cronica al calore (ad es. lavoratori agricoli), può
contribuire a insufficienza renale cronica.
Effetti sulla pressione arteriosa: Le persone ipertese e i cardiopatici,
soprattutto se anziani, ma anche molte persone sane, possono manifestare
episodi di diminuzione della pressione arteriosa.
Stress da calore: è causato da un collasso dei vasi periferici con un
insufficiente apporto di sangue al cervello.
La sintomatologia può insorgere in un ambiente eccessivamente caldo,
specie in soggetti non acclimatati, con una ridotta efficienza cardiaca
(insufficiente compenso in occasione di una diffusa vasodilatazione
periferica) a causa di un diminuito volume sanguigno per disidratazione.
Se non è diagnosticato e trattato immediatamente, può progredire fino al
colpo di calore.
Colpo di calore: si verifica quando la fisiologica capacità di
termoregolazione è compromessa, ossia quando ci si trova esposti ad una
temperatura troppo alta, associata ad un elevato tasso di umidità e alla
mancanza di ventilazione. Si può avere perdita di coscienza. La
temperatura corporea aumenta rapidamente (in 10-15 minuti) fino anche a
40-41° C ed è seguita da un possibile malfunzionamento degli organi
interni, che può portare alla morte.
Anche se meno gravi, sono in crescita, come diretta conseguenza dei
cambiamenti climatici, le allergopatie respiratorie. I periodi caldi
dell'anno si allungano e intensificano, con una più ampia forbice
temporale per l'impollinazione di diverse specie di piante. In questo
modo le allergie perdono la stagionalità a cui eravamo abituati,
presentandosi anche in altri periodi. Alla crescita delle temperature si
correla poi anche una maggiore proliferazione di muffe e funghi, che
nelle persone allergiche possono provocare sintomi come asma o rinite.
Ampliamento della diffusione di malattie infettive
In un clima che cambia, stanno cambiando anche la frequenza e la
distribuzione di molte malattie infettive: le condizioni climatiche
stanno diventando sempre più adatte alla trasmissione di molteplici
agenti patogeni, influenzando direttamente le loro caratteristiche
biologiche (come crescita, sopravvivenza e virulenza), e dei loro
vettori, e favorendo indirettamente la trasmissione attraverso la
modifica degli ecosistemi e i cambiamenti nel comportamento umano.
L'aumento delle temperature e delle precipitazioni può promuovere una
serie di infezioni, da quelle trasmesse da vettori, a infezioni
enteriche, alle malattie parassitarie (The Lancet Microbe, 2021).
L'Italia, per la sua collocazione geografica tra nord Africa ed Europa,
è particolarmente interessata dalle varianti climatiche. Il clima umido
e le lunghe stagionalità calde hanno aumentato la presenza delle
zanzare, come la zanzara tigre, e con esse, s'innalza il rischio di
diffusione di virus che le usano come vettori. Così malattie un tempo
confinate alle zone umide si manifestano più frequentemente. Qualche
esempio: la West Nile Fever (WNF), infezione virale veicolata dagli
uccelli e potenzialmente neuro invasiva, che nel 2023 ha registrato un
notevole incremento di incidenza; la Chikungunya, caratterizzata da
febbre e dolori articolari debilitanti; la Dengue, di cui sono stati
registrati casi autoctoni in Lombardia; la leishmaniosi; la borreliosi
di Lyme, trasmessa dalla zecca Ixodes ricinus, la cui presenza non si
riscontra più solo nelle aree del bosco ma anche nei parchi; e infine la
malaria, il cui plasmodio è trasmesso dalle punture delle zanzare del
genere Anopheles.
Tra le altre malattie infettive che si diffondono con maggiore facilità,
ci sono anche quelle che vengono trasmesse dalle acque contaminate:
dalla febbre tifoide al colera, alla salmonella, un problema che
riguarda soprattutto le zone interessate da alluvioni. Anche l'acqua del
mare con l'innalzamento delle temperature può nascondere insidie e
rappresentare un pericolo per il pescato. In acque più calde infatti
proliferano maggiormente i batteri vibrioni, che, se ingeriti con il
pesce o i molluschi, possono provocare sintomi diarroici.
Poi ci sono anche quelle conseguenze ancora poco studiate perché legate
a dinamiche meno indagate, che potrebbero aprire scenari ulteriormente
problematici. Le variazioni del clima contribuiscono infatti a
modificare le abitudini di determinate specie animali, da quelle
precedentemente stanziali, che migrano verso nuove aree, ad altre
abituate a migrare verso zone più calde che, con l'innalzamento delle
temperature, non sono più spinte a farlo. Questi fenomeni possono
portare specie animali che non avevano mai avuto contatti a convivere
negli stessi territori, con la condivisione di patogeni e l'eventuale
sviluppo di nuove patologie, ma possono contribuire anche al
prolungamento del ciclo vitale di un parassita su un determinato
animale, con un maggior rischio di diffusione.
La crisi climatica agisce quindi come un moltiplicatore di rischi
sanitari che, nel breve termine, possono essere contenuti attraverso
l'implementazione delle strategie di prevenzione, dalla sorveglianza
attiva sulla diffusione dei nuovi patogeni e da un generale adeguamento
dell'impegno di risorse nel settore della tutela della salute. Peccato
che nel "panorama" mondiale la tendenza sia quella d'imporci un aumento
delle spese militari con il parallelo taglio della spesa dedicata alla
sanità pubblica. Ancora una volta, a pagare il prezzo più elevato
saranno soprattutto i soggetti più vulnerabili, quelli che, nella
società delle disuguaglianze, si trovano relegati nel settore degli
"svantaggiati".
MarTa
Sitografia
https://www.infezioniobiettivozero.info/8-infezioni/154-impatto-del-cambiamento-climatico-sulla-salute-e-sulle-malattie-infettive.html
https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/non-solo-cancro/ambiente-e-salute/i-cambiamenti-climatici-danno-la-spinta-alla-diffusione-dei-virus
https://www.wwf.it/pandanews/ambiente/emergenze/crisi-climatica-minaccia-salute/
https://www.msdmanuals.com/it/professionale/news/editorial/2025/10/09/15/07/environmental-effects-of-climate-change-on-human-health
https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/altre-news/morire-di-caldo-in-europa-47-mila-decessi-nellestate-2023
https://umanitanova.org/salute-e-clima-si-apre-un-altro-fronte-stiamo-freschi-il-taccuino-della-crisi-climatica/
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