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(it) Italy, FdCA, IL CANTIERE #40 - Pecunia non oletIl denaro non ha odore.: i rapporti economici tra Israele e i BRICS - Cristiano Valente (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]
Date
Mon, 12 Jan 2026 07:56:18 +0200
Questa celebre frase, che pare venne pronunciata da Vespasiano
(imperatore romano tra 69 e 79 d.C.), a giustificazione
dell'introduzione della tassa sull'urina raccolta nelle latrine
pubbliche per produrre ammoniaca per le concerie, continua ancora oggi a
essere caratteristica propria del sistema economico capitalistico: il
raggiungimento del massimo profitto giustifica ogni mezzo, anche se
eticamente dubbio, riprovevole o persino illegale. Non è un
comportamento esclusivo delle organizzazioni criminali e mafiose, basate
su narcotraffici, rifiuti tossici, prostituzione, traffico di armi e
infiltrazioni nell'economia con appalti truccati o degli imprenditori
che dal nostro duro lavoro salariato estraggono i loro profitti, ma
anche gli stessi Stati, formalmente e giuridicamente riconosciuti,
continuano ad attenersi a questa massima.
È il caso dei cosiddetti BRICS, il raggruppamento delle economie
emergenti (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, da cui il loro
acronimo) che recentemente riunito a Rio de Janeiro il 6-7 luglio 2025
ha visto l'ingresso formale di altri cinque Stati (Egitto, Emirati Arabi
Uniti, Etiopia, Indonesia e Iran) e la presenza di altri venti Stati
considerati partner, fra cui spicca l'Arabia Saudita, che si è candidata
ma al momento non ha aderito ancora ufficialmente ai BRICS. Nonostante
le loro dichiarazioni ufficiali incentrate sul diritto internazionale,
sul multilateralismo e sulla sovranità dei popoli, le loro azioni
concrete, come nel caso dell'invasione di Gaza da parte di Israele, si
rivelano palesemente contraddittorie: i dieci Stati membri si rifiutano
di designare come genocidio il crimine perpetrato a Gaza, nonostante sia
ampiamente documentato e denunciato da organismi internazionali quali le
Nazioni Unite e la stessa Corte Penale Internazionale (CPI) con sede
all'Aia; inoltre, a esclusione dell'Iran, non hanno affatto adottato
misure congiuntamente forti quali sanzioni economiche, rottura delle
relazioni diplomatiche o economiche, embargo, né tanto meno una
sospensione simbolica della cooperazione con lo Stato di Israele.
Al contrario per la maggior parte di essi le relazioni commerciali, in
particolare nei settori strategici dell'energia, delle tecnologie di
sorveglianza, delle infrastrutture e delle armi, sono continuate o
addirittura si sono intensificate nel 2024 e nel 2025. Il Sudafrica, che
pure ha presentato un ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia
(CIG), il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite, continua a
essere esportatore di carbone verso Israele e avere relazioni
commerciali. Questo doppio e contraddittorio comportamento sottolinea ed
evidenzia una verità fondamentale: nonostante la loro retorica fondata
su un "ordine mondiale più equo", i BRICS difendono principalmente i
propri interessi economici, geopolitici, e di sicurezza delle borghesie
e delle classi dominanti di questi Stati. Pecunia non olet, appunto.
Questa realtà cozza con l'ipotetica possibilità di un polo alternativo
rappresentato da questo blocco di Stati e dovrebbe minare
definitivamente anche le speranze riposte da alcuni settori
progressisti, compreso in quella parte di sinistra autodefinitasi
radicale e antagonista, che nutrono illusioni sulla volontà dei BRICS di
adottare iniziative chiare a favore del popolo palestinese e dei popoli
in generale, tanto da indicare i BRICS come naturali alleati e attori di
un blocco sociale alternativo per un'economia pacifica e solidale. Ciò
dovrebbe anche far finalmente comprendere che la cosiddetta legalità
internazionale, incarnata dagli organismi internazionali quali l'ONU e
le sue filiali, così come gli accordi commerciali definiti attraverso
l'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) che dovrebbero avere
l'obiettivo di promuovere un commercio globale più libero, efficiente e
basato su regole comuni, sono sempre stati finzioni giuridiche ed
espressioni dei rapporti di forza fra gli Stati, e che nella nuova
situazione internazionale, caratterizzata da una sempre più forte
concorrenza interimperialistica fra le potenze economiche, comprese
quelle di nuovo conio come la Cina e tutti i BRICS, inevitabilmente
perdono di significato, dovendosi riconfigurare e ridefinirsi,
cristallizzando i futuri rapporti di forza imperialistici, che da questa
guerra commerciale rischia sempre più di trasformarsi in guerra
guerreggiata, dove a perire saranno sempre e solo i proletari e le
popolazioni civili, come già assistiamo nell'orrore della Palestina,
dell'Ucraina e degli innumerevoli scontri armati che flagellano il
mondo. L'internazionalismo proletario diventa sempre più un orizzonte
obbligato per l'affrancamento delle masse lavoratrici: per questo
esamineremo brevemente le relazioni intrattenute dai paesi membri dei
BRICS con Israele.
Fabbriche e investimenti cinesi in Israele
Se consideriamo l'Unione Europea come una sola economia, è l'UE il
principale esportatore verso Israele, con beni esportati verso Israele
nel 2024 per un importo di circa 26 miliardi di dollari; in realtà ogni
paese dell'UE commercia con Israele separatamente, e la Germania con
circa 6 miliardi di dollari nel 2024 è al primo posto in termini di
esportazioni verso Israele. Tuttavia, considerando gli scambi
commerciali dei Stati con Israele, è la Cina il primo esportatore verso
Israele nel 2024, davanti agli Stati Uniti che nello stesso periodo
hanno venduto beni e servizi a Israele per poco più di 9 miliardi. La
Cina ha esportato verso Israele merci per un valore di 13 miliardi di
dollari nel 2022, 16 miliardi nel 2023 e 19 miliardi nel 2024, e la
crescita continua nel 2025. Secondo fonti cinesi, la Cina è stata la
principale fonte di importazioni per Israele nel 2024, per il quinto
anno consecutivo. Il deficit commerciale di Israele con la Cina è molto
ampio: si prevede che supererà i 10 miliardi di dollari entro il 2024.
Tra i beni scambiati tra Israele e Cina predominano i prodotti ad alta
tecnologia: apparecchiature elettriche ed elettroniche, macchinari
industriali, prodotti ottici e medicali sono tra le principali categorie
oggetto di scambio.
Tra i prodotti fabbricati dalla Cina a Israele ci sono droni che non
sono originariamente destinati all'uso militare, ma vengono invece
trasformati in armi dall'esercito israeliano per perpetrare il loro
genocidio contro i palestinesi. Si tratta di droni prodotti da DJI
(Da-Jiang Innovations), un'azienda cinese privata con sede a Shenzhen
(Cina) e leader mondiale nella produzione di droni civili e professionali.
La Cina ha effettuato investimenti significativi in due porti israeliani
sul Mediterraneo di importanza strategica, i porto di Ashdod e Haifa. La
società cinese China Harbor Engineering Company, una sussidiaria della
China Communications Construction Company, ha modernizzato e ampliato il
terminal portuale di Ashdod, uno dei principali hub commerciali di
Israele; questo progetto ha aumentato la capacità delle strutture
portuali e migliorato le infrastrutture per soddisfare il crescente
commercio internazionale. La modernizzazione del porto di Ashdod ha
rafforzato la sua posizione strategica nella regione, facilitando gli
scambi commerciali tra Cina e Israele in particolare nell'ambito della
Belt and Road Initiative. La China National Offshore Oil Corporation,
un'altra importante società cinese, ha acquisito una partecipazione
significativa nel terminal container di Haifa in partnership con il
governo israeliano; questo progetto, come quello di Ashdod, ha permesso
a Israele di attrarre investimenti nel miglioramento delle
infrastrutture portuali. Nel caso delle strutture portuali di Haifa, gli
investitori cinesi si avvalgono anche della collaborazione di aziende
indiane.
Oltre ai porti, le aziende cinesi stanno investendo anche in altri
settori delle infrastrutture, come i trasporti, l'energia e l'alta
tecnologia: per esempio sono attualmente in fase di sviluppo progetti
nei settori delle tecnologie di trasporto intelligenti,
dell'intelligenza artificiale, della sicurezza informatica e delle
telecomunicazioni, con la partecipazione di importanti aziende cinesi
come Huawei e ZTE (Zhongxing Semiconductor), multinazionale tecnologica
cinese che produce sistemi di telecomunicazione e dispositivi mobili.
Russia e Israele: due blocchi, un mercato, nessuno scrupolo
Nonostante le tensioni geopolitiche e la vicinanza a Stati Uniti e
Unione Europea, Israele attualmente non applica le sanzioni contro la
Russia per l'invasione dell'Ucraina, e a sua volta la Russia non applica
sanzioni contro Israele nonostante il genocidio in corso. Israele
dipende ancora parzialmente dalla Russia per il suo cibo (cereali) e
l'energia (petrolio, gas, carbone), mentre esporta prodotti di alto
valore in Russia, come prodotti agricoli, attrezzature mediche, prodotti
chimici ed elettronici; Israele ha tuttavia un significativo deficit
commerciale con la Russia. Il volume degli scambi ha raggiunto i 3,5
miliardi di dollari nel 2022, è sceso a 2,6 miliardi nel 2023 a seguito
dell'imposizione di sanzioni alla Russia, ma è salito a 3,9 miliardi nel
2024.
Nuova Delhi, tra armi e propaganda anti-palestinese
Gli scambi commerciali tra India e Israele sono cresciuti a circa 10
miliardi di dollari e in particolare, secondo Moneycontrol.com (uno dei
principali siti web finanziari in India) il commercio di armi tra
Israele e India è aumentato di 33 volte nel decennio 2015-2024,
raggiungendo 185 milioni di dollari. Israele fornisce missili, munizioni
e sistemi di difesa all'India, mentre l'India fornisce a Israele armi
(inclusi droni), prodotti petroliferi, diamanti e altre pietre preziose,
prodotti chimici e farmaceutici. La rivista New Internationalist scrive
nella sua edizione di gennaio 2025 che:
«Aziende indiane come Adani-Elbit Advanced Systems India, Premier
Explosives e la statale Munitions India stanno fornendo attivamente
droni e armi a Israele, mentre quest'ultimo continua la sua guerra
genocida contro la popolazione di Gaza. Ad aprile, desiderosa di non
compromettere questi accordi, l'India si è astenuta dal voto su una
risoluzione delle Nazioni Unite che chiedeva un cessate il fuoco e un
embargo sulle armi contro Israele. Da parte sua, Israele ha continuato a
fornire equipaggiamento militare all'India senza interruzioni, un
impegno significativo dato che Israele ha rinviato oltre 1,5 miliardi di
dollari di esportazioni di armi verso altri paesi dall'ottobre 2023. Da
quando il Primo Ministro Narendra Modi è salito al potere nel 2014,
l'India è diventata un attore chiave nel commercio di armi israeliano.
Essendo il più grande importatore di armi al mondo, il paese dell'Asia
meridionale è diventato l'acquirente più affidabile di Israele,
rappresentando il 37% delle sue esportazioni totali di armi».
Il Bharatija Janata Party di Modi e tutta la destra induista indiana
hanno plasmato un clima politico e ideologico in cui la solidarietà con
la Palestina viene sempre più attaccata, denigrata o delegittimata.
Questa postura ideologica è evidente nella posizione diplomatica del
governo Modi, che ha evitato critiche dirette a Israele durante i
bombardamenti di Gaza e le violenze dei coloni in Cisgiordania sia
durante l'attuale invasione che durante le crisi del 2014 e 2021; ma è
evidente anche nelle azioni del Primo Ministro Modi, che nel 2017 ha per
primo rotto con la tradizioni e ha visitato Israele senza entrare nei
territori palestinesi.
Le ambiguità del Sudafrica
A seguito del ricorso contro Israele presentato il 29 dicembre 2023
presso la Corte Internazionale di Giustizia (CIG), il tribunale delle
Nazioni Unite responsabile della risoluzione delle controversie tra
Stati, il 26 gennaio 2024 la CIG ha ordinato a Israele di adottare
misure per prevenire atti di genocidio nella Striscia di Gaza, anche se
da allora Israele ha comunque continuato il suo genocidio del popolo
palestinese, intensificando il blocco degli aiuti umanitari. Nessuno dei
quattro stati fondatori dei BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) ha
inizialmente aderito alla denuncia del Sudafrica, e solo il Brasile, nel
luglio 2025, ha annunciato la sua intenzione di aderire in futuro alla
denuncia contro Israele. Se consideriamo i dieci paesi che compongono i
BRICS oggi, solo l'Egitto ha aderito alla denuncia.
Ciononostante il Sudafrica continua a commerciare con Israele, in
particolare fornendo carbone: secondo alcune fonti, il 15% del carbone
consumato da Israele proviene dal Sudafrica. La principale
argomentazione "giolittiana" avanzata dalle autorità di Pretoria per
giustificare la continua fornitura di carbone a Israele è che un suo
blocco sarebbe contrario alle norme del WTO.
Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla
situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, scrive
nel suo rapporto Dall'economia dell'occupazione all'economia del
genocidio al punto 89:
«I conglomerati estrattivi e minerari, pur fornendo fonti di energia
civile, hanno alimentato l'infrastruttura militare ed energetica di
Israele, entrambe utilizzate per creare condizioni di vita volte a
distruggere il popolo palestinese».
Da notare che questo rapporto è stato reso pubblico alla fine di giugno
2025, prima del vertice dei BRICS; tuttavia la dichiarazione finale del
vertice di Rio de Janeiro, pubblicata il 6 luglio 2025, non ne fa alcun
riferimento.
Brasile e obici
Gli scambi commerciali tra Brasile e Israele ammontano a poco meno di 2
miliardi di dollari, con il Brasile che importa da Israele più di quanto
esporta. Vengono esportati verso Israele petrolio greggio, che
costituisce un quarto delle esportazioni brasiliane, carne e soia
geneticamente modificata, che rappresentano ciascuna il 20%; il resto
delle merci per Israele è costituito tra gli altri da pollo kosher e
armi. Nel 2024 il Brasile ha esportato armi verso Israele per un importo
limitato (poco meno di 2 milioni di dollari), ma si trattava di
munizioni da guerra; di converso nello stesso anno il Brasile ha
importato armi da guerra da Israele per poco meno di 9 milioni di
dollari. Il Brasile mantiene quindi un commercio di armi con Israele
nonostante il genocidio e, soprattutto, mantiene una notevole
cooperazione tecnologica nel campo della difesa, principalmente con
l'azienda israeliana Elbit e la sua controllata brasiliana Ares
Aeroespacial e Defesa. L'azienda Elbit System è esplicitamente
menzionata nel rapporto di Francesca Albanese, dove al punto 31 possiamo
leggere:
«Il complesso militare-industriale è diventato il pilastro economico
dello Stato. Tra il 2020 e il 2024, Israele è stato l'ottavo esportatore
di armi al mondo. Le due maggiori aziende di armi israeliane - Elbit
Systems, fondata come partenariato pubblico-privato e successivamente
privatizzata, e la Israel Aerospace Industries (IAI), di proprietà
statale - sono tra i primi 50 produttori di armi al mondo. Dal 2023,
Elbit ha collaborato strettamente con le operazioni militari israeliane,
inserendo personale chiave nel Ministero della Difesa, e ha ricevuto
l'Israel Defense Prize 2024. Elbit e IAI forniscono una fornitura
interna vitale di armi e rafforzano le alleanze militari di Israele
attraverso l'esportazione di armi e lo sviluppo congiunto di tecnologie
militari».
Al punto 33 Albanese aggiunge:
«Droni esacotteri e quadricotteri sono stati anche onnipresenti macchine
di morte nei cieli di Gaza. I droni, in gran parte sviluppati e forniti
da Elbit Systems e IAI, hanno volato a lungo accanto a questi aerei da
guerra, monitorando i palestinesi e fornendo informazioni sugli
obiettivi. Negli ultimi due decenni, con il supporto di queste aziende e
la collaborazione di istituzioni come il Massachusetts Institute of
Technology (MIT), i droni israeliani sono stati dotati di sistemi d'arma
automatizzati e hanno acquisito la capacità di volare in formazioni a
sciame».
La cooperazione tra Brasile e Israele in ambito militare attraverso
Elbit e la sua controllata Ares è ben consolidata: Ares ha fornito al
Brasile stazioni di armi telecomandate (RCWS, REMAX) nell'ambito di un
contratto del valore di circa 100 milioni di dollari; la cooperazione si
estende oltre gli scambi fisici, con trasferimenti di tecnologia,
coproduzione e addestramento tramite Elbit/Ares. Inoltre, nell'aprile
2024, sotto la pressione del Ministero della Difesa, il programma
brasiliano VBCOAP (obice semovente blindato) ha designato il sistema
autocarrato ATMOS 2000 da 155 mm (Tatra T 815 6x6), sviluppato da Elbit,
come vincitore di una gara d'appalto che coinvolgeva anche il Caesar
(Francia), l'SH 15 (Cina) e lo Zuzana 2 (Slovacchia/Cechia). Il
contratto iniziale prevedeva l'acquisizione di trentasei obici: due
unità dovevano essere consegnate entro 12 mesi per la valutazione
tecnica e operativa in Brasile. I restanti 34 sistemi saranno consegnati
annualmente fino al 2034. L'importo totale del contratto è stimato in
150-200 milioni di dollari, o addirittura 210 milioni di dollari secondo
alcune fonti. All'ottobre 2024 il progetto è stato "congelato", tuttavia
non è stato firmato alcun ordine esecutivo di cancellazione.
Egitto, la guardia prezzolata di Rafah
È innanzitutto importante sottolineare che nel giugno 2025 le autorità
egiziane hanno represso migliaia di persone provenienti da decine di
Paesi diversi e impedito a loro di viaggiare all'interno dell'Egitto per
raggiungere il valico di frontiera di Rafah, per esprimere la loro
solidarietà al popolo palestinese, chiedere la fine del genocidio e
sostenere la necessità di un cessate il fuoco. Il 10 giugno scorso
attivisti di oltre cinquanta Paesi hanno lanciato la Marcia Globale per
Gaza, un'iniziativa civile guidata da un'ampia coalizione internazionale
volta a denunciare il blocco israeliano e chiedere l'apertura di un
corridoio umanitario verso Gaza attraverso il valico di frontiera di
Rafah. Tuttavia le autorità egiziane hanno impedito lo svolgimento della
marcia, mobilitando fin dall'inizio una campagna mediatica diffamatoria
contro gli organizzatori; la repressione si è poi intensificata con
arresti per strada, negli hotel e nei ristoranti, confische di
passaporti, distruzione di telefoni cellulari e l'impedimento ai
convogli di lasciare Il Cairo; violenze e detenzioni sono state
osservate anche a Ismailia, dove sono stati arrestati duecento
attivisti, e sono stati segnalati anche diversi respingimenti ed
espulsioni all'aeroporto del Cairo.
Questa repressione riflette la crescente collaborazione tra Egitto,
Israele e Stati Uniti, a scapito della solidarietà con la Palestina:
sotto la presidenza di Abdel Fattah al-Sisi questa collaborazione si è
intensificata a livelli senza precedenti, con la cooperazione in materia
di sicurezza, maggiore dipendenza economica dal gas israeliano, il
sostegno implicito al blocco di Gaza, il controllo rigoroso del valico
di Rafah e lo smantellamento dei tunnel commerciali verso Gaza. Il
regime egiziano continua a reprimere sistematicamente le proteste
filo-palestinesi, e persino gesti simbolici come sventolare una bandiera
palestinese possono portare ad accuse di terrorismo.
Nel 2022 gli scambi commerciali tra Egitto e Israele sono stati stimati
a circa 300 milioni di dollari, in flessione rispetto ai circa 330
milioni di dollari stimati per il 2021; nel 2023 gli scambi commerciali
sono aumentati del 56% rispetto all'anno precedente, per un totale
stimato di circa 468 milioni, e nel 2024 la crescita ha accelerato alla
fine dell'anno, con un balzo del 168% nel quarto trimestre. Il
principale prodotto israeliano acquistato dall'Egitto è il gas naturale,
che all'inizio del 2025 costituiva il 15-20% del consumo egiziano.
Nonostante la loro storia conflittuale (costellata di numerose guerre
tra 1948 e 1973), esiste una collaborazione militare segreta ma
sostanziale tra Egitto e Israele: dal 2007 Egitto e Israele hanno
organizzato un blocco di fatto contro Gaza, con restrizioni alla
circolazione di merci e persone e sorveglianza dei tunnel, e i due Paesi
conducono operazioni congiunte per distruggere i tunnel tra Gaza ed
Egitto, con l'assistenza tecnologica israeliana. L'Egitto ha acquisito
sistemi di sorveglianza israeliani (inclusi i radar Elbit) tramite
intermediari europei e secondo un articolo del Wall Street Journal del 7
marzo 2024, Israele ha effettuato attacchi segreti contro le armi in
transito attraverso l'Egitto verso Gaza, con il tacito consenso delle
autorità egiziane. L'aiuto militare fornito dagli Stati Uniti
all'Egitto, per un importo di 1,3 miliardi di dollari, è concesso a
condizione che Il Cairo collabori con Israele, con gli Stati Uniti nel
ruolo di garanti per questa condizione.
L'Arma dell'Alleanza: Emirati, Israele e USA
Nel 2020, sotto la guida del presidente Donald Trump, gli Accordi di
Abramo hanno portato alla normalizzazione delle relazioni tra Israele e
gli Emirati Arabi Uniti; il 29 agosto 2020, poche settimane dopo
l'annuncio degli Accordi, gli Emirati hanno abrogato la legge federale
del 1972 che proibiva le relazioni economiche con Israele. Prima di
questa abrogazione si erano gradualmente instaurate relazioni sempre più
strette, ma questa decisione ha reso legali il commercio e gli
investimenti bilaterali, l'importazione e la vendita di prodotti
israeliani, la cooperazione scientifica, culturale, tecnologica, ecc. A
seguito degli Accordi di Abramo, il 31 maggio 2022 è stato firmato
l'Accordo di Partenariato Economico Globale, entrato in vigore il 1º
aprile 2023, con l'eliminazione o la significativa riduzione dei dazi su
circa il 96% delle linee tariffarie e il 99% del valore commerciale;
questo trattato mira a portare il valore degli scambi tra Emirati Arabi
Uniti e Israele a oltre 10 miliardi di dollari entro cinque anni dalla
sua conclusione. Il conflitto a Gaza ha ridotto la visibilità del
commercio nel 2024, ma gli scambi sono rimasti attivi e in crescita, e a
riprova di ciò si prevede che il volume degli scambi, che ha raggiunto i
2,5 miliardi di dollari nel 2022, raggiungerà i 5 miliardi nel 2025.
Secondo Bloomberg entro il 2025 saranno circa seicento le aziende
israeliane che opereranno negli Emirati Arabi Uniti e, secondo un
rapporto della Camera di Commercio di Dubai del 2023, più di duecento
aziende emiratine hanno formato partnership o aperto attività in Israele
dalla normalizzazione delle relazioni.
Il commercio di armi è stato molto concreto tra Israele e gli Emirati
Arabi Uniti dalla normalizzazione del 2020: riguarda principalmente
sistemi antiaerei (SPYDER, Barak 8, Iron Dome), droni e tecnologie
elettroniche, e si basa anche sulla cooperazione industriale. Sebbene
dettagli sui contratti specifici rimangano riservati, il commercio di
armamenti ha subito un'accelerazione dal 2022, con una maggiore
visibilità pubblica dal 2024-2025 attraverso fiere del settore delle
armi come la fiera IDEX, che si tiene ogni due anni. All'ultima fiera
IDEX, tenutasi a Riyadh (Arabia Saudita) nel febbraio 2025, erano
presenti trentaquattro aziende israeliane specializzate in armi e
l'azienda emiratina EDGE, che collabora attivamente con aziende
israeliane del settore come Elbit, Rafael, IAI, RT, Thirdeye.
Esiste inoltre una collaborazione militare, non ufficialmente
rivendicata da nessuno dei due Paesi, in parte spiegata dall'ostilità di
entrambi i governi nei confronti dell'Iran e della sua influenza nella
regione. Lo stesso vale per i loro interessi comuni contro gli Houthi in
Yemen: dall'inizio della guerra in Yemen nel 2015, gli Emirati Arabi
Uniti hanno aumentato la loro presenza militare nella regione, in
particolare sull'isola di Socotra, la principale dell'omonimo arcipelago
e ufficialmente yemenita. Gli Emirati hanno occupato l'isola, stabilito
una base militare e collaborano con l'esercito israeliano. L'arcipelago
di Socotra, situato al largo delle coste dello Yemen nell'Oceano
Indiano, controlla rotte commerciali cruciali tra il Mar Rosso e il
Golfo di Aden. Circa 20 mila navi mercantili transitano ogni anno
dall'arcipelago di Socotra, il 9% delle quali è destinato alla fornitura
annuale di petrolio mondiale. Gli Emirati stanno inoltre collaborando
con Israele, India e diversi paesi dell'UE (Italia, Germania, Francia,
Grecia) al progetto di una rotta terrestre che colleghi il Golfo di
Dubai al porto di Haifa attraverso la penisola arabica, via Riyadh, al
fine di evitare il passaggio attraverso il Canale di Suez del commercio
AsiaEuropa.
È importante notare che gli Emirati Arabi Uniti sono l'unico paese
membro dei BRICS ad avere una base militare statunitense permanente sul
proprio territorio, il che è ovviamente legato alla politica di
collaborazione con Israele; la presenza militare statunitense negli
Emirati Arabi Uniti è significativa, strategica e a lungo termine, parte
di una cooperazione bilaterale in materia di difesa rafforzatasi dopo la
Guerra del Golfo del 1991. Nei pressi di Abu Dhabi, capitale degli
Emirati Arabi Uniti, gli Stati Uniti dispongono di una base militare che
ospita aerei da combattimento (F-22 e occasionalmente F-35), velivoli da
sorveglianza (AWACS, JSTARS), droni armati (MQ-9 Reaper), aerei
cisterna, ecc. Questa base è una piattaforma logistica fondamentale per
le operazioni statunitensi nel Golfo Persico, in Iraq e in Siria, per il
comando CENTCOM (Medio Oriente / Asia Centrale) e per il monitoraggio
dell'Iran. Il personale militare statunitense conta circa 2-3 mila
unità, di stanza in modo permanente o a rotazione. Gli Stati Uniti hanno
dispiegato sistemi di difesa missilistica come il Patriot PAC-3 negli
Emirati Arabi Uniti, mentre gli Emirati Arabi Uniti collaborano con la
Quinta Flotta statunitense, con sede in Bahrein, partecipano a
esercitazioni navali congiunte e a iniziative come la Coalizione
Internazionale per la Sicurezza Marittima nello Stretto di Hormuz,
garantiscono inoltre l'accesso ai porti emiratini alla flotta
statunitense e ai suoi alleati.
Africa Orientale Israeliana
Nonostante il genocidio in corso a Gaza, la cooperazione militare tra
Israele e l'Etiopia, membro a pieno titolo dei BRICS, continua: secondo
diverse fonti Israele resta uno dei principali fornitori militari
dell'Etiopia, in particolare attraverso la vendita di sistemi di difesa
aerea come lo Spyder-MR, destinato a proteggere la Grande Diga del
Rinascimento Etiope da eventuali attacchi aerei. La cooperazione
militare è in corso dagli anni Sessanta nonostante i cambi di regime ad
Addis Abeba: Israele ha addestrato unità di paracadutisti e forze di
contro-insurrezione per l'esercito etiope (Divisione Nebelbal), ha
fornito 150 mila fucili, bombe a grappolo e ha inviato consiglieri
militari per addestrare la Guardia Presidenziale; da novembre 2020
esiste anche un accordo di cooperazione tra il Mossad e il Servizio di
Sicurezza Nazionale etiope, che riguarda lo scambio di competenze e la
contro-insurrezione.
A causa del genocidio in corso a Gaza la partnership militare tra
Etiopia e Israele è relativamente modesta, ma contribuisce in modo
significativo alla strategia di sicurezza etiope e all'influenza
israeliana nell'Africa orientale. Questo rapporto include la
condivisione di intelligence, il coordinamento strategico e il
rafforzamento delle capacità etiopi.
Vale la pena notare che Israele mantiene ottimi rapporti in questa
regione con il regime di Museveni in Uganda (rappresentato al vertice
BRICS di Rio dalla vicepresidente Alupo). Gli scambi commerciali tra
Israele ed Etiopia sono limitati, circa 100 milioni di dollari all'anno,
tuttavia le aziende israeliane sono sempre più interessate a investire
nel settore agricolo etiope.
Spyware nel cuore d'oro dell'Asia
A metà luglio 2025 l'Indonesia ha ufficialmente aderito al Gruppo
dell'Aja, in occasione del vertice di emergenza di Bogotà tenutosi il
15-16 luglio 2025. È quindi tra i tredici paesi che si sono impegnati
formalmente ad attuare misure concrete e coordinate per rispettare il
diritto internazionale di fronte al genocidio in corso a Gaza. Il volume
degli scambi commerciali con Israele è basso, inferiore ai 200 milioni
di dollari all'anno, ma nel paese musulmano più popoloso e membro a
pieno titolo dei BRICS, che non intrattiene relazioni diplomatiche
ufficiali con Israele, la realtà è ben diversa: nel maggio 2024
un'indagine congiunta del quotidiano israeliano Haaretz, Amnesty
International e Tempo ha rivelato che l'Indonesia aveva importato
tecnologie di spionaggio e sorveglianza da Israele. L'indagine ha
rivelato che l'Indonesia ha importato e implementato un'ampia gamma di
spyware altamente intrusivi e altre sofisticate tecnologie di
sorveglianza tra il 2017 e il 2023. Diverse aziende israeliane sono
state identificate come fornitori indiretti: NSO Group (tramite Q Ciber
Technologies, Lussemburgo), che ha prodotto lo spyware Pegasus;
Intellexa Consortium, noto per il suo software Predator; Candiru/Saito
Tech; Wintego Systems Ltd. Gli spyware acquisiti dall'Indonesia, come
Pegasus, Predator, ecc., sono progettati per essere ultra invisibili,
infettare senza interazione esplicita e consentire la gestione di
immagini, messaggi, chiamate, posizione, ecc. Tra gli attori che hanno
acquisito queste tecnologie figurano la Polizia Nazionale Indonesiana,
l'Agenzia Nazionale per la Sicurezza Informatica e la Crittografia e,
secondo alcuni resoconti dei media, il Ministero della Difesa. Amnesty
International ha avvertito che questi dispositivi rappresentano un grave
rischio per i diritti civili, tra cui la libertà di espressione e la
privacy.
Nota
Per alleggerire la lettura abbiamo omesso richiami e note riferite ai
dati riportati, desunti dal sito del Comitato per l'Abolizione del
Debito Illegittimo
(https://www.cadtm.org/Pourquoi-les-BRICS-ne-denoncent-pas-le-genocide-en-cours-a-Gaza)
e dalla relazione di Francesca Albanese Dall'economia di occupazione
all'economia del genocidio
(https://www.un.org/unispal/document/a-hrc-59-23-from-economy-of-occupation-to-economy-of-genocide-report-special-rapporteur-francesca-albanese-palestine-2025).
https://alternativalibertaria.fdca.it/
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