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(it) Italy, FdCA, IL CANTIERE #40 - Pecunia non oletIl denaro non ha odore.: i rapporti economici tra Israele e i BRICS - Cristiano Valente (ca, de, en, fr, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Mon, 12 Jan 2026 07:56:18 +0200


Questa celebre frase, che pare venne pronunciata da Vespasiano (imperatore romano tra 69 e 79 d.C.), a giustificazione dell'introduzione della tassa sull'urina raccolta nelle latrine pubbliche per produrre ammoniaca per le concerie, continua ancora oggi a essere caratteristica propria del sistema economico capitalistico: il raggiungimento del massimo profitto giustifica ogni mezzo, anche se eticamente dubbio, riprovevole o persino illegale. Non è un comportamento esclusivo delle organizzazioni criminali e mafiose, basate su narcotraffici, rifiuti tossici, prostituzione, traffico di armi e infiltrazioni nell'economia con appalti truccati o degli imprenditori che dal nostro duro lavoro salariato estraggono i loro profitti, ma anche gli stessi Stati, formalmente e giuridicamente riconosciuti, continuano ad attenersi a questa massima.

È il caso dei cosiddetti BRICS, il raggruppamento delle economie emergenti (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, da cui il loro acronimo) che recentemente riunito a Rio de Janeiro il 6-7 luglio 2025 ha visto l'ingresso formale di altri cinque Stati (Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Indonesia e Iran) e la presenza di altri venti Stati considerati partner, fra cui spicca l'Arabia Saudita, che si è candidata ma al momento non ha aderito ancora ufficialmente ai BRICS. Nonostante le loro dichiarazioni ufficiali incentrate sul diritto internazionale, sul multilateralismo e sulla sovranità dei popoli, le loro azioni concrete, come nel caso dell'invasione di Gaza da parte di Israele, si rivelano palesemente contraddittorie: i dieci Stati membri si rifiutano di designare come genocidio il crimine perpetrato a Gaza, nonostante sia ampiamente documentato e denunciato da organismi internazionali quali le Nazioni Unite e la stessa Corte Penale Internazionale (CPI) con sede all'Aia; inoltre, a esclusione dell'Iran, non hanno affatto adottato misure congiuntamente forti quali sanzioni economiche, rottura delle relazioni diplomatiche o economiche, embargo, né tanto meno una sospensione simbolica della cooperazione con lo Stato di Israele.

Al contrario per la maggior parte di essi le relazioni commerciali, in particolare nei settori strategici dell'energia, delle tecnologie di sorveglianza, delle infrastrutture e delle armi, sono continuate o addirittura si sono intensificate nel 2024 e nel 2025. Il Sudafrica, che pure ha presentato un ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia (CIG), il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite, continua a essere esportatore di carbone verso Israele e avere relazioni commerciali. Questo doppio e contraddittorio comportamento sottolinea ed evidenzia una verità fondamentale: nonostante la loro retorica fondata su un "ordine mondiale più equo", i BRICS difendono principalmente i propri interessi economici, geopolitici, e di sicurezza delle borghesie e delle classi dominanti di questi Stati. Pecunia non olet, appunto.

Questa realtà cozza con l'ipotetica possibilità di un polo alternativo rappresentato da questo blocco di Stati e dovrebbe minare definitivamente anche le speranze riposte da alcuni settori progressisti, compreso in quella parte di sinistra autodefinitasi radicale e antagonista, che nutrono illusioni sulla volontà dei BRICS di adottare iniziative chiare a favore del popolo palestinese e dei popoli in generale, tanto da indicare i BRICS come naturali alleati e attori di un blocco sociale alternativo per un'economia pacifica e solidale. Ciò dovrebbe anche far finalmente comprendere che la cosiddetta legalità internazionale, incarnata dagli organismi internazionali quali l'ONU e le sue filiali, così come gli accordi commerciali definiti attraverso l'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) che dovrebbero avere l'obiettivo di promuovere un commercio globale più libero, efficiente e basato su regole comuni, sono sempre stati finzioni giuridiche ed espressioni dei rapporti di forza fra gli Stati, e che nella nuova situazione internazionale, caratterizzata da una sempre più forte concorrenza interimperialistica fra le potenze economiche, comprese quelle di nuovo conio come la Cina e tutti i BRICS, inevitabilmente perdono di significato, dovendosi riconfigurare e ridefinirsi, cristallizzando i futuri rapporti di forza imperialistici, che da questa guerra commerciale rischia sempre più di trasformarsi in guerra guerreggiata, dove a perire saranno sempre e solo i proletari e le popolazioni civili, come già assistiamo nell'orrore della Palestina, dell'Ucraina e degli innumerevoli scontri armati che flagellano il mondo. L'internazionalismo proletario diventa sempre più un orizzonte obbligato per l'affrancamento delle masse lavoratrici: per questo esamineremo brevemente le relazioni intrattenute dai paesi membri dei BRICS con Israele.

Fabbriche e investimenti cinesi in Israele

Se consideriamo l'Unione Europea come una sola economia, è l'UE il principale esportatore verso Israele, con beni esportati verso Israele nel 2024 per un importo di circa 26 miliardi di dollari; in realtà ogni paese dell'UE commercia con Israele separatamente, e la Germania con circa 6 miliardi di dollari nel 2024 è al primo posto in termini di esportazioni verso Israele. Tuttavia, considerando gli scambi commerciali dei Stati con Israele, è la Cina il primo esportatore verso Israele nel 2024, davanti agli Stati Uniti che nello stesso periodo hanno venduto beni e servizi a Israele per poco più di 9 miliardi. La Cina ha esportato verso Israele merci per un valore di 13 miliardi di dollari nel 2022, 16 miliardi nel 2023 e 19 miliardi nel 2024, e la crescita continua nel 2025. Secondo fonti cinesi, la Cina è stata la principale fonte di importazioni per Israele nel 2024, per il quinto anno consecutivo. Il deficit commerciale di Israele con la Cina è molto ampio: si prevede che supererà i 10 miliardi di dollari entro il 2024. Tra i beni scambiati tra Israele e Cina predominano i prodotti ad alta tecnologia: apparecchiature elettriche ed elettroniche, macchinari industriali, prodotti ottici e medicali sono tra le principali categorie oggetto di scambio.

Tra i prodotti fabbricati dalla Cina a Israele ci sono droni che non sono originariamente destinati all'uso militare, ma vengono invece trasformati in armi dall'esercito israeliano per perpetrare il loro genocidio contro i palestinesi. Si tratta di droni prodotti da DJI (Da-Jiang Innovations), un'azienda cinese privata con sede a Shenzhen (Cina) e leader mondiale nella produzione di droni civili e professionali.

La Cina ha effettuato investimenti significativi in due porti israeliani sul Mediterraneo di importanza strategica, i porto di Ashdod e Haifa. La società cinese China Harbor Engineering Company, una sussidiaria della China Communications Construction Company, ha modernizzato e ampliato il terminal portuale di Ashdod, uno dei principali hub commerciali di Israele; questo progetto ha aumentato la capacità delle strutture portuali e migliorato le infrastrutture per soddisfare il crescente commercio internazionale. La modernizzazione del porto di Ashdod ha rafforzato la sua posizione strategica nella regione, facilitando gli scambi commerciali tra Cina e Israele in particolare nell'ambito della Belt and Road Initiative. La China National Offshore Oil Corporation, un'altra importante società cinese, ha acquisito una partecipazione significativa nel terminal container di Haifa in partnership con il governo israeliano; questo progetto, come quello di Ashdod, ha permesso a Israele di attrarre investimenti nel miglioramento delle infrastrutture portuali. Nel caso delle strutture portuali di Haifa, gli investitori cinesi si avvalgono anche della collaborazione di aziende indiane.

Oltre ai porti, le aziende cinesi stanno investendo anche in altri settori delle infrastrutture, come i trasporti, l'energia e l'alta tecnologia: per esempio sono attualmente in fase di sviluppo progetti nei settori delle tecnologie di trasporto intelligenti, dell'intelligenza artificiale, della sicurezza informatica e delle telecomunicazioni, con la partecipazione di importanti aziende cinesi come Huawei e ZTE (Zhongxing Semiconductor), multinazionale tecnologica cinese che produce sistemi di telecomunicazione e dispositivi mobili.

Russia e Israele: due blocchi, un mercato, nessuno scrupolo

Nonostante le tensioni geopolitiche e la vicinanza a Stati Uniti e Unione Europea, Israele attualmente non applica le sanzioni contro la Russia per l'invasione dell'Ucraina, e a sua volta la Russia non applica sanzioni contro Israele nonostante il genocidio in corso. Israele dipende ancora parzialmente dalla Russia per il suo cibo (cereali) e l'energia (petrolio, gas, carbone), mentre esporta prodotti di alto valore in Russia, come prodotti agricoli, attrezzature mediche, prodotti chimici ed elettronici; Israele ha tuttavia un significativo deficit commerciale con la Russia. Il volume degli scambi ha raggiunto i 3,5 miliardi di dollari nel 2022, è sceso a 2,6 miliardi nel 2023 a seguito dell'imposizione di sanzioni alla Russia, ma è salito a 3,9 miliardi nel 2024.

Nuova Delhi, tra armi e propaganda anti-palestinese

Gli scambi commerciali tra India e Israele sono cresciuti a circa 10 miliardi di dollari e in particolare, secondo Moneycontrol.com (uno dei principali siti web finanziari in India) il commercio di armi tra Israele e India è aumentato di 33 volte nel decennio 2015-2024, raggiungendo 185 milioni di dollari. Israele fornisce missili, munizioni e sistemi di difesa all'India, mentre l'India fornisce a Israele armi (inclusi droni), prodotti petroliferi, diamanti e altre pietre preziose, prodotti chimici e farmaceutici. La rivista New Internationalist scrive nella sua edizione di gennaio 2025 che:

«Aziende indiane come Adani-Elbit Advanced Systems India, Premier Explosives e la statale Munitions India stanno fornendo attivamente droni e armi a Israele, mentre quest'ultimo continua la sua guerra genocida contro la popolazione di Gaza. Ad aprile, desiderosa di non compromettere questi accordi, l'India si è astenuta dal voto su una risoluzione delle Nazioni Unite che chiedeva un cessate il fuoco e un embargo sulle armi contro Israele. Da parte sua, Israele ha continuato a fornire equipaggiamento militare all'India senza interruzioni, un impegno significativo dato che Israele ha rinviato oltre 1,5 miliardi di dollari di esportazioni di armi verso altri paesi dall'ottobre 2023. Da quando il Primo Ministro Narendra Modi è salito al potere nel 2014, l'India è diventata un attore chiave nel commercio di armi israeliano. Essendo il più grande importatore di armi al mondo, il paese dell'Asia meridionale è diventato l'acquirente più affidabile di Israele, rappresentando il 37% delle sue esportazioni totali di armi».

Il Bharatija Janata Party di Modi e tutta la destra induista indiana hanno plasmato un clima politico e ideologico in cui la solidarietà con la Palestina viene sempre più attaccata, denigrata o delegittimata. Questa postura ideologica è evidente nella posizione diplomatica del governo Modi, che ha evitato critiche dirette a Israele durante i bombardamenti di Gaza e le violenze dei coloni in Cisgiordania sia durante l'attuale invasione che durante le crisi del 2014 e 2021; ma è evidente anche nelle azioni del Primo Ministro Modi, che nel 2017 ha per primo rotto con la tradizioni e ha visitato Israele senza entrare nei territori palestinesi.

Le ambiguità del Sudafrica

A seguito del ricorso contro Israele presentato il 29 dicembre 2023 presso la Corte Internazionale di Giustizia (CIG), il tribunale delle Nazioni Unite responsabile della risoluzione delle controversie tra Stati, il 26 gennaio 2024 la CIG ha ordinato a Israele di adottare misure per prevenire atti di genocidio nella Striscia di Gaza, anche se da allora Israele ha comunque continuato il suo genocidio del popolo palestinese, intensificando il blocco degli aiuti umanitari. Nessuno dei quattro stati fondatori dei BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) ha inizialmente aderito alla denuncia del Sudafrica, e solo il Brasile, nel luglio 2025, ha annunciato la sua intenzione di aderire in futuro alla denuncia contro Israele. Se consideriamo i dieci paesi che compongono i BRICS oggi, solo l'Egitto ha aderito alla denuncia.

Ciononostante il Sudafrica continua a commerciare con Israele, in particolare fornendo carbone: secondo alcune fonti, il 15% del carbone consumato da Israele proviene dal Sudafrica. La principale argomentazione "giolittiana" avanzata dalle autorità di Pretoria per giustificare la continua fornitura di carbone a Israele è che un suo blocco sarebbe contrario alle norme del WTO.

Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, scrive nel suo rapporto Dall'economia dell'occupazione all'economia del genocidio al punto 89:

«I conglomerati estrattivi e minerari, pur fornendo fonti di energia civile, hanno alimentato l'infrastruttura militare ed energetica di Israele, entrambe utilizzate per creare condizioni di vita volte a distruggere il popolo palestinese».

Da notare che questo rapporto è stato reso pubblico alla fine di giugno 2025, prima del vertice dei BRICS; tuttavia la dichiarazione finale del vertice di Rio de Janeiro, pubblicata il 6 luglio 2025, non ne fa alcun riferimento.

Brasile e obici

Gli scambi commerciali tra Brasile e Israele ammontano a poco meno di 2 miliardi di dollari, con il Brasile che importa da Israele più di quanto esporta. Vengono esportati verso Israele petrolio greggio, che costituisce un quarto delle esportazioni brasiliane, carne e soia geneticamente modificata, che rappresentano ciascuna il 20%; il resto delle merci per Israele è costituito tra gli altri da pollo kosher e armi. Nel 2024 il Brasile ha esportato armi verso Israele per un importo limitato (poco meno di 2 milioni di dollari), ma si trattava di munizioni da guerra; di converso nello stesso anno il Brasile ha importato armi da guerra da Israele per poco meno di 9 milioni di dollari. Il Brasile mantiene quindi un commercio di armi con Israele nonostante il genocidio e, soprattutto, mantiene una notevole cooperazione tecnologica nel campo della difesa, principalmente con l'azienda israeliana Elbit e la sua controllata brasiliana Ares Aeroespacial e Defesa. L'azienda Elbit System è esplicitamente menzionata nel rapporto di Francesca Albanese, dove al punto 31 possiamo leggere:

«Il complesso militare-industriale è diventato il pilastro economico dello Stato. Tra il 2020 e il 2024, Israele è stato l'ottavo esportatore di armi al mondo. Le due maggiori aziende di armi israeliane - Elbit Systems, fondata come partenariato pubblico-privato e successivamente privatizzata, e la Israel Aerospace Industries (IAI), di proprietà statale - sono tra i primi 50 produttori di armi al mondo. Dal 2023, Elbit ha collaborato strettamente con le operazioni militari israeliane, inserendo personale chiave nel Ministero della Difesa, e ha ricevuto l'Israel Defense Prize 2024. Elbit e IAI forniscono una fornitura interna vitale di armi e rafforzano le alleanze militari di Israele attraverso l'esportazione di armi e lo sviluppo congiunto di tecnologie militari».

Al punto 33 Albanese aggiunge:

«Droni esacotteri e quadricotteri sono stati anche onnipresenti macchine di morte nei cieli di Gaza. I droni, in gran parte sviluppati e forniti da Elbit Systems e IAI, hanno volato a lungo accanto a questi aerei da guerra, monitorando i palestinesi e fornendo informazioni sugli obiettivi. Negli ultimi due decenni, con il supporto di queste aziende e la collaborazione di istituzioni come il Massachusetts Institute of Technology (MIT), i droni israeliani sono stati dotati di sistemi d'arma automatizzati e hanno acquisito la capacità di volare in formazioni a sciame».

La cooperazione tra Brasile e Israele in ambito militare attraverso Elbit e la sua controllata Ares è ben consolidata: Ares ha fornito al Brasile stazioni di armi telecomandate (RCWS, REMAX) nell'ambito di un contratto del valore di circa 100 milioni di dollari; la cooperazione si estende oltre gli scambi fisici, con trasferimenti di tecnologia, coproduzione e addestramento tramite Elbit/Ares. Inoltre, nell'aprile 2024, sotto la pressione del Ministero della Difesa, il programma brasiliano VBCOAP (obice semovente blindato) ha designato il sistema autocarrato ATMOS 2000 da 155 mm (Tatra T 815 6x6), sviluppato da Elbit, come vincitore di una gara d'appalto che coinvolgeva anche il Caesar (Francia), l'SH 15 (Cina) e lo Zuzana 2 (Slovacchia/Cechia). Il contratto iniziale prevedeva l'acquisizione di trentasei obici: due unità dovevano essere consegnate entro 12 mesi per la valutazione tecnica e operativa in Brasile. I restanti 34 sistemi saranno consegnati annualmente fino al 2034. L'importo totale del contratto è stimato in 150-200 milioni di dollari, o addirittura 210 milioni di dollari secondo alcune fonti. All'ottobre 2024 il progetto è stato "congelato", tuttavia non è stato firmato alcun ordine esecutivo di cancellazione.

Egitto, la guardia prezzolata di Rafah

È innanzitutto importante sottolineare che nel giugno 2025 le autorità egiziane hanno represso migliaia di persone provenienti da decine di Paesi diversi e impedito a loro di viaggiare all'interno dell'Egitto per raggiungere il valico di frontiera di Rafah, per esprimere la loro solidarietà al popolo palestinese, chiedere la fine del genocidio e sostenere la necessità di un cessate il fuoco. Il 10 giugno scorso attivisti di oltre cinquanta Paesi hanno lanciato la Marcia Globale per Gaza, un'iniziativa civile guidata da un'ampia coalizione internazionale volta a denunciare il blocco israeliano e chiedere l'apertura di un corridoio umanitario verso Gaza attraverso il valico di frontiera di Rafah. Tuttavia le autorità egiziane hanno impedito lo svolgimento della marcia, mobilitando fin dall'inizio una campagna mediatica diffamatoria contro gli organizzatori; la repressione si è poi intensificata con arresti per strada, negli hotel e nei ristoranti, confische di passaporti, distruzione di telefoni cellulari e l'impedimento ai convogli di lasciare Il Cairo; violenze e detenzioni sono state osservate anche a Ismailia, dove sono stati arrestati duecento attivisti, e sono stati segnalati anche diversi respingimenti ed espulsioni all'aeroporto del Cairo.

Questa repressione riflette la crescente collaborazione tra Egitto, Israele e Stati Uniti, a scapito della solidarietà con la Palestina: sotto la presidenza di Abdel Fattah al-Sisi questa collaborazione si è intensificata a livelli senza precedenti, con la cooperazione in materia di sicurezza, maggiore dipendenza economica dal gas israeliano, il sostegno implicito al blocco di Gaza, il controllo rigoroso del valico di Rafah e lo smantellamento dei tunnel commerciali verso Gaza. Il regime egiziano continua a reprimere sistematicamente le proteste filo-palestinesi, e persino gesti simbolici come sventolare una bandiera palestinese possono portare ad accuse di terrorismo.

Nel 2022 gli scambi commerciali tra Egitto e Israele sono stati stimati a circa 300 milioni di dollari, in flessione rispetto ai circa 330 milioni di dollari stimati per il 2021; nel 2023 gli scambi commerciali sono aumentati del 56% rispetto all'anno precedente, per un totale stimato di circa 468 milioni, e nel 2024 la crescita ha accelerato alla fine dell'anno, con un balzo del 168% nel quarto trimestre. Il principale prodotto israeliano acquistato dall'Egitto è il gas naturale, che all'inizio del 2025 costituiva il 15-20% del consumo egiziano.

Nonostante la loro storia conflittuale (costellata di numerose guerre tra 1948 e 1973), esiste una collaborazione militare segreta ma sostanziale tra Egitto e Israele: dal 2007 Egitto e Israele hanno organizzato un blocco di fatto contro Gaza, con restrizioni alla circolazione di merci e persone e sorveglianza dei tunnel, e i due Paesi conducono operazioni congiunte per distruggere i tunnel tra Gaza ed Egitto, con l'assistenza tecnologica israeliana. L'Egitto ha acquisito sistemi di sorveglianza israeliani (inclusi i radar Elbit) tramite intermediari europei e secondo un articolo del Wall Street Journal del 7 marzo 2024, Israele ha effettuato attacchi segreti contro le armi in transito attraverso l'Egitto verso Gaza, con il tacito consenso delle autorità egiziane. L'aiuto militare fornito dagli Stati Uniti all'Egitto, per un importo di 1,3 miliardi di dollari, è concesso a condizione che Il Cairo collabori con Israele, con gli Stati Uniti nel ruolo di garanti per questa condizione.

L'Arma dell'Alleanza: Emirati, Israele e USA

Nel 2020, sotto la guida del presidente Donald Trump, gli Accordi di Abramo hanno portato alla normalizzazione delle relazioni tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti; il 29 agosto 2020, poche settimane dopo l'annuncio degli Accordi, gli Emirati hanno abrogato la legge federale del 1972 che proibiva le relazioni economiche con Israele. Prima di questa abrogazione si erano gradualmente instaurate relazioni sempre più strette, ma questa decisione ha reso legali il commercio e gli investimenti bilaterali, l'importazione e la vendita di prodotti israeliani, la cooperazione scientifica, culturale, tecnologica, ecc. A seguito degli Accordi di Abramo, il 31 maggio 2022 è stato firmato l'Accordo di Partenariato Economico Globale, entrato in vigore il 1º aprile 2023, con l'eliminazione o la significativa riduzione dei dazi su circa il 96% delle linee tariffarie e il 99% del valore commerciale; questo trattato mira a portare il valore degli scambi tra Emirati Arabi Uniti e Israele a oltre 10 miliardi di dollari entro cinque anni dalla sua conclusione. Il conflitto a Gaza ha ridotto la visibilità del commercio nel 2024, ma gli scambi sono rimasti attivi e in crescita, e a riprova di ciò si prevede che il volume degli scambi, che ha raggiunto i 2,5 miliardi di dollari nel 2022, raggiungerà i 5 miliardi nel 2025. Secondo Bloomberg entro il 2025 saranno circa seicento le aziende israeliane che opereranno negli Emirati Arabi Uniti e, secondo un rapporto della Camera di Commercio di Dubai del 2023, più di duecento aziende emiratine hanno formato partnership o aperto attività in Israele dalla normalizzazione delle relazioni.

Il commercio di armi è stato molto concreto tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti dalla normalizzazione del 2020: riguarda principalmente sistemi antiaerei (SPYDER, Barak 8, Iron Dome), droni e tecnologie elettroniche, e si basa anche sulla cooperazione industriale. Sebbene dettagli sui contratti specifici rimangano riservati, il commercio di armamenti ha subito un'accelerazione dal 2022, con una maggiore visibilità pubblica dal 2024-2025 attraverso fiere del settore delle armi come la fiera IDEX, che si tiene ogni due anni. All'ultima fiera IDEX, tenutasi a Riyadh (Arabia Saudita) nel febbraio 2025, erano presenti trentaquattro aziende israeliane specializzate in armi e l'azienda emiratina EDGE, che collabora attivamente con aziende israeliane del settore come Elbit, Rafael, IAI, RT, Thirdeye.

Esiste inoltre una collaborazione militare, non ufficialmente rivendicata da nessuno dei due Paesi, in parte spiegata dall'ostilità di entrambi i governi nei confronti dell'Iran e della sua influenza nella regione. Lo stesso vale per i loro interessi comuni contro gli Houthi in Yemen: dall'inizio della guerra in Yemen nel 2015, gli Emirati Arabi Uniti hanno aumentato la loro presenza militare nella regione, in particolare sull'isola di Socotra, la principale dell'omonimo arcipelago e ufficialmente yemenita. Gli Emirati hanno occupato l'isola, stabilito una base militare e collaborano con l'esercito israeliano. L'arcipelago di Socotra, situato al largo delle coste dello Yemen nell'Oceano Indiano, controlla rotte commerciali cruciali tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden. Circa 20 mila navi mercantili transitano ogni anno dall'arcipelago di Socotra, il 9% delle quali è destinato alla fornitura annuale di petrolio mondiale. Gli Emirati stanno inoltre collaborando con Israele, India e diversi paesi dell'UE (Italia, Germania, Francia, Grecia) al progetto di una rotta terrestre che colleghi il Golfo di Dubai al porto di Haifa attraverso la penisola arabica, via Riyadh, al fine di evitare il passaggio attraverso il Canale di Suez del commercio AsiaEuropa.

È importante notare che gli Emirati Arabi Uniti sono l'unico paese membro dei BRICS ad avere una base militare statunitense permanente sul proprio territorio, il che è ovviamente legato alla politica di collaborazione con Israele; la presenza militare statunitense negli Emirati Arabi Uniti è significativa, strategica e a lungo termine, parte di una cooperazione bilaterale in materia di difesa rafforzatasi dopo la Guerra del Golfo del 1991. Nei pressi di Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, gli Stati Uniti dispongono di una base militare che ospita aerei da combattimento (F-22 e occasionalmente F-35), velivoli da sorveglianza (AWACS, JSTARS), droni armati (MQ-9 Reaper), aerei cisterna, ecc. Questa base è una piattaforma logistica fondamentale per le operazioni statunitensi nel Golfo Persico, in Iraq e in Siria, per il comando CENTCOM (Medio Oriente / Asia Centrale) e per il monitoraggio dell'Iran. Il personale militare statunitense conta circa 2-3 mila unità, di stanza in modo permanente o a rotazione. Gli Stati Uniti hanno dispiegato sistemi di difesa missilistica come il Patriot PAC-3 negli Emirati Arabi Uniti, mentre gli Emirati Arabi Uniti collaborano con la Quinta Flotta statunitense, con sede in Bahrein, partecipano a esercitazioni navali congiunte e a iniziative come la Coalizione Internazionale per la Sicurezza Marittima nello Stretto di Hormuz, garantiscono inoltre l'accesso ai porti emiratini alla flotta statunitense e ai suoi alleati.

Africa Orientale Israeliana

Nonostante il genocidio in corso a Gaza, la cooperazione militare tra Israele e l'Etiopia, membro a pieno titolo dei BRICS, continua: secondo diverse fonti Israele resta uno dei principali fornitori militari dell'Etiopia, in particolare attraverso la vendita di sistemi di difesa aerea come lo Spyder-MR, destinato a proteggere la Grande Diga del Rinascimento Etiope da eventuali attacchi aerei. La cooperazione militare è in corso dagli anni Sessanta nonostante i cambi di regime ad Addis Abeba: Israele ha addestrato unità di paracadutisti e forze di contro-insurrezione per l'esercito etiope (Divisione Nebelbal), ha fornito 150 mila fucili, bombe a grappolo e ha inviato consiglieri militari per addestrare la Guardia Presidenziale; da novembre 2020 esiste anche un accordo di cooperazione tra il Mossad e il Servizio di Sicurezza Nazionale etiope, che riguarda lo scambio di competenze e la contro-insurrezione.

A causa del genocidio in corso a Gaza la partnership militare tra Etiopia e Israele è relativamente modesta, ma contribuisce in modo significativo alla strategia di sicurezza etiope e all'influenza israeliana nell'Africa orientale. Questo rapporto include la condivisione di intelligence, il coordinamento strategico e il rafforzamento delle capacità etiopi.

Vale la pena notare che Israele mantiene ottimi rapporti in questa regione con il regime di Museveni in Uganda (rappresentato al vertice BRICS di Rio dalla vicepresidente Alupo). Gli scambi commerciali tra Israele ed Etiopia sono limitati, circa 100 milioni di dollari all'anno, tuttavia le aziende israeliane sono sempre più interessate a investire nel settore agricolo etiope.

Spyware nel cuore d'oro dell'Asia

A metà luglio 2025 l'Indonesia ha ufficialmente aderito al Gruppo dell'Aja, in occasione del vertice di emergenza di Bogotà tenutosi il 15-16 luglio 2025. È quindi tra i tredici paesi che si sono impegnati formalmente ad attuare misure concrete e coordinate per rispettare il diritto internazionale di fronte al genocidio in corso a Gaza. Il volume degli scambi commerciali con Israele è basso, inferiore ai 200 milioni di dollari all'anno, ma nel paese musulmano più popoloso e membro a pieno titolo dei BRICS, che non intrattiene relazioni diplomatiche ufficiali con Israele, la realtà è ben diversa: nel maggio 2024 un'indagine congiunta del quotidiano israeliano Haaretz, Amnesty International e Tempo ha rivelato che l'Indonesia aveva importato tecnologie di spionaggio e sorveglianza da Israele. L'indagine ha rivelato che l'Indonesia ha importato e implementato un'ampia gamma di spyware altamente intrusivi e altre sofisticate tecnologie di sorveglianza tra il 2017 e il 2023. Diverse aziende israeliane sono state identificate come fornitori indiretti: NSO Group (tramite Q Ciber Technologies, Lussemburgo), che ha prodotto lo spyware Pegasus; Intellexa Consortium, noto per il suo software Predator; Candiru/Saito Tech; Wintego Systems Ltd. Gli spyware acquisiti dall'Indonesia, come Pegasus, Predator, ecc., sono progettati per essere ultra invisibili, infettare senza interazione esplicita e consentire la gestione di immagini, messaggi, chiamate, posizione, ecc. Tra gli attori che hanno acquisito queste tecnologie figurano la Polizia Nazionale Indonesiana, l'Agenzia Nazionale per la Sicurezza Informatica e la Crittografia e, secondo alcuni resoconti dei media, il Ministero della Difesa. Amnesty International ha avvertito che questi dispositivi rappresentano un grave rischio per i diritti civili, tra cui la libertà di espressione e la privacy.

Nota

Per alleggerire la lettura abbiamo omesso richiami e note riferite ai dati riportati, desunti dal sito del Comitato per l'Abolizione del Debito Illegittimo (https://www.cadtm.org/Pourquoi-les-BRICS-ne-denoncent-pas-le-genocide-en-cours-a-Gaza) e dalla relazione di Francesca Albanese Dall'economia di occupazione all'economia del genocidio (https://www.un.org/unispal/document/a-hrc-59-23-from-economy-of-occupation-to-economy-of-genocide-report-special-rapporteur-francesca-albanese-palestine-2025).

https://alternativalibertaria.fdca.it/
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