|
A - I n f o s
|
|
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists
**
News in all languages
Last 40 posts (Homepage)
Last two
weeks' posts
Our
archives of old posts
The last 100 posts, according
to language
Greek_
中文 Chinese_
Castellano_
Catalan_
Deutsch_
Nederlands_
English_
Français_
Italiano_
Polski_
Português_
Russkyi_
Suomi_
Svenska_
Türkçe_
_The.Supplement
The First Few Lines of The Last 10 posts in:
Castellano_
Deutsch_
Nederlands_
English_
Français_
Italiano_
Polski_
Português_
Russkyi_
Suomi_
Svenska_
Türkçe_
First few lines of all posts of last 24 hours |
of past 30 days |
of 2002 |
of 2003 |
of 2004 |
of 2005 |
of 2006 |
of 2007 |
of 2008 |
of 2009 |
of 2010 |
of 2011 |
of 2012 |
of 2013 |
of 2014 |
of 2015 |
of 2016 |
of 2017 |
of 2018 |
of 2019 |
of 2020 |
of 2021 |
of 2022 |
of 2023 |
of 2024 |
of 2025 |
of 2026
Syndication Of A-Infos - including
RDF - How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
(it) Italy, FAI, Umanita Nova #36-25 - Proteste sotto attacco. Diritto di sciopero e sciopero del diritto (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Fri, 16 Jan 2026 09:35:19 +0200
L'emendamento che avrebbe dovuto prevedere l'obbligo per i lavoratori
del trasporto pubblico di comunicare con una settimana di preavviso, in
forma scritta e senza possibilità di revoca, la propria adesione agli
scioperi, emendamento abortito prima ancora di venire alla luce, ha
suscitato una molteplicità scomposta di reazioni, dibattiti e polemiche.
Scambi spesso più funzionali all'ormai consolidato e stucchevole gioco
delle parti piuttosto che ad un'analisi obiettiva della proposta e delle
conseguenze dell'ennesimo attacco alla libertà di rivendicazione e
dissenso che si sta cercando sempre più di comprimere e addomesticare.
Il controllo di tutte le forme di opposizione reale e contestazione
effettiva è sempre stato tra gli obiettivi di ogni autorità. L'autorità
infatti teme la piazza e la partecipazione popolare, perché la volontà
di cessare di essere semplici follower o ultras può portare individui e
gruppi a diventare protagonisti delle vicende pubbliche, facendo sentire
la propria voce e la propria contrarietà nei confronti di chi detiene il
potere considerandolo propria esclusiva prerogativa. I mezzi adottati
per mantenere l'ordine costituito e lo status quo funzionali alla
conservazione del dominio sono storicamente sempre gli stessi:
repressione legislativa, fisica e ideologica, e irreggimentazione delle
forme di protesta considerate lecite, che vengono codificate e
consentite solo nei modi e nei tempi stabiliti dall'autorità. Ulteriori
elementi della strategia di depotenziamento della carica
destabilizzatrice del dissenso sono il tentativo di frammentazione del
fronte della protesta, ottenuto creando contrasti pretestuosi al suo
interno. L'autorità si erge quale unico difensore dell'interesse
popolare, individuando nemici interni ed esterni come vera causa del
decadimento delle condizioni di vita delle masse: un mix di populismo,
paternalismo e propaganda che molto spesso induce gli stessi sfruttati a
immolarsi come primi e più solerti sostenitori di coloro che possono
mantenere i propri privilegi e la propria condizione di superiorità
proprio grazie all'oppressione perpetrata su di essi.
La vicenda in questione rappresenta l'ennesimo attacco di questo governo
nei confronti del diritto di sciopero, più volte palesato avvalendosi
dei cavilli di una legislazione già limitante in materia e ricorrendo a
precettazioni indiscriminate e immotivate. Ciò costituisce, più in
generale, un ulteriore tentativo di ridurre e sopprimere ogni forma non
gradita di manifestazione di pubblico dissenso, come dimostra
chiaramente l'entrata in vigore dell'ormai famigerato decreto sicurezza.
Sorvoliamo pure su quelle che sono da considerare esternazioni da
cabaret sugli scioperi indetti di venerdì e lunedì per allungare i fine
settimana, battute che hanno comunque una certa presa sul pubblico e
contribuiscono a screditare e nascondere i motivi reali delle
manifestazioni, oltre a non considerare il sacrificio economico
rilevante che ogni astensione dal lavoro comporta per gli scioperanti -
esternazioni tra parentesi fatte da persone che sicuramente hanno orari
e stipendi nemmeno lontanamente paragonabili a quelli della stragrande
maggioranza dei lavoratori. La motivazione principale addotta per
sostenere l'inopportunità degli scioperi in generale, e nei settori di
pubblica utilità in particolare, è quella del danno arrecato ai
cittadini che sono impossibilitati ad avvalersi dei servizi che
dovrebbero essere sempre garantiti in una società civile, con
particolare riferimento a trasporti, sanità e scuola. Curiosamente sono
proprio questi i settori massicciamente penalizzati e massacrati da
politiche governative che oltre a togliere ad essi risorse economiche
per dirottarle in ambiti che poco o niente hanno a che fare con
l'interesse generale, come ad esempio spese militari e riarmo, sono
costantemente e scientificamente trascurati e resi sempre meno
efficienti per dare spazio a incessanti privatizzazioni. Disservizi nei
trasporti pubblici, specie per i pendolari, liste di attesa
interminabili nella sanità, pubblica istruzione al collasso, appalti e
subappalti incontrollati, scuole e università private parificate e
sanità integrativa sono aspetti indissolubilmente legati tra loro, due
facce della stessa medaglia coniata per rendere la nostra società sempre
più stratificata e discriminante in base alla classe di appartenenza e
alle possibilità economiche di ognuno.
L'apparente opposizione istituzionale, sia essa politica o sindacale,
partecipa pienamente a queste dinamiche, assumendo toni di volta in
volta più polemici o più concilianti a seconda delle opportunità,
dimostrando così tutta la strumentalità della propria posizione che si
riduce spesso, al netto di inefficaci eccezioni individuali, o ad una
richiesta di maggiore partecipazione nella spartizione del bottino o al
sostegno di gruppi di potere e lobby diversi da quelli dell'avversario
di turno, senza mai mettere in discussione i presupposti del modello
predominante, ma accontentandosi di suggerire piccole e marginali
modifiche funzionali al proprio interesse. Questo atteggiamento di
simulata opposizione al sistema e di sostanziale complicità con esso si
manifesta, aldilà delle parole d'ordine e degli slogan gridati al vento
per imbonire il pubblico e ottenere un facile consenso, nelle scelte che
di volta in volta vengono assunte, come la condivisione della politica
bellicista e di sfruttamento neocoloniale in ambito internazionale e la
rinuncia a rivendicazioni basilari come l'adeguamento economico
effettivo e la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario nei
rinnovi contrattuali. Il ricorso a manifestazioni di piazza è promosso e
tollerato solo se le stesse avvengono sotto la direzione e per gli scopi
auspicati dagli "oppositori istituzionali", che si precipitano però ad
allinearsi con coloro che vengono contestati ogni qual volta le
rivendicazioni travalicano i rigidi confini delineati o assumono forme
non codificate che vengono istantaneamente bollate come illegali e
violente e dalle quali ci si affretta a prendere immediatamente le
distanze. Ancora una volta appare tutta l'ipocrisia di un atteggiamento
che condanna con l'ormai abusata formula del "senza se e senza ma" ogni
presunta azione illecita di chi manifesta, senza curarsi minimamente
della violenza brutale di un sistema che "legalmente" costringe a morire
sul lavoro in nome del profitto, a scegliere tra occupazione, salute o
tutela ambientale, ad accettare salari inadeguati con la minaccia di
nessun salario e in generale a subire una condizione di sfruttamento
economico, sociale, umano e considerarlo del tutto normale, senza
alternative possibili, immutabile e non contestabile. Si bolla come atto
terroristico, criminale e intollerabile la rottura di una vetrina o
l'incendio di un cassonetto, mentre contemporaneamente e senza nessun
imbarazzo si accetta con serenità e condiscendenza la massiccia
esportazione di armi e il loro utilizzo contro civili inermi. La
coerenza di questi tempi è evidentemente un lusso inaccettabile, così
come diventa per molti inattuabile il proposito auspicato dal Saltatempo
di Benni: "Bisogna assomigliare alle parole che si dicono, magari non
parola per parola, ma insomma ci siamo capiti".
La gran parte del confuso dibattito e dell'apparente polemica sulla
proposta di emendamento in oggetto ha riguardato il concetto di
violazione di un diritto, in particolare di un diritto acquisito. Da una
parte questo viene considerato una sorta di privilegio, concesso e
sempre revocabile o modificabile a piacimento, dall'altra un fatto
assodato, inoppugnabile, inalterabile ed eterno; entrambe le posizioni
condividono una concezione antistorica e antipolitica del diritto, della
sua genesi e del suo valore. Chi detiene il potere non concede mai un
diritto, che di fatto ne limita le prerogative, spontaneamente o per
bontà d'animo. Un diritto è sempre il frutto della lotta tra due
schieramenti contrapposti, uno che vuole mantenere un privilegio e
l'altro che vuole strappare condizioni più favorevoli, scaturisce cioè
dai rapporti di forza tra gruppi che si battono per scopi differenti e
opposti.
Quando un diritto viene "concesso" formalmente è perché di fatto,
sostanzialmente, è già diventato tale, il suo passaggio da stato "de
facto" a norma legale è il riconoscimento dell'esito di uno scontro che
ha avuto un vincitore che ha costretto il controparte ad accettare come
lecito ciò che prima non era considerato tale. Il diritto così
conquistato rimarrà "immutabile" solo nella misura in cui il rapporto di
forza che l'ha generato si conserverà e non permetterà la sua revoca. È
abbastanza evidente che in questa prospettiva il diritto non è
importante in quanto tale, ma come prodotto di una lotta, spesso cruenta
e sanguinosa, e di rapporti di forza che ne hanno decretato il valore,
lotta e rapporti di forza che vanno continuamente ribaditi se non si
vuole perdere ciò che è stato ottenuto. Ogni attacco a un diritto
"acquisito" è un tentativo della classe dominante di rialzare la testa e
provare a riappropriarsi di spazi che gli sono stati sottratti dalla
volontà, dall'intransigenza, dalla determinazione e dalle ragioni degli
oppositori. È altrettanto evidente come solo una lotta quotidiana che
non si culli sugli allori del già fatto, ma che ribadisca in ogni
occasione la forza e la giustizia delle istanze di emancipazione e di
libertà, possa essere un antidoto efficace contro le prevaricazioni del
potere. Ogni singolo diritto va conquistato, ribadito ed esercitato con
determinazione e senza timore, per fare in modo che non venga
considerato una concessione prima, un privilegio poi e infine negato,
perché, è bene ricordarlo, ognuno ha il potere che gli altri gli
lasciano prendere.
Alessandro Fini
https://umanitanova.org/proteste-sotto-attacco-diritto-di-sciopero-e-sciopero-del-diritto/
________________________________________
A - I n f o s Notiziario Fatto Dagli Anarchici
Per, gli, sugli anarchici
Send news reports to A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
Subscribe/Unsubscribe https://ainfos.ca/mailman/listinfo/a-infos-it
Archive http://ainfos.ca/it
- Prev by Date:
(it) UK, ACG: I giovani tedeschi si oppongono alla coscrizione obbligatoria (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
- Next by Date:
(it) France, UCL AL #366 - Antifascismo - Morbihan: contro il fascismo locale, un antifascismo sociale (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
A-Infos Information Center