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(it) Italy, FDCA, Cantiere #41 - 27 gennaio, Giorno della Memoria: ci siamo davvero liberati dai lager? - Carmine Valente (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Sat, 7 Mar 2026 09:47:30 +0200


Per stigmatizzare l'immane tragedia della Shoah e dello sterminio scientifico di "zingari", persone con disabilità, omosessuali, prigionieri di guerra e oppositori politici potevamo usare dure parole di esecrazione o riportare i racconti dei sopravvissuti, ma come spesso accade la freddezza dei numeri ci permette di cogliere gli avvenimenti nella loro cruda realtà, spazzando via ogni colpevole negazionismo

Vittime ebree Metodo di uccisione

Circa 2 700 000 Campi di sterminio, nelle camere a gas; per campo di concentramento:

Circa 1 000 000 Auschwitz-­Birkenau

Circa 925 000 Treblinka

Circa 435 000 Belzec

Almeno 167 000 Chelmno

Almeno 167 000 Sobibor

Circa 2 000 000 Fucilazioni di massa e altri massacri

Tra 800 000 e 1 000 000 Violenze arbitrarie nei ghetti, campi di lavoro e campi di concentramento

Almeno 250 000 Altre uccisioni al di fuori di campi e ghetti

.In totale, sulla base dei documenti nazisti e dei dati demografici di prima e dopo la Shoah, si stima che i nazisti, i loro alleati e i loro collaboratori abbiano ucciso 6 milioni di ebrei. Come si vede dai dati qui sopra, non soltanto nei cinque campi di sterminio creati con l'obiettivo specifico di uccidere gli ebrei tramite l'avvelenamento da gas, ma anche con fucilazioni di massa e massacri in più di 1 500 città, cittadine e villaggi occupati in tutta l'Europa dell'est; tramite la privazione deliberata degli adeguati mezzi di sostentamento, malattie, trattamenti brutali e atti di violenza arbitraria compiuti nei ghetti, nei campi di lavoro e nei campi di concentramento; infine al di fuori di ghetti e luoghi di prigionia con atti di violenza e privazioni, come uccisioni durante proteste antisemite, esecuzioni individuali e di partigiani, morti e uccisioni nel corso di trasferimenti da e verso campi di prigionia, sia durante marce forzate che su treni e navi. Tuttavia la ferocia nazista e dei suoi alleati, tra il 1933 e il 1945, non colpì solo il popolo ebraico, ma si abbatté anche su milioni di persone non ebree per motivi biologici, razziali, politico­-ideologici.

Vittime non ebree Appartenenza

Circa 3 300 000 Prigionieri di guerra sovietici

Circa 1 800 000 Polacchi (etnici) non ebrei

Più di 310 000 Civili serbi uccisi dalle autorità ustascia dello Stato Indipendente di Croazia

Almeno 250 000 (alcune stime arrivano a 500 000)

Uomini, donne, bambine e bambini rom e altre persone etichettate in modo dispregiativo "zingari"

Tra 250 000 e 300 000 (di cui almeno 10 000 bambini)

Persone con disabilità in cura presso strutture pubbliche e case di cura

Decine di migliaia

Oppositori e dissidenti politici tedeschi

Circa 35 000 Tedeschi imprigionati nei campi di concentramento come "criminali professionisti" e "asociali"

Circa 1 700 Testimoni di Geova che si sono rifiutati di prestare servizio militare

Centinaia o migliaia Uomini omosessuali o bisessuali, o accusati di omosessualità

Numero sconosciuto (si stima nell'ordine delle migliaia) Persone nere in Germania

I numeri nella loro asettica realtà ci proiettano in una bolgia infernale al cui confronto romanzi distopici come 1984 di Orwell appaiono come rappresentazioni bucoliche.

Eppure non ci dicono delle paure, della solitudine, della difficoltà di raccontare l'indicibile che molti sopravvissuti si portarono addosso per tutta la vita.

Eppure queste ombre del passato che sembravano seppellite nel ricordo, oggi ritornano e seminano nuovo odio e nuove sofferenze.

Allora non è una domanda peregrina chiedersi da dove nasce tanta "cattiveria" che con il metro dell'oggi sembra inconcepibile.

Prima di scandagliare le ideologie che a cavallo di XIX e XX secolo costituirono il brodo di cultura sul quale si innestò l'aberrazione nazista della soluzione finale, vediamo seppure solo per accenni quali furono gli antecedenti di questo pensiero che ha attraversato la storia dell'umanità.

La selezione artificiale degli esseri umani venne suggerita almeno fin dai tempi dell'antica Grecia, in cui era conosciuta come un costume usuale (tramite l'esposizione dei neonati non sani); qualsiasi figlio appena nato avrebbe potuto essere abbandonato dai genitori secondo il proprio libero arbitrio.

Secondo Plutarco, nell'antica Sparta questo fatto era una pratica istituzionale regolata dallo Stato con l'intento di selezionare fin dalla nascita i futuri cittadini, che avrebbero dovuto essere sani e forti per poter difendere la polis.

Sebbene gli studiosi contemporanei ritengano che Plutarco abbia esagerato queste affermazioni e che l'esposizione dei neonati fosse tollerata, ma non istituzionalizzata, il mito di Sparta di forza e disciplina ha condizionato negativamente il mondo occidentale.

Ma una tale idea di selezione dei nascituri aveva tra i suoi sostenitori dotti e saggi filosofi che sono universalmente riconosciuti come i padri della cultura occidentale.

Tant'è che la stessa cosa la propone Platone nel Politico e più dettagliatamente ne La Repubblica, ove stabilisce le linee guida per regolare la vita coniugale e riproduttiva con un concetto di eugenetica positiva volta a produrre esseri umani migliori, suggerendo l'accoppiamento selettivo per produrre una classe di "guardiani".

Il limite alla riproduzione nella "repubblica" platonica viene deciso solo dallo Stato; esso ritiene che la procreazione di figli debba avvenire solo nel fiore della vita.

Nella Politica Aristotele, il maggiore tra i discepoli di Platone,concorda anch'egli col suo maestro; egli considera difatti perfettamente naturale che per quanto riguarda uccidere o crescere i figli, la legge debba proibire in ogni caso l'allevamento dei "tarati" e dei "deformi". Propone inoltre che lo Stato limiti la procreazione, piuttosto che la proprietà, di modo che non si generino più di un numero prefissato di figli.

Nel corso del Rinascimento il filosofo italiano Tommaso Campanella, nella sua prospettiva utopica de La città del Sole, sostenne l'opportunità di combinare i matrimoni e controllare la vita sessuale dei cittadini.

Ciò ci fa capire che nel cammino del pensiero filosofico non vi sono valori morali assoluti ed eterni e questo cammino sovente è intriso di idee che appaiono meno "umane" rispetto al comune sentire di un cittadino medio attuale.

In epoche più recenti, le premesse delle politiche razziali partono da quel movimento che mira a migliorare la qualità genetica di una certa popolazione (umana) e che va sotto il nome di eugenetica.

Un ruolo lo ha suo malgrado Charles Darwin con le sue ricerche sull'evoluzione e sull'origine della specie, dove teorizza la selezione naturale e la sopravvivenza del più adatto, ovvero degli individui con caratteristiche ottimali per l'ambiente in cui vivono.

Teoria che un rozzo darwinismo traduce in competizione estrema e lotta per la sopravvivenza.

Il nostro Petr Kropotkin nella sua opera Il mutuo appoggio sostiene che siano la cooperazione e l'aiuto reciproco i fattori fondamentali per l'evoluzione delle specie, opponendosi all'idea della competizione esclusiva come motore della vita. Teoria che oggi trova numerose conferme anche i studi comparati della botanica e della biologia, come quelli di Stefano Mancuso, neuroscienziato vegetale che interpreta la cooperazione tra piante come un'efficace strategia evolutiva, in sintonia con i principi elaborati da Petr Kropotkin.

Darwin descrive fenomeni che egli dedusse nei lunghi anni di osservazione scientifica del mondo vegetale e animale e che stanno alla base della teoria dell'evoluzione, ma vi fu chi pensò che questi processi naturali si potessero in qualche modo guidare e influenzare secondo scopi ben definiti. Un pensiero non nuovo che riprende quello che nella storia delle idee abbiamo visto essere patrimonio di speculazione fin dall'antica Grecia.

La responsabilità di questo passaggio, dalla selezione naturale a quella artificiale, può essere attribuita a Francis Galton, cugino di Darwin che inventò per primo, nel 1883, la parola eugenetica.

Da qui si pensò che questa selezione naturale non solo si potesse aiutare ma si dovesse attuare con mirate politiche di selezione guidata dagli Stati, sia attraverso una selezione positiva, incoraggiando gli individui ritenuti particolarmente idonei a riprodursi, sia con una eugenetica negativa come il divieto di matrimoni interrazziali, sterilizzazione di soggetti malati e di persone ritenute non idonee come individui con disabilità mentali o fisiche, chi otteneva un basso risultato nei test del quoziente d'intelligenza, i criminali, i devianti e i membri di gruppi minoritari sfavoriti.

I problemi sociali e di salute che affliggevano il proletariato (tubercolosi, sifilide, alcolismo) i quali si moltiplicarono nel Regno Unito del tempo come conseguenza dello sfruttamento sui posti di lavoro aggravati dalla fame e dalle abitazioni insalubri, alle classi agiate apparvero come le manifestazioni di una contaminazione della specie umana di difetti congeniti prodotti dai segmenti più poveri della popolazione.

Galton non fece eccezione alla regola: le persone più povere, concepite come "naturalmente inferiori", gli sembrarono essere irrimediabilmente sopraffatte dai rappresentanti delle classi sociali superiori, le quali combinavano le caratteristiche fisiche, intellettuali e morali più alte ed elevate.

Per Galton le classi sociali possiedono qualità trasmissibili ereditariamente. La conservazione delle qualità di "buona stirpe" richiedevano di evitare la commistione di sangue tra gruppi familiari diversi, che avrebbe potuto condurre solamente alla scomparsa dei caratteri migliori della razza umana.

Politicamente l'eugenetica galtoniana appare come una teoria difensiva che ha lo scopo primario di proteggere un gruppo sociale definito contro la minaccia proveniente per l'appunto dagli strati più bassi della popolazione; sotto l'apparenza di natura scientifica essa ricerca difatti la preservazione e il mantenimento dell'ordine sociale vigente, il quale esige limiti severi per le unioni tra individui di contesti sociali differenti.

Le politiche di selezione artificiale toccarono l'apice nella Germania nazista, con caratteristiche di scientifica brutalità che nella loro peculiarità non trovano riscontro in altri tempi e in altri luoghi, ma seppure ad altri livelli furono praticate in tutta Europa e negli Stati Uniti anche in periodi successivi alla seconda guerra mondiale.

Ecco le stime riguardanti i casi di sterilizzazioni nel Novecento:

Germania (1933-41): oltre 400 000

Stati Uniti (1899-1979): circa 65 000

Svezia (1934-76): 62 888

Finlandia (1935-70): 58 000

Norvegia (1934-77): 40 891

Danimarca (1929-67): 11 000

Canada (1928-72): circa 3 000

Svizzera (1928-85): meno di 1 000

Leggi eugenetiche che furono votate a stragrande maggioranza in molti Paesi. Le forze politiche di ogni orientamento furono concordi sull'utilità delle pratiche di sterilizzazione, per il miglioramento della razza, o per motivi di politica demografica ed economici.

Il primo grande movimento eugenetico si sviluppò negli Stati Uniti d'America. A cominciare dal Connecticut nel 1896, molti degli Stati federati degli Stati Uniti d'America promulgarono leggi matrimoniali basate su criteri eugenetici, vietando il matrimonio a chiunque fosse "epilettico, imbecille o debole di mente".

Alcuni Stati fecero sterilizzare gli "imbecilli" per gran parte del XX secolo. Il momento più importante della sterilizzazione eugenetica fu tra il 1927 e il 1963, quando circa 64 000 persone vennero forzatamente sterilizzate secondo le leggi eugenetiche degli Stati Uniti.

Harry Hamilton Laughlin, uno delle persone più attive nelle politiche eugenetiche americane in particolare per l'applicazione della sterilizzazione obbligatoria, fornisce un elenco del "socialmente non idoneo": il deficiente mentale; il pazzo; il criminale (inclusi delinquenti e furfanti); l'ubriaco; il malato (tubercolari, sifilitici, ecc.); il cieco; il sordo; il deforme; l'individuo a carico (inclusi orfani, barboni, persone senza residenza...).

Dunque, la domanda che ci siamo posti, da dove nasce tanta brutalità?, in questo quadro di riferimento seppure molto approssimato incomincia a trovare una sua collocazione.

Ma ora veniamo più da presso agli anni che precedettero il baratro del nazionalsocialismo.

La legislazione sugli zingari, quella che deve gestire la cosiddetta "questione zingara" non nasce con il nazionalsocialismo, ma persisteva così come in altri paesi europei sia nella Germania guglielmina che nella Repubblica di Weimar.

E le aberrazioni che trovarono pratica attuazione nei lager nazisti ebbero come precursori dotti e stimati uomini di scienza.

Nel libro Elogio della biologia, il francese Richet, premio Nobel per la medicina nel 1913, riferendosi ai neri tra l'altro scrive: «Di fronte a noi questi fratelli inferiori sono dei barbari e d'altra parte dal punto di vista anatomico, essi si accostano molto di più alle scimmie di noi sia per il cervello che per lo scheletro che per gli stessi costumi. La psicologia dei negri è infantile ed essi sono quasi incapaci di manifestazioni artistiche e scientifiche. Essi sono certamente degli uomini e di conseguenza meritano il rispetto e la nostra solidarietà, ma questi sentimenti non debbono spingerci fino a permettere delle unioni profane che avvilirebbero la nostra razza bianca superiore».

E ancora Alexis Carrel, anch'egli francese e anch'egli premio Nobel per la medicina l'anno prima, nel suo libro Un uomo, questo sconosciuto scrisse esplicitamente: «Criminali e malati di mente devono essere umanamente ed economicamente eliminati in piccoli istituti per l'eutanasia, forniti di gas adatti. L'eugenetica è indispensabile per perpetuare la forza.[...]L'eugenetica può esercitare una grande influenza sul destino delle razze civilizzate; l'espandersi di pazzi e deboli di mente deve essere prevenuta perché è peggiore di qualsiasi fattore criminale. L'eugenetica chiede il sacrificio di molti singoli esseri umani».

Un uomo, questo sconosciuto è del 1935, e nel 1936 Alexis Carrel fu nominato socio della Pontificia Accademia delle Scienze. La Chiesa Cattolica gli conferì questo importante riconoscimento dopo che Carrel aveva inequivocabilmente esposto le proprie convinzioni eugenetiche.

Nello stesso periodo in Germania si allestiscono i primi campi di concentramento, Dachau fu aperto nel marzo del 1933.

Negli Stati Uniti il clima culturale non era molto diverso.

Nel Mondo nuovo al di là dell'Atlantico si respira la stessa insalubre area.

Nel 1934, l'associazione eugenetica californiana prepara una presentazione del programma nazista di salute pubblica presso il congresso annuale dell'American Public Health Association, dove viene descritto come «la cosa migliore di questo tipo che sia mai stata prodotta».

L'avvocato statunitense Madison Grant, che ha svolto un ruolo attivo nell'elaborare le forti restrizioni sull'immigrazione e le leggi contro l'incrocio delle razze negli Stati Uniti, sosteneva che gli Stati Uniti, in particolare i nordici di questo paese, erano geneticamente in pericolo a causa degli immigrati di bassa statura, scuri di pelle ed economicamente poveri che arrivavano in quantità enormi dall'Europa dell'Est e dal Sud. Quindi l'unico modo per salvare gli USA era mettere in vigore delle leggi per sterilizzarli e limitarne l'accesso.

Propugnò l'eliminazione dei deboli o disadattati, «iniziando sempre con criminali, malati e folli, passando poi gradualmente ai[...]tipi razziali inferiori».

Negli Stati Uniti a essere sterilizzati furono per lo più coloro che venivano dichiarati deboli di mente, pazzi, idioti, imbecilli, criminali nati o, addirittura, affetti da epilessia, persone moralmente degenerate o sessualmente pervertite.

La Corte Suprema degli Stati Uniti d'America abrogò tali legislazioni solamente nel 1967, dichiarando incostituzionali le leggi contro la mescolanza razziale.

Nulla, però, giustifica l'orrore del sistema di annientamento sistematico messo in atto dai criminali nazisti, ma il mondo intorno a quella aberrazione non può considerarsi estraneo e assolto.

27 gennaio, giorno della memoria

Ricordare a noi tutti e ai giovani la brutalità dei lager è un dovere al quale nessuno dovrebbe sottrarsi, così come è necessario sottolineare che non vi possono essere giustificazioni di nessun tipo, né sia possibile fare parallelismi con altre tragiche vicende che nella storia hanno travolto interi popoli.

Ciò non ci esime, soprattutto ora che sono passati ottanta anni da quegli avvenimenti, di svelare che quello che il regime hitleriano mise in atto poggiava culturalmente su un pensiero diffuso che ha attra-versato e attraversava il mondo.

Cosa accade oggi?

Alla fine della guerra nel 1945 il mondo pensava esperava che mai più si dovesse assistere allo sterminio sistematico di intere popolazioni, né la Convenzione dell'ONU sul genocidio del 1948, ha posto un argine a tale aberrazione.

Citiamo solo per punti alcuni episodi che dimostra-no come ancora non siamo usciti dalla preistoria:

Indonesia (ottobre 1965-marzo 1966): lo sterminiodei comunisti in Indonesia rappresenta uno dei massacri di massa più sanguinosi del XX secolo, e sistima che siano state uccise tra le 500 mila e oltre 1 milione di persone; oltre allo sterminio, circa 1,7 milioni di persone furono imprigionate senza processo;

Cambogia (1975-1979): sotto il regime dei Khmer Rossi guidati da Pol Pot, circa 1,7-2 milioni di persone (un quarto della popolazione) morirono per esecuzioni, fame e lavori forzati;

Ruanda (1994): lo sterminio sistematico della minoranza Tutsi da parte della maggioranza Hutu, che in soli cento giorni uccisero circa 800 mila persone.

Bosnia ed Erzegovina (1995): il massacro di Srebrenica, dove oltre 8 mila musulmani bosniaci furono uccisi dalle forze serbo­-bosniache.

Ancora lager

I lager, campi di concentramento e detenzione, in molti contesti mondiali trovano un rinnovato utilizzo sempre in assoluto contrasto con il rispetto dei diritti e della dignità dei reclusi.

Medio Oriente: in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati, le Nazioni Unite hanno segnalato migliaia di palestinesi in "detenzione amministrativa" arbitraria senza accuse né processo. I prigionieri palestinesi sono detenuti in diverse carceri e centri di detenzione israeliani, in condizioni che, secondo numerose organizzazioni internazionali per i diritti umani, violano sistematicamente il diritto internazionale e la dignità umana.

Stati Uniti: nel 2025 e all'inizio del 2026, si registra un picco storico nella detenzione di immigrati sotto l'amministrazione Trump, con mortalità e abusi. Il 2025 è stato classificato come l'anno più letale per i detenuti dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement) dal 2004, con denunce di condizioni igieniche degradanti, negligenza medica e sovraffollamento. Le condizioni nei centri di detenzione per immigrati in Arizona nel 2026 sono oggetto di gravi denunce da parte di organizzazioni per i diritti umani, che descrivono un sistema «mortale e disumanizzante».

Voglia di campi di reclusione anche in Italia

In Italia, i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) sono oggetto di forti critiche per le condizioni degradanti e le violazioni dei diritti fondamentali. Sebbene siano concepiti per il trattenimento amministrativo di cittadini stranieri in attesa di espulsione, numerosi rapporti documentano una realtà simile a quella carceraria, spesso aggravata da minori tutele. In una logica neocoloniale, a fianco dei centri di permanenza per il rimpatrio si sviluppano politiche di esternalizzazione delle frontiere come nuovo pilastro della politica migratoria italiana ed europea, mirata a spostare il controllo dei flussi e le procedure di asilo in paesi terzi. Si veda l'accordo con l'Albania, a oggi dimostratosi un clamoroso flop, e il Memorandum con la Libia, rinnovato nel novembre 2025 che prevede la gestione diretta della Libia, per conto dell'Italia, dei centri di detenzione dei migranti. Centri nei quali le ONG come Amnesty International segnalano abusi e violazioni dei diritti umani.

Una serie di tragiche vicende e una serie di strumenti di limitazioni della libertà, di diverso grado e intensità, costellano la storia del dopoguerra e ci ricordano che le speranze per un mondo libero da processi di disumanizzazione sono state rapidamente seppellite sotto le logiche di dominio economico, sociale e politico che ancora caratterizzano le nostre società, dove l'unico valore supremo che le guida è la valorizzazione del capitale e il profitto.

Nota

I dati sulle vittime della Shoah sono tratti da Holocaust Encyclopedia (https://encyclopedia.ushmm.org/en).

I dati sulle sterilizzazioni nel mondo dal Museo virtuale delle intolleranze e degli stermini (https://www.istoreto.it/mostre/museo­-virtuale­-delle-­intolleranze­-e­-degli­-stermini/).

https://alternativalibertaria.fdca.it/wpAL/
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